Report ISTAT relativo al periodo agosto 2017
  • Ad agosto 2017 l’indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta passando da 106,9 a 110,8, rafforzando i segnali di miglioramento emersi nei mesi precedenti; anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese1 registra un aumento spostandosi da 105,6 a 107,0. In questo caso l’indice si colloca sui valori medi rilevati nel 2007.
  • Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in aumento: il clima economico e quello personale passano, rispettivamente, da 123,1 a 128,1 e da 101,6 a 105,6; il clima corrente sale da 106,3 a 109,3 e il clima futuro aumenta da 108,4 a 114,0.
  •  I giudizi e le aspettative circa la situazione economica del Paese sono in miglioramento e contemporaneamente tornano a diminuire le aspettative sulla disoccupazione. Per quanto riguarda le opinioni sull’andamento dei prezzi al consumo, si rileva un aumento sia della quota di individui che ritengono i prezzi aumentati negli ultimi 12 mesi sia di quella di coloro che si aspettano un incremento nei prossimi 12 mesi.
  • Con riferimento alle imprese, nel mese di agosto i diversi settori economici mostrano segnali eterogenei. In particolare, il clima di fiducia aumenta nel settore manifatturiero e in quello dei servizi passando, rispettivamente, da 107,8 a 108,1 e da 105,1 a 107,0; invece nelle costruzioni e nel commercio al dettaglio l’indice è in diminuzione (da 131,1 a 128,4 e da 108,8 a 105,3, rispettivamente).
  • L’analisi delle componenti dei climi di fiducia delle imprese evidenzia, nel comparto manifatturiero, un aumento delle attese sulla produzione in presenza di un lieve peggioramento dei giudizi sul livello degli ordini e di una diminuzione del saldo relativo ai giudizi sulle scorte di magazzino. Nel settore delle costruzioni, sia i giudizi sugli ordini sia le aspettative sull’occupazione presso l’impresa sono in peggioramento.
  • Nei servizi, migliorano sia le aspettative sugli ordini sia i giudizi sull’andamento degli affari; invece, i giudizi sugli ordini registrano un lieve peggioramento. Nel commercio al dettaglio si registra una diminuzione sia del saldo relativo alle vendite correnti sia di quello relativo alle aspettative sulle vendite future; le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo rispetto al mese scorso.

