Report ISTAT relativo al periodo marzo 2017
  • A marzo 2017 l’indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta da 106,6 a 107,6 rimanendo sul livello medio del periodo gennaio-febbraio 2017; anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese1 registra un incremento (da 104,3 a 105,1), raggiungendo il livello più elevato da gennaio 2016.
  • L’aumento dell’indice di fiducia dei consumatori è dovuto essenzialmente al miglioramento del clima economico (da 120,8 a 126,4) e di quello futuro (da 109,9 a 111,6); invece, il clima personale e quello corrente scendono, rispettivamente, da 102,1 a 101,0 e da 104,7 a 104,5.
  • I giudizi e le aspettative dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese migliorano (il saldo passa da -50 a -60 e da -37 a -29, rispettivamente); aumenta il saldo sia dei giudizi (da -16 a -7) sia delle aspettative (da -17 a -11) sui prezzi al consumo. Infine, diminuiscono le aspettative sulla disoccupazione (da 28 a 24 il relativo saldo).
  • Con riferimento alle imprese, nel mese di marzo si registra un diffuso miglioramento della fiducia: nel settore manifatturiero l’indice aumenta da 106,4 a 107,1, nei servizi sale da 105,5 a 106,5 e nel commercio al dettaglio passa da 108,4 a 108,7; in controtendenza solo il settore delle costruzioni, dove l’indice di fiducia registra un lieve calo passando da 123,9 a 123,3.
  • Per quanto riguarda le componenti dei climi di fiducia, nel comparto manifatturiero si evidenzia un miglioramento dei giudizi sugli ordini (il saldo passa da -6 a -5), in atto da quattro mesi consecutivi; si registra altresì un aumento delle attese sulla produzione il cui saldo si attesta sul valore più elevato da novembre 2015 (il saldo passa da 13 a 14); il saldo dei giudizi sulle scorte rimane stabile a quota 4. Nel settore delle costruzioni, i giudizi sugli ordini migliorano (da -32 a -30 il relativo saldo) mentre le aspettative sull’occupazione sono in diminuzione (da -4 a -7 il saldo).
  • Nei servizi, i giudizi sul livello degli ordini sono in miglioramento (il saldo passa da 14 a 15) confermando una tendenza in atto dal mese di gennaio 2017 mentre le relative attese rimangono stabili (il saldo rimane a quota 2 per il terzo mese consecutivo); le aspettative sull’andamento dell’economia mostrano segnali di miglioramento (da 0 a 1 il saldo). Nel commercio al dettaglio migliorano i giudizi sulle vendite correnti per il secondo mese consecutivo (il saldo passa da 12 a 13) mentre le attese sulle vendite future sono in diminuzione con il saldo che si attesta leggermente al di sotto del livello medio del periodo novembre 2016-febbraio 2017 (da 33 a 27 il saldo); il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino diminuisce da 12 a 6, raggiungendo il valore più basso da giugno 2016.

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Documento Produzione Industriale, relativo al periodo febbraio 2017, pubblicato dall'ISTAT il 10 aprile 2017.
  • A febbraio 2017 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dell’1,0% rispetto a gennaio. Nella media del trimestre dicembre 2016- febbraio 2017 la produzione è aumentata dello 0,7% rispetto al trimestre precedente.
  • Corretto per gli effetti di calendario, a febbraio 2017 l’indice è aumentato in termini tendenziali dell’1,9% (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di febbraio 2016). Nella media dei primi due mesi dell’anno la produzione è aumentata dello 0,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
  • L’indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dei beni strumentali (+2,9%) e dei beni intermedi (+2.2%); diminuiscono invece l’energia (-6,2%) e, in misura più lieve, i beni di consumo (-0,2%).
  • In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a febbraio 2017, un significativo aumento nel comparto dell’energia (+7,0%) e, in misura più limitata, nel comparto dei beni intermedi (+2.4%); diminuzioni segnano invece i beni strumentali (-1,5%) e i beni di consumo (-1,1%).
  • Per quanto riguarda i settori di attività economica, a febbraio 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+10,9%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+4,5%) e della attività estrattiva (+4,0%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-5,8%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-5,4%) e delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5,0%).