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Documento Produzione Industriale, relativo al periodo giugno 2017, pubblicato dall'ISTAT il 9 agosto 2017.
  • A giugno 2017 l’indice destagionalizzato della produzione industriale registra un incremento dell’1,1% rispetto a maggio. Nella media del trimestre aprilegiugno
    2017 la produzione è aumentata dell’1,1% nei confronti dei tre mesi precedenti.
  • Corretto per gli effetti di calendario, a giugno 2017 l’indice è aumentato in termini tendenziali del 5,3% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a giugno 2016).
    Nella media dei primi sei mesi dell’anno la produzione è aumentata del 2,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
  • L’indice destagionalizzato mensile registra variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dell’energia (+5,7%), dei beni intermedi e dei beni di consumo (entrambi +1,3%); segna invece una variazione negativa il comparto dei beni strumentali (-0,3%).
  • In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a giugno 2017 una crescita significativa per l’energia (+9,8%); aumentano in
    misura rilevante anche i beni di consumo (+5,6%), i beni strumentali (+5,1%) e i beni intermedi (+4,0%).
  • Per quanto riguarda i settori di attività economica, a giugno 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della produzione di
    prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+18,5%), della fabbricazione di mezzi di trasporto (+13,6%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+12,1%) e della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+10,8%). L’unico settore che registra una diminuzione è quello dell’industria del legno, della carta e stampa (-1,1%).
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I principali risultati
L’indagine, condotta nel marzo 2017 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, segnala un diffuso miglioramento dei giudizi sulla situazione economica generale e un rialzo su tutti gli orizzonti delle aspettative di inflazione al consumo, che però restano ancora contenute.
Le imprese, pur esprimendo valutazioni eterogenee sulla dinamica della domanda corrente per i propri prodotti e sulle condizioni per investire, sono largamente concordi nel formulare attese per le proprie vendite future ancora positive e in crescita. Secondo le imprese, nei prossimi 12 mesi i propri prezzi di vendita crescerebbero a un ritmo prossimo al tasso di inflazione da esse previsto sullo stesso orizzonte; l’andamento riflette in prevalenza la crescita attesa dei corsi delle materie prime e, in misura minore, del costo del lavoro e degli input intermedi.
I piani di investimento per il 2017 si confermano in espansione, pur con segnali di cautela nei servizi e nelle costruzioni.
Nel primo trimestre del 2017, il saldo tra i giudizi di miglioramento e di peggioramento, sebbene ancora negativo, si è ridimensionato per la seconda volta consecutiva, riflettendo rialzi in tutti i comparti. Tuttavia prevalgono ancora i giudizi di peggioramento nell’industria in senso stretto e tra le imprese di costruzione dedite all’edilizia non residenziale. La quota di imprese che ritiene stabile la situazione economica generale, pur restando prevalente, si è ridotta. È aumentata, soprattutto tra le grandi imprese dell’industria e dei servizi, la quota di chi prevede un miglioramento della situazione economica nei prossimi tre mesi.
Le attese delle imprese sulle proprie condizioni operative nei prossimi tre mesi restano complessivamente stabili, ma con tendenze diverse tra i principali comparti. Il saldo tra aspettative di miglioramento e peggioramento delle proprie condizioni è cresciuto nell’industria in senso stretto e, pur restando negativo, nel comparto edile, mentre si è stabilizzato su valori positivi nei servizi. In linea con quanto registrato dall’inizio del 2014, le aspettative delle imprese sulle proprie condizioni economiche sono frenate soprattutto dall’incertezza; sono invece sospinte prevalentemente dalle migliori prospettive della domanda e, nell’edilizia, dall’andamento della produzione.
Le attese sull’inflazione al consumo, dopo la stabilità su bassi livelli registrata nell’ultimo triennio, sono tornate a crescere su tutti gli orizzonti temporali, pur restando su valori ancora bassi. L’inflazione attesa si è collocata all’1,0, all’1,2 e all’1,4 per cento sugli orizzonti rispettivamente di 6, 12 e 24 mesi, all’1,6 per cento per quelli più lunghi (tra tre e cinque anni).
Le valutazioni sull’evoluzione della domanda dei propri prodotti nel primo trimestre del 2017 rispetto a quello precedente sono molto diversificate: il saldo positivo tra giudizi di aumento e riduzione ha continuato a crescere nell’industria in senso stretto (a 9,9 da 5,0) mentre si è ridotto nei servizi (a 2,5 da 8,6); nelle costruzioni si è invece accentuata la prevalenza di giudizi negativi (a -6,6 da -4,5), soprattutto per le imprese più attive nelle strutture non residenziali. Il miglioramento dei giudizi espressi nel comparto industriale è concentrato tra le imprese maggiormente orientate verso i mercati esteri; sono invece peggiorate le valutazioni di quelle attive soprattutto sul mercato interno, per le quali il saldo è tornato lievemente negativo.
Il saldo positivo tra le attese di miglioramento e di peggioramento della domanda nel prossimo trimestre è salito a 21,1 punti percentuali, da 12,9 nella rilevazione di dicembre 2016. Il rialzo è stato più accentuato per le imprese di grandi dimensioni e per quelle più attive sui mercati esteri.
Le imprese riportano una sostanziale stabilità dei propri prezzi di vendita rispetto a un anno prima, interrompendo la tendenza negativa in atto da tre anni. Secondo le imprese, i propri prezzi di vendita cresceranno nei prossimi 12 mesi a un tasso analogo a quello atteso lo scorso trimestre (0,9 per cento); il ritmo sarebbe appena più intenso nell’industria, dove però le imprese segnalano un lieve rallentamento (a 1,2 da 1,5 per cento). I prezzi continuerebbero a essere sospinti prevalentemente dall’andamento atteso dei prezzi delle materie prime, del costo del lavoro e degli input intermedi, mentre sarebbero frenati dalle politiche di prezzo dei concorrenti; l’andamento della domanda non è ancora ritenuto un fattore di rilievo.
Nel primo trimestre del 2017 il saldo tra giudizi positivi e negativi sulle condizioni per investire è rimasto sostanzialmente nullo, ma il quadro è diversificato tra i principali comparti, riflettendo in parte l’evoluzione dei giudizi sulle condizioni di accesso al credito. Il miglioramento nell’industria in senso stretto, interamente ascrivibile alle imprese medio grandi, si associa ai modesti peggioramenti nei servizi, dove restano tuttavia prevalenti i giudizi positivi (2,9 da 3,8), e nelle costruzioni (a -5,4, da -4,7). Nell’edilizia i giudizi si confermano prevalentemente negativi tra le aziende più attive nel comparto non residenziale, mentre il saldo rimane positivo tra quelle nel comparto abitativo. In tutti i settori è ancora predominante (oltre i quattro quinti) la quota di imprese che segnalano condizioni per investire analoghe a quelle del trimestre precedente.
La quota di imprese che prefigura un rialzo della spesa nominale per investimenti sopravanza ancora una volta quella di chi ne prefigura una riduzione (14,4 punti percentuali per il totale delle imprese); il divario positivo è più ampio nell’industria in senso stretto; si è ridotto nei servizi, in particolare tra le imprese con meno di 200 addetti; è divenuto negativo tra le imprese edili di minori dimensioni. Le valutazioni sull’incentivo contenuto nella legge di bilancio del 2017 (cosiddetto “iperammortamento” per investimenti in tecnologie digitali avanzate) rimangono stabili rispetto alla precedente rilevazione. Il provvedimento è ritenuto rilevante da circa un quinto delle imprese dell’industria e dei servizi; la quota sale a oltre un terzo fra quante pianificano un’espansione della spesa per beni capitali nel 2017.
Dopo due trimestri di lieve peggioramento, le aspettative delle imprese sull’occupazione tornano a salire, pur con andamenti diversificati fra i settori di attività.
Nell’industria in senso stretto la differenza fra la quota di aziende che intendono aumentare il numero di addetti e quella di coloro che prevedono di ridurlo resta positiva ma diminuisce rispetto a dicembre (1,4 punti da 4,9); nei servizi, invece, il saldo è nettamente cresciuto rispetto alla rilevazione precedente (a 7,7 da 0,9) così come per le imprese di costruzione, dove tuttavia rimane negativo (-7,5 da -16,2 per cento). La limitazione ad alcune aree geografiche e categorie di lavoratori degli sgravi contributivi per l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato non avrebbe un effetto marcato sui piani di assunzione per il 2017: solo meno di un decimo delle imprese riferisce di aver ridimensionato le assunzioni per effetto del venir meno degli sgravi; circa un quarto delle imprese assumerà comunque nuovi lavoratori; metà delle imprese dichiara di non avere comunque intenzione di aumentare la propria compagine nel 2017.
 
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Osservatorio prezzi e consumi giugno 2017 - Newsletter del Ministero dello Sviluppo Economico
  • Nel mese di giugno 2017 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,1% su base mensile e aumenta dell’1,2% rispetto a giugno 2016 (da +1,4% di maggio). Il rallentamento dell’inflazione per il secondo mese consecutivo si deve principalmente alle componenti merceologiche i cui prezzi presentano maggiore volatilità: Alimentari non lavorati e Energetici non regolamentati, che decelerano rispetto al mese precedente. A mitigare questo rallentamento i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti, che accelerano di nuovo.
  • A giugno 2017 il tasso d'inflazione nella media dei Paesi dell’Area Euro (IPCA) si attesta all’1,3% su base annua, in discesa rispetto al mese precedente; sale su base mensile, portandosi allo 0,0%. In Italia l’IPCA scende a 1,2% sempre su base annua e a -0,2% su base mensile.
  • La Banca d’Italia ha pubblicato l’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita condotta nel mese di giugno presso le imprese italiane con almeno 50 addetti. Nel lavoro viene evidenziato un diffuso miglioramento dei giudizi sulla situazione economica generale e un rialzo su tutti gli orizzonti delle aspettative di inflazione al consumo, che però restano ancora contenute. Le imprese, pur esprimendo valutazioni eterogenee sulla dinamica della domanda corrente per i propri prodotti e sulle condizioni per investire, sono largamente concordi nel formulare attese per le proprie vendite future ancora positive e in crescita.
  • Non si fermano i rialzi all’ingrosso per i prezzi del latte e del burro. E’ quanto emerge dall’analisi dei prodotti agroalimentari, compiuta a partire dai listini all’ingrosso rilevati dalle Camere di Commercio. Nel caso del latte spot gli ulteriori aumenti mensili sono dipesi sia dal clima rialzista che si continua a registrare nel mercato comunitario sia dai timori che le alte temperature possano determinare un’importante riduzione della produzione di latte italiana. Per il burro, è stata ancora la scarsa disponibilità di prodotto a imprimere i pesanti aumenti mensili. Maggiore stabilità si è osservata per i formaggi. Nel comparto dei cereali, ancora ribassi per le varietà di riso destinate al mercato interno mentre, tra i derivati dei frumenti, sono tornati a crescere i prezzi della semola, in linea con gli incrementi osservati per il grano duro. Tra le carni, calo marcato si è riscontrato per pollo e coniglio, complice i consumi tutt’altro che vivaci.
  • Dall’analisi dei dati Istat dell’Indice NIC, i maggiori aumenti nei segmenti di consumo - massimo dettaglio della classificazione dell’Istat per insiemi di prodotti omogenei dal punto di vista del soddisfacimento di specifici bisogni dei consumatori - sono stati registrati, tra gli altri, per i certificati di nascita, matrimonio e morte e, sebbene in misura differenziata,- per alcune voci dei servizi di trasporto passeggeri. Le maggiori diminuzioni sono state registrate, tra gli altri, per alcuni prodotti della frutta e, per quanto con diversa rilevanza, per alcune voci del gruppo apparecchi audiovisivi, fotografici e informatici.
  • A giugno 2017 il petrolio Brent si presenta in calo rispetto al mese precedente, costando 41 euro/barile perdendo 4 euro al barile ed attestandosi su valori inferiori del 3% rispetto a giugno 2016; la media mensile del tasso di cambio tra l’euro e il dollaro statunitense sale a quota 1,123 (+1,6% di variazione congiunturale).
  • La benzina a monte di tasse ed accise scende a quota 0,506 euro/lt, pur segnando un aumento del 5% su base annua. Il diesel per autotrazione vale 0,533 euro/lt. con un aumento di +33% in termini tendenziali; permane positivo ed in aumento lo stacco con la media dell’Area Euro.
  • La benzina pagata dai consumatori al distributore a 1,506 euro/lt. scende di 3 centesimi in media mensile ed aumenta del 2% anno su anno; il prezzo del diesel tasse incluse cresce del 3% in variazione annua arrivando a costare 1,357 €/litro.
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Indagine rapida sulla produzione industriale Confindustria aggiornata al 30 maggio 2017
 