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I principali risultati
L’indagine, condotta nel marzo 2017 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, segnala un diffuso miglioramento dei giudizi sulla situazione economica generale e un rialzo su tutti gli orizzonti delle aspettative di inflazione al consumo, che però restano ancora contenute.
Le imprese, pur esprimendo valutazioni eterogenee sulla dinamica della domanda corrente per i propri prodotti e sulle condizioni per investire, sono largamente concordi nel formulare attese per le proprie vendite future ancora positive e in crescita. Secondo le imprese, nei prossimi 12 mesi i propri prezzi di vendita crescerebbero a un ritmo prossimo al tasso di inflazione da esse previsto sullo stesso orizzonte; l’andamento riflette in prevalenza la crescita attesa dei corsi delle materie prime e, in misura minore, del costo del lavoro e degli input intermedi.
I piani di investimento per il 2017 si confermano in espansione, pur con segnali di cautela nei servizi e nelle costruzioni.
Nel primo trimestre del 2017, il saldo tra i giudizi di miglioramento e di peggioramento, sebbene ancora negativo, si è ridimensionato per la seconda volta consecutiva, riflettendo rialzi in tutti i comparti. Tuttavia prevalgono ancora i giudizi di peggioramento nell’industria in senso stretto e tra le imprese di costruzione dedite all’edilizia non residenziale. La quota di imprese che ritiene stabile la situazione economica generale, pur restando prevalente, si è ridotta. È aumentata, soprattutto tra le grandi imprese dell’industria e dei servizi, la quota di chi prevede un miglioramento della situazione economica nei prossimi tre mesi.
Le attese delle imprese sulle proprie condizioni operative nei prossimi tre mesi restano complessivamente stabili, ma con tendenze diverse tra i principali comparti. Il saldo tra aspettative di miglioramento e peggioramento delle proprie condizioni è cresciuto nell’industria in senso stretto e, pur restando negativo, nel comparto edile, mentre si è stabilizzato su valori positivi nei servizi. In linea con quanto registrato dall’inizio del 2014, le aspettative delle imprese sulle proprie condizioni economiche sono frenate soprattutto dall’incertezza; sono invece sospinte prevalentemente dalle migliori prospettive della domanda e, nell’edilizia, dall’andamento della produzione.
Le attese sull’inflazione al consumo, dopo la stabilità su bassi livelli registrata nell’ultimo triennio, sono tornate a crescere su tutti gli orizzonti temporali, pur restando su valori ancora bassi. L’inflazione attesa si è collocata all’1,0, all’1,2 e all’1,4 per cento sugli orizzonti rispettivamente di 6, 12 e 24 mesi, all’1,6 per cento per quelli più lunghi (tra tre e cinque anni).
Le valutazioni sull’evoluzione della domanda dei propri prodotti nel primo trimestre del 2017 rispetto a quello precedente sono molto diversificate: il saldo positivo tra giudizi di aumento e riduzione ha continuato a crescere nell’industria in senso stretto (a 9,9 da 5,0) mentre si è ridotto nei servizi (a 2,5 da 8,6); nelle costruzioni si è invece accentuata la prevalenza di giudizi negativi (a -6,6 da -4,5), soprattutto per le imprese più attive nelle strutture non residenziali. Il miglioramento dei giudizi espressi nel comparto industriale è concentrato tra le imprese maggiormente orientate verso i mercati esteri; sono invece peggiorate le valutazioni di quelle attive soprattutto sul mercato interno, per le quali il saldo è tornato lievemente negativo.
Il saldo positivo tra le attese di miglioramento e di peggioramento della domanda nel prossimo trimestre è salito a 21,1 punti percentuali, da 12,9 nella rilevazione di dicembre 2016. Il rialzo è stato più accentuato per le imprese di grandi dimensioni e per quelle più attive sui mercati esteri.
Le imprese riportano una sostanziale stabilità dei propri prezzi di vendita rispetto a un anno prima, interrompendo la tendenza negativa in atto da tre anni. Secondo le imprese, i propri prezzi di vendita cresceranno nei prossimi 12 mesi a un tasso analogo a quello atteso lo scorso trimestre (0,9 per cento); il ritmo sarebbe appena più intenso nell’industria, dove però le imprese segnalano un lieve rallentamento (a 1,2 da 1,5 per cento). I prezzi continuerebbero a essere sospinti prevalentemente dall’andamento atteso dei prezzi delle materie prime, del costo del lavoro e degli input intermedi, mentre sarebbero frenati dalle politiche di prezzo dei concorrenti; l’andamento della domanda non è ancora ritenuto un fattore di rilievo.