  • Il CSC rileva un calo della produzione industriale ita-liana dello 0,2% in maggio su aprile, quando è stima-ta una variazione di +0,3% su marzo.
  • Nel secondo trimestre 2017 la variazione congiuntu-rale acquisita è di +0,8%; nel primo trimestre l’attività industriale è diminuita dello 0,3% sul quarto 2016.
  • La produzione, al netto del diverso numero di giorna-te lavorative, è avanzata in maggio del 2,4% rispetto a maggio del 2016; in aprile si è avuto un incremento del 2,8% sullo stesso mese dell’anno scorso.
  • Gli ordini in volume hanno registrato una crescita dello 0,5% in maggio su aprile (+1,7% su maggio 2016); il mese scorso sono aumentati dello 0,6% su marzo (+3,8% sui dodici mesi).
  • Gli indicatori ISTAT sulla fiducia nel manifatturiero, dopo la graduale e significativa risalita dal preceden-te minimo di novembre 2016 (+5,2 punti cumulati fino ad aprile), hanno registrato una battuta d’arresto in maggio. L’indice complessivo è diminuito di 0,8 punti (a 106,9) rispetto al picco pluriennale raggiunto in aprile (massimo da gennaio 2008); il saldo dei giu-dizi sui livelli di produzione è sceso a -4 (-2 il mese scorso) e quello sugli ordini totali a -7 (da -4), specie per il peggioramento delle valutazioni sulla compo-nente estera della domanda; sono invariate rispetto ad aprile le attese sugli ordini e in lieve calo quelle sulla produzione a tre mesi.
  • Nonostante il peggioramento della fiducia in maggio, l’andamento degli indicatori qualitativi (incluso il PMI manifatturiero) risulta coerente con il proseguimento di una graduale risalita dell’attività industriale italiana anche nei mesi centrali dell’anno, sostenuta da en-trambe le componenti della domanda.
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Fatturato dei servizi
Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: II trimestre 2016
  • Data di pubblicazione: 30 agosto 2016
Elementi essenziali del report:
  • Nel secondo trimestre del 2016 l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) aumenta dell’1,0% rispetto al primo trimestre 2016, con un’accelerazione della crescita rispetto a quanto registrato nei due trimestri precedenti.
  • I segnali di crescita risultano diffusi: la variazione congiunturale è positiva per il Trasporto aereo (+3,0%), per i Servizi postali e Attività di corriere (+1,9%), per la Manutenzione e riparazione di autoveicoli (+1,3%), per i Servizi di informazione e comunicazione (+0,6%) e per il Commercio all’ingrosso (+0,2%). Unica variazione congiunturale negativa si registra per il Trasporto marittimo e per vie d’acqua (-1,0%).
  • Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nel secondo trimestre del 2016 l’indice generale del fatturato dei servizi registra un aumento del 2,0%.
  • Nel confronto con il secondo trimestre del 2015 l’indice del fatturato aumenta del 3,5% per il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli, dello 0,9% per i Servizi di informazione e comunicazione, dello 0,4% per le Attività professionali, scientifiche e tecniche e dello 0,1% per i servizi di Trasporto e magazzinaggio. Si registrano diminuzioni dell’1,0% per l’Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione e dello 0,2% per le attività di Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese.
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Documento Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali

Periodo di riferimento: aprile-giugno 2016
Tipologia: Statistiche flash ISTAT
Data di pubblicazione: 28 luglio 2017

Dati rilevanti:
  • Nel periodo aprile-giugno sono stati recepiti sette accordi e nessuno è venuto a scadenza.
  • Alla fine di giugno 2017 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano 7,6 milioni di dipendenti (58,7% del totale) e corrispondono al 55,8% del monte retributivo osservato.
  • Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo a fine giugno sono 35 relativi a circa 5,3 milioni di dipendenti (41,3%) e in diminuzione rispetto al mese precedente (42,3%).
  • L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 65,5 mesi. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 27,0 mesi, in crescita rispetto a un anno prima (25,5).
  • A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è invariato rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,3% nei confronti di giugno 2016. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2017 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,4% rispetto al corrispondente periodo del 2016.
  • Con riferimento ai principali macrosettori, a giugno le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,5% per i dipendenti del
    settore privato (0,4% nell’industria e 0,5% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.
  • I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: estrazioni minerali e legno, carta e stampa (entrambi 1,7%); energia e petroli (1,5%); ed energia elettrica e gas (entrambi 1,5%). Si registrano variazioni nulle nei settori del commercio, dei pubblici esercizi e alberghi, dei servizi di informazione e comunicazione; delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Si registra una variazione negativa nel settore dell’acqua e servizi di smaltimento rifiuti (-1,5%).
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Statistiche ISTAT COMMERCIO AL DETTAGLIO - luglio 2017, aspetti di sintesi:

  • A luglio 2017 le vendite al dettaglio diminuiscono, rispetto al mese precedente, dello 0,2% sia in valore sia in volume. Le vendite di beni alimentari registrano un aumento dello 0,1% in valore e una flessione di pari entità in volume (-0,1%); le vendite di beni non alimentari registrano una variazione negativa dello 0,3% sia in valore sia in volume.
  • Nella media del trimestre maggio-luglio 2017, l’indice complessivo del valore delle vendite al dettaglio registra una variazione nulla rispetto al trimestre precedente. Nello stesso periodo, per le vendite di beni alimentari si rileva una diminuzione dello 0,1% in valore e un aumento dello 0,3% in volume; per quelle di beni non alimentari un aumento dello 0,1% in valore e una variazione nulla in volume.
  • Rispetto a luglio 2016, le vendite al dettaglio restano stazionarie in valore e diminuiscono dello 0,4% in volume. Per i prodotti alimentari si rileva una crescita dello 0,2% in valore e una flessione dello 0,7% in volume. Le vendite di prodotti non alimentari registrano diminuzioni dello 0,1% in valore e dello 0,2% in volume.
  • Rispetto a luglio 2016, le vendite al dettaglio registrano un aumento dello 0,3% nella grande distribuzione e una diminuzione dello 0,2% nelle imprese operanti su piccole superfici.
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Lo staff di tusciafisco.it segnala il documento redatto dall'ISTAT dal titolo Fatturato e ordinativi dell’industria.

Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: maggio 2017
  • Data di pubblicazione: 25 luglio 2017
Elementi essenziali del report:
  • A maggio, nell’industria, si rileva un significativo incremento congiunturale del fatturato (+1,5%), che riporta l’indice sugli elevati livelli di dicembre. Nella media degli ultimi tre mesi il fatturato aumenta dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti.
  • Anche per gli ordinativi a maggio si registra un incremento congiunturale (+4,3%). Nella media degli ultimi tre mesi l’indice subisce tuttavia una flessione pari all’1,0%.
  • L’andamento congiunturale del fatturato a maggio è dovuto a incrementi sia sul mercato interno (+1,6%), sia su quello estero (+1,2%). Anche per gli ordinativi, entrambi i mercati registrano incrementi (+3,9% l’interno e +4,9% l’estero).
  • Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per tutti i raggruppamenti principali di industria a eccezione dell’energia (-7,2%), particolarmente rilevante per i beni intermedi (+3,1%).
  • Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 come a maggio 2016), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 7,6%, con incrementi del 6,7% sul mercato interno e del 9,3% su quello estero.
  • L’indice grezzo del fatturato cresce, in termini tendenziali, del 7,5%: il contributo più ampio a tale incremento viene dalla componente interna dei beni intermedi.
  • Per il fatturato l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella metallurgia (+14,1%), mentre l’unica diminuzione riguarda le altre industrie manifatturiere (-5,9%).
  • Nel confronto con il mese di maggio 2016, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 13,7%. Tutti i settori registrano incrementi, particolarmente rilevante per la fabbricazione di mezzi di trasporto (+19,5%).

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In data 16 maggio 2017 l'ISTAT - Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato il report Commercio con l'estero - giugno 2017.
  • Rispetto al mese precedente, a giugno 2017 si registra una diminuzione sia per le importazioni (-2,9%) sia per le esportazioni (-1,0%).
  • Il calo congiunturale dell’export è determinato dalla flessione delle vendite sia verso i mercati extra Ue (-1,5%) sia, in misura minore, verso l’area Ue (-0,5%).
    Tutti i raggruppamenti principali di industrie sono in diminuzione, a eccezione dell’energia (+3,5%).
  • Nel trimestre aprile-giugno 2017, rispetto al trimestre precedente, l’aumento dell’export (+0,6%) coinvolge esclusivamente l’area Ue (+2,3%), mentre
    l’area extra Ue risulta in diminuzione (-1,4%). Nello stesso periodo le importazioni registrano una crescita superiore a quella delle esportazioni (+0,9%)..
  • A giugno 2017 la crescita tendenziale dell’export si mantiene sostenuta (+8,2%) e riguarda in misura analoga sia l’area extra Ue (+8,3%) sia quella Ue
    (+8,2%); l’aumento dell’import (+9,9%) è determinato da entrambe le aree di sbocco (+12,0% per l’area extra Ue e +8,6% per l’area Ue).
  • Per quanto riguarda i settori che contribuiscono in misura più rilevante alla crescita dell’export, incrementi significativi si registrano per autoveicoli (+19,0%), sostanze e prodotti chimici (+14,4%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+10,9%) e prodotti delle altre attività manifatturiere (+10,0%).
  • Rispetto ai principali mercati di sbocco, si segnala la marcata crescita tendenziale delle esportazioni verso Germania (+8,0%), Francia (+9,0%) e Stati Uniti (+12,4%).
  • A giugno 2017 il surplus commerciale è di 4,5 miliardi (+4,7 miliardi a giugno 2016).
  • Nei primi sei mesi dell’anno l’avanzo commerciale raggiunge 19,1 miliardi (+36,0 miliardi al netto dei prodotti energetici) con una crescita sostenuta sia per l’export (+8,0%) sia per l’import (+11,3%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
  • Nel mese di giugno 2017 l’indice dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali diminuisce dello 0,5% rispetto al mese precedente e aumenta dell’1,7% nei confronti di giugno 2016.
  • L’aumento tendenziale dei prezzi all’importazione dipende principalmente dalle dinamiche dei beni intermedi, sia nell’area euro (+3,0%) sia in quella non euro (+2,8%).
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Monthly Outolook aprile 2017 dell'ABI - Associazione Bancaria Italiana
 