Nel primo trimestre del 2017 il saldo tra giudizi positivi e negativi sulle condizioni per investire è rimasto sostanzialmente nullo, ma il quadro è diversificato tra i principali comparti, riflettendo in parte l’evoluzione dei giudizi sulle condizioni di accesso al credito. Il miglioramento nell’industria in senso stretto, interamente ascrivibile alle imprese medio grandi, si associa ai modesti peggioramenti nei servizi, dove restano tuttavia prevalenti i giudizi positivi (2,9 da 3,8), e nelle costruzioni (a -5,4, da -4,7). Nell’edilizia i giudizi si confermano prevalentemente negativi tra le aziende più attive nel comparto non residenziale, mentre il saldo rimane positivo tra quelle nel comparto abitativo. In tutti i settori è ancora predominante (oltre i quattro quinti) la quota di imprese che segnalano condizioni per investire analoghe a quelle del trimestre precedente.
La quota di imprese che prefigura un rialzo della spesa nominale per investimenti sopravanza ancora una volta quella di chi ne prefigura una riduzione (14,4 punti percentuali per il totale delle imprese); il divario positivo è più ampio nell’industria in senso stretto; si è ridotto nei servizi, in particolare tra le imprese con meno di 200 addetti; è divenuto negativo tra le imprese edili di minori dimensioni. Le valutazioni sull’incentivo contenuto nella legge di bilancio del 2017 (cosiddetto “iperammortamento” per investimenti in tecnologie digitali avanzate) rimangono stabili rispetto alla precedente rilevazione. Il provvedimento è ritenuto rilevante da circa un quinto delle imprese dell’industria e dei servizi; la quota sale a oltre un terzo fra quante pianificano un’espansione della spesa per beni capitali nel 2017.
Dopo due trimestri di lieve peggioramento, le aspettative delle imprese sull’occupazione tornano a salire, pur con andamenti diversificati fra i settori di attività.
Nell’industria in senso stretto la differenza fra la quota di aziende che intendono aumentare il numero di addetti e quella di coloro che prevedono di ridurlo resta positiva ma diminuisce rispetto a dicembre (1,4 punti da 4,9); nei servizi, invece, il saldo è nettamente cresciuto rispetto alla rilevazione precedente (a 7,7 da 0,9) così come per le imprese di costruzione, dove tuttavia rimane negativo (-7,5 da -16,2 per cento). La limitazione ad alcune aree geografiche e categorie di lavoratori degli sgravi contributivi per l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato non avrebbe un effetto marcato sui piani di assunzione per il 2017: solo meno di un decimo delle imprese riferisce di aver ridimensionato le assunzioni per effetto del venir meno degli sgravi; circa un quarto delle imprese assumerà comunque nuovi lavoratori; metà delle imprese dichiara di non avere comunque intenzione di aumentare la propria compagine nel 2017.
 
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Osservatorio prezzi e consumi febbraio 2017 - Newsletter del Ministero dello Sviluppo Economico
  • Nel mese di febbraio 2017, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1,6% nei confronti di febbraio 2016. Considerando i due principali aggregati (beni e servizi) a febbraio il tasso di crescita dei prezzi dei beni (+2,0%, da +1,2% di gennaio) è risultato superiore al tasso di crescita dei servizi (+0,9%, era +0,7% il mese precedente), ampliando il divario tra i due.
  • A febbraio 2017 il tasso d'inflazione nella media dei Paesi dell’Area Euro si attesta al 2% su base annua, in salita rispetto al mese precedente; sale anche su base mensile portandosi allo 0,4%. In Italia l’IPCA segue lo stesso andamento su base annua (+2%), mentre su base mensile cresce dello 0,2%.