PRESTITI E RACCOLTA
1. A fine giugno 2017 l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.805,5 miliardi di euro è nettamente superiore, di oltre 97 miliardi, all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.708,3 miliardi di euro.
DINAMICA DEI PRESTITI BANCARI
2. Dai dati di giugno 2017, emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita su base annua di +1,5%, rafforzando ulteriormente la dinamica complessiva del totale dei prestiti in essere. Tale evidenza emerge dalle stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese (calcolati includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni, ad. esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni)
.
3. Sulla base degli ultimi dati ufficiali, relativi a maggio 2017, si conferma la ripresa del mercato dei mutui. L’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie registra una variazione positiva di +2,5% rispetto a maggio 2016 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento).
TASSI DI INTERESSE SUI PRESTITI
4. A giugno 2017, i tassi di interesse applicati sui prestiti alla clientela si collocano, su livelli molto bassi: il tasso medio sul totale dei prestiti è pari al 2,76%, minimo storico (2,79% il mese precedente e 6,18% prima della crisi, a fine 2007).
5. Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si attesta al 2,10%, (2,12% a maggio 2017, 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese risulta pari a 1,61%, era 1,60% il mese precedente (5,48% a fine 2007).
QUALITÀ DEL CREDITO
6.Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse) a maggio 2017 sono scese a 76,5.
7. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali si è ridotto a 4,38% a maggio 2017 (era 4,89% a fine 2016).
DINAMICA DELLA RACCOLTA DA CLIENTELA
8.In Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a fine giugno 2017, di quasi 58 miliardi di euro rispetto a un anno prima (variazione pari a +4,3% su base annuale), mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, per quasi 52 miliardi di euro in valore assoluto negli ultimi 12 mesi (pari a -14,2%). La dinamica della raccolta complessiva (depositi da clientela residente + obbligazioni) registra a giugno 2017 una lieve crescita su base annua pari a +0,4%, era -0,1% il mese precedente. Dalla fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, ad oggi la raccolta da clientela è cresciuta da 1.549 a quasi 1.708,3 miliardi di euro, segnando un aumento – in valore assoluto - di oltre 159 miliardi.
TASSI DI INTERESSE SULLA RACCOLTA
9. A giugno 2017 il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) è pari in Italia a 0,95% (0,96% il mese precedente) ad effetto:
- del tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito), pari a 0,40% (0,40% anche a maggio 2017);
- del tasso sui PCT, che si colloca a 0,70% (0,72% a maggio);
- del rendimento delle obbligazioni, pari a 2,67% (2,68% a maggio;
MARGINE TRA TASSO SUI PRESTITI E TASSO SULLA RACCOLTA
10. Il margine (spread) fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, a giugno 2017 risulta pari a 181 punti base (183 punti base il mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (329 punti base a fine 2007). In media nel 2016 tale differenziale è risultato pari a 1,98 punti percentuali (2,11 p.p. nel 2015).
 
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Congiuntura Flash - Analisi mensile del Centro Studi Confindustria luglio 2017

Abstract:
La crescita mondiale prosegue rapida, a un ritmo superiore alla media dei passati venticinque anni. È guidata dal nuovo ciclo internazionale degli investimenti (riconosciuto ora dall’FMI) e dal manifatturiero. Ne trae maggiore spinta il commercio con l’estero, canale di trasmissione degli impulsi espansivi tra settori e paesi. La fiducia delle imprese nelle economie avanzate è ai livelli più alti dal 2005. I mercati azionari incorporano, nelle quotazioni elevate e in aumento, il perdurare dello scenario favorevole. Al quale contribuiscono tutti i principali motori. Anzitutto gli USA, dove ci sono tutte le condizioni e le indicazioni perché la battuta d’arresto del primo trimestre sia già superata. Tra gli emergenti Cina e Russia hanno rallentato, mentre l’India mantiene la velocità. La novità è rappresentata dall’Eurozona nelle vesti inedite di locomotiva: marcia a un passo superiore al 2% annualizzato e la fiducia è ai massimi dal 2007; la Germania traina e la Francia rincalza, ma anche gli altri membri partecipano, pur con forti differenze di velocità. Il buon andamento della domanda interna, superiore a quello del PIL, deriva dagli effetti ritardati del calo del prezzo del petrolio e delle misure monetarie iper-espansive della BCE, ma anche dai bilanci pubblici, che da molto restrittivi nel triennio 2012-14 sono diventati leggermente espansivi dal 2015. Con la crisi dietro le spalle, come ha affermato Mario Draghi, la stessa BCE si prepara a cambiare politica, seppure nelle parole molto prima che nei fatti e con grande gradualità. Tuttavia, un primo mutamento c’è già stato con la risalita del tasso di cambio dell’euro, che si ripercuoterà sulla congiuntura dell’Area nei prossimi trimestri. L’Italia si accoda all’andamento positivo europeo: il PIL va meglio dell’atteso ed è in accelerazione; l’export continua a guadagnare quote di mercato; gli investimenti proseguono nello slancio, con l’aggiunta di quelli in costruzioni. I consumi continuano a essere alimentati dai guadagni nel monte retribuzioni, anche se risentono del rincaro della bolletta energetica. L’incertezza politica costituisce un freno al pieno dispiegarsi delle forze del recupero.
 