  • Nel mese di febbraio 20171, l’indice dei prezzi alla produzione dell’industria aumenta dello 0,3% rispetto al mese precedente e del 3,3% nei confronti di febbraio 2016, consolidando i segnali di ripresa dei mesi precedenti. In particolare, nello specifico dei principali raggruppamenti di industrie, l’indice dei prezzi alla produzione dei beni di consumo rimane invariato, rispetto al mese precedente, per il mercato interno; rispetto a febbraio 2016, si registrano aumenti dello 0,9% per la produzione dei beni per il mercato interno.
  • L’analisi dei listini agroalimentari all’ingrosso rilevati e pubblicati dalle Camere di Commercio conferma anche a febbraio la congiuntura pesante nel mercato risicolo, con i prezzi all’ingrosso delle classiche varietà da risotto (Arborio, Carnaroli etc.) che segnano un ulteriore calo mensile. Marcato ribasso, tra gli oli e grassi, per i prezzi del burro, a cui si è contrapposto l’aumento rilevato per l’olio di oliva italiano. Nel mercato avicolo, prezzi in salita sia per le carni di pollo che per le uova, grazie al buon andamento della domanda. In calo invece le carni di coniglio. Maggiore stabilità, dopo la flessione di gennaio, per le quotazioni del latte spot, in un comparto caseario che non ha mostrato variazioni mensili significative neanche per i formaggi.
  • Dall’analisi dei dati Istat, con riguardo ai segmenti di consumo dell’Indice NIC, i maggiori incrementi nella crescita dei prezzi sono stati nel complesso registrati da alcuni prodotti ortofrutticoli: 7 su 10 segmenti di consumo analizzati sono rappresentati da questa tipologia di beni, ed inoltre hanno registrato incrementi i certificati di nascita, matrimonio e morte, il trasporto marittimo ed il gasolio per mezzi di trasporto. I più significativi rallentamenti sono stati complessivamente registrati, come a gennaio, per i segmenti di consumo appartenenti alla divisione Ricreazione, spettacoli e cultura (7 su 10) ed in particolare, all’interno di questa, il maggior numero di segmenti che presenta prezzi di diminuzione appartengono al gruppo Apparecchi audiovisivi, fotografici e informatici. Diminuiscono anche gli apparecchi telefonici e fax nel loro complesso, appartenenti alla divisione comunicazioni e l’istruzione universitaria escluso il dottorato di ricerca.
  • A febbraio 2017 il petrolio Brent permane stabile rispetto allo scorso mese 51,6 €/barile in media mensile e presentando valori superiori del 78% rispetto a febbraio 2016; in media mensile il tasso di cambio tra l’euro e il dollaro statunitense si mantiene a quota 1,06.
  • La benzina a monte di tasse ed accise si mantiene sopra quota 0,5: un litro di benzina costa a febbraio 0,543 €/lt, in aumento del 36% su base annua. Il diesel vale 0,53 €/lt. +47% in termini tendenziali; negativo lo stacco con la media dell’Area Euro.
  • La benzina pagata dai consumatori sale del 1,3% a 1,552 €/litro mentre il diesel al consumo cresce il 17% arrivando a costare 1,401 €/litro.
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Indagine rapida sulla produzione industriale Confindustria aggiornata al 30 marzo 2017
Torna a diminuire l’attività in marzo (-0,4% su febbraio)
  • Il CSC rileva un calo della produzione industriale dello 0,4% in marzo su febbraio, quando è stato stimato un incremento dell’1,3% su gennaio.
  • Nel primo trimestre del 2017 l’attività industriale è stimata diminuire dello 0,4%, dopo il +1,1% regi-strato nel quarto 2016. Il secondo trimestre eredita dal primo una variazione congiunturale di +0,2%.
  • La produzione, al netto del diverso numero di gior-nate lavorative, è avanzata in marzo dell’1,0% ri-spetto a marzo del 2016 e in febbraio del 2,5% sullo stesso mese dell’anno scorso.
  • Gli ordini in volume hanno registrato in marzo un incremento dello 0,5% sul mese precedente (+3,9% su marzo 2016). In febbraio erano aumen-tati dello 0,8% su gennaio (-1,2% sui dodici mesi).
  • La dinamica della produzione industriale procede, con forti oscillazioni mensili, lungo un percorso di lenta risalita. Gli indicatori qualitativi relativi al ma-nifatturiero (indagine ISTAT sulla fiducia) mostra-no una dinamica più positiva di quella evidenziata dai dati effettivi: in marzo l'indice di fiducia è au-mentato per il terzo mese consecutivo, attestan-dosi a 107,1 (+0,7 punti su febbraio), massimo da gennaio 2008. Il progresso mensile della fiducia è spiegato principalmente da valutazioni più favore-voli sull’andamento di ordini esteri (stabili quelli interni) e attività; in lieve miglioramento anche le attese.
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Fatturato dei servizi
Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: II trimestre 2016
  • Data di pubblicazione: 30 agosto 2016
Elementi essenziali del report:
  • Nel secondo trimestre del 2016 l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) aumenta dell’1,0% rispetto al primo trimestre 2016, con un’accelerazione della crescita rispetto a quanto registrato nei due trimestri precedenti.
  • I segnali di crescita risultano diffusi: la variazione congiunturale è positiva per il Trasporto aereo (+3,0%), per i Servizi postali e Attività di corriere (+1,9%), per la Manutenzione e riparazione di autoveicoli (+1,3%), per i Servizi di informazione e comunicazione (+0,6%) e per il Commercio all’ingrosso (+0,2%). Unica variazione congiunturale negativa si registra per il Trasporto marittimo e per vie d’acqua (-1,0%).
  • Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nel secondo trimestre del 2016 l’indice generale del fatturato dei servizi registra un aumento del 2,0%.
  • Nel confronto con il secondo trimestre del 2015 l’indice del fatturato aumenta del 3,5% per il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli, dello 0,9% per i Servizi di informazione e comunicazione, dello 0,4% per le Attività professionali, scientifiche e tecniche e dello 0,1% per i servizi di Trasporto e magazzinaggio. Si registrano diminuzioni dell’1,0% per l’Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione e dello 0,2% per le attività di Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese.
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Documento Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali

Periodo di riferimento: dicembre 2016
Tipologia: Statistiche flash ISTAT
Data di pubblicazione: 27 gennaio 2017

Dati rilevanti:
  • Alla fine di dicembre 2016 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 49,5% degli occupati dipendenti e corrispondono al 47,3% del monte retributivo osservato.
  • Complessivamente, nell’anno 2016 sono stati recepiti 13 accordi a cui fanno riferimento poco meno di 3,0 milioni di lavoratori dipendenti, con un monte retributivo pari al 21,8% del totale economia.
  • A dicembre 2016 la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo per l’insieme dell’economia è pari al 50,5%, in diminuzione rispetto al mese precedente (68,0%). L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 53,7 mesi, in diminuzione rispetto allo stesso mese del 2015 (56,4). L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 27,1 mesi, in crescita rispetto ad un anno prima (22,0).
  • A dicembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,4% nei confronti di dicembre 2015. Nella media del 2016 la retribuzione oraria è cresciuta dello 0,6% rispetto all’anno precedente.
  • Con riferimento ai principali macrosettori, a dicembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,5% per i dipendenti del settore privato (0,3% nell’industria e 0,7% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.
  • I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: alimentari, bevande e tabacco (1,8%) e commercio (1,0%). Si registrano variazioni nulle nei seguenti settori: estrazione minerali; legno, carta e stampa; energia e petroli; chimiche; metalmeccanica; energia elettrica e gas; servizi di informazione e comunicazione; telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.
  • Nel mese di dicembre sono stati recepiti due nuovi accordi (metalmeccanica e servizio smaltimento rifiuti - aziende private), mentre nessuno è venuto a scadenza. Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 47 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 6,5 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego).
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Statistiche ISTAT COMMERCIO AL DETTAGLIO - febbraio 2017, aspetti di sintesi:

  • A febbraio 2017 si registra una flessione congiunturale delle vendite al dettaglio. Rispetto al
    mese precedente si rileva un decremento dello 0,3% in valore e dello 0,7% in volume. Le vendite di beni alimentari registrano una diminuzione dell’1,1% in valore e del 2,0% in volume; le vendite di beni non alimentari, invece, restano sostanzialmente stabili con un aumento dello 0,1% in valore e una variazione nulla in volume.