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Comunicato stampa Confcommercio del 7 novembre 2014
 
A settembre l'indice di disagio sociale sale al 20,8 dal 20,7 (+0,1)
La disoccupazione estesa sale dello 0,1% al 16,4%
L'inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto scende a zero
 
Il MIC di settembre si è attestato su un valore stimato di 20,8 punti, in aumento di 0,1 punti rispetto al mese di agosto. Ciò è imputabile all'incremento della disoccupazione estesa, che ha più che compensato la discesa dell'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, dallo 0,2% a 0,0%.
A settembre il tasso di disoccupazione ufficiale è salito al 12,6%, in aumento di 1 decimo di punto rispetto ad agosto e all'analogo mese del 2013. I disoccupati si sono attestati a 3 milioni 236mila (+48mila unità sul mese precedente e +58mila rispetto allo stesso periodo del 2013). Il numero di occupati è salito di 82mila unità rispetto ad agosto e di 130mila unità nei confronti dei 12 mesi precedenti.
Nel mese di settembre sono state autorizzate 104,5 milioni di ore di CIG, in crescita rispetto ai 72,6 milioni circa di agosto e ai 91,8 milioni dello stesso mese del 2013. Le ore di CIG utilizzate – destagionalizzate e ricondotte poi a ULA – sono stimate in aumento di poco meno di 10mila unità, il che porta il numero di persone in CIG dalle 249mila circa di agosto alle 259mila di settembre.
Il numero di scoraggiati è stimato in crescita di 8mila unità portando, a settembre, questa componente delle forze di lavoro potenziali a circa 872mila unità.
A settembre l'incremento dei disoccupati, ufficiali e non, ha determinato un innalzamento di 0,1% percentuali del tasso di disoccupazione esteso salito al 16,4%.
Nello stesso mese l'inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza è scesa a zero (+0,2% ad agosto).
Nel medio periodo il MIC è passato dai 12 punti del 2007 a valori superiori al 21% nel 2013 e nei mesi iniziali del 2014. La tendenza del MIC a permanere su livelli storicamente elevati, nonostante la discesa del tasso d'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, deriva ormai quasi esclusivamente dalla dimensione delle disoccupazione estesa.
Solo con un consolidamento dei miglioramenti registrati sul versante dell'occupazione, di dimensione tale da assorbire una parte dei disoccupati, ufficiali e non, l'area del disagio sociale potrà mostrare, nei prossimi mesi, un ridimensionamento.
Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione del Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1 - aprile 2016 della Banca d'Italia.
 
Abstract:
Aumentano i rischi globali…
Il rallentamento dell’economia mondiale, di entità superiore alle previsioni, aumenta i rischi per la stabilità finanziaria. Il livello storicamente contenuto dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, indebolisce le economie emergenti e alimenta pressioni deflazionistiche in quelle avanzate.
 
…e ne risentono i mercati finanziari
Nei primi mesi dell’anno l’accresciuta incertezza sulle prospettive di crescita ha determinato un forte calo dei corsi e un aumento della volatilità nei mercati dei capitali. La flessione dei prezzi è stata più ampia per i titoli delle banche, soprattutto nell’area dell’euro.
 
In Italia hanno inciso le valutazioni sul peso dei crediti deteriorati
I corsi azionari delle banche italiane hanno risentito negativamente dell’elevato ammontare di crediti deteriorati, ereditati dalla lunga recessione, e dell’incertezza degli investitori sull’esito di alcune operazioni, già programmate, di rafforzamento del capitale. I mercati hanno accolto con favore l’annuncio dell’avvio del fondo privato Atlante per
il sostegno dei prossimi aumenti di capitale delle banche e per l’acquisto di prestiti in sofferenza.
 
Gli interventi dell’Eurosistema mitigano i rischi
Le misure monetarie espansive dell’Eurosistema, rafforzate in marzo, contribuiscono alla stabilità finanziaria, sostenendo la crescita, riducendo i premi per il rischio richiesti dagli investitori e mantenendo condizioni finanziarie distese. Non vi è evidenza che gli acquisti producano distorsioni al funzionamento del mercato dei titoli di Stato italiani.
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