  • Al di là delle oscillazioni mensili, nella media del trimestre dicembre 2016 – febbraio 2017 il valore delle
    vendite aumenta dello 0,3%, mentre il volume diminuisce dello 0,2%. Tali dinamiche sono interamente ascrivibili ai prodotti alimentari, mentre le vendite di beni non alimentari risultano invariate, nello stesso arco temporale, sia in valore che in volume.
  • Rispetto a febbraio 2016, le vendite al dettaglio diminuiscono dell’1,0% in valore e il 2,4% in volume.
    Per i prodotti alimentari si rileva una diminuzione dell’1,2% in valore e del 4,8% in volume. Le vendite di
    prodotti non alimentari sono in flessione dello 0,9% sia in valore sia in volume.
  • Rispetto a febbraio 2016 la grande distribuzione e le piccole superfici mostrano andamenti simili, con flessioni, rispettivamente, dell’1,0% e dell’1,1%).
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Lo staff di tusciafisco.it segnala il documento redatto dall'ISTAT dal titolo Fatturato e ordinativi dell’industria.

Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: gennaio 2017
  • Data di pubblicazione: 28 marzo 2017
Elementi essenziali del report:
  • A gennaio, rispetto al mese precedente, nell’industria si rileva una flessione sia del fatturato (-3,5%), sia degli ordinativi (-2,9%), dopo tre mesi di crescita congiunturale.
  • Il calo del fatturato è più ampio sul mercato estero (-5,4%) rispetto a quanto rilevato sul mercato interno (-2,3%). Gli ordinativi registrano, invece, un incremento sul mercato estero (+2,6%) e una diminuzione su quello interno (-6,6%).
  • La flessione registrata a gennaio non modifica la tendenza alla crescita rilevabile su base trimestrale: nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo del fatturato risulta infatti in crescita dell’1,7% rispetto ai tre mesi precedenti, con andamenti simili per il mercato interno ed estero.
  • Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 19 di gennaio 2016), il fatturato totale cresce in termini tendenziali dell’1,5% (+1,5% sul mercato interno e +1,3% su quello estero).
  • Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un incremento congiunturale per l’energia (+3,5%), mentre flessioni si registrano per i beni strumentali (-5,1%), per i beni intermedi (-3,5%) e per i beni di consumo (-3,4%).
  • L’indice grezzo del fatturato cresce, in termini tendenziali, dell’8,2%: il contributo più ampio a tale incremento viene dalla componente interna dei beni intermedi.
  • Per il fatturato l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+18,9%), mentre la maggiore diminuzione nel comparto manifatturiero riguarda le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (-9,6%).
  • Nel confronto con il mese di gennaio 2016, l’indice grezzo degli ordinativi segna un incremento dell’8,6%. L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+21,6%), mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (-15,8%).

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In data 17 marzo 2017 l'ISTAT - Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato il report Commercio con l'estero - gennaio 2017.
  • A gennaio 2017, rispetto al mese precedente, l’export aumenta dello 0,5% e l’import diminuisce dello 0,2%.
  • La crescita congiunturale dell’export, per il quarto mese consecutivo, è determinata dall’incremento delle vendite verso i mercati extra Ue (+2,8%), mentre quelle verso i mercati Ue (-1,3%) sono in diminuzione. La contenuta flessione degli acquisti è da ascrivere ai beni di consumo (-5,5%) e a quelli strumentali (-4,5%).
  • Negli ultimi tre mesi l’export cresce congiunturalmente del 3,8%, con un incremento più ampio per i paesi extra Ue (+5,9%) rispetto a quelli Ue (+2,2%).
  • In termini tendenziali, a gennaio 2017 si rileva un aumento sia dell’import (+15,5%) sia dell’export (+13,3%), determinato principalmente dalla sostenuta crescita dell’interscambio con l’area extra Ue. Al netto delle differenze nei giorni lavorativi (21 a gennaio 2017 contro 19 di gennaio 2016), l’aumento risulta più contenuto: +10,7% per l’import e +10,1% per l’export.
  • A gennaio 2017, Il saldo commerciale è pari a -574 milioni (+34 milioni a gennaio 2016). Al netto dell’energia, si registra un avanzo di 2,7 miliardi di euro.
  • Paesi ASEAN (+57,0% su gennaio 2016), Russia (+39,4%), Cina (+36,5%), Stati Uniti (+35,8%), Giappone (+28,8%) e Germania (+9,6%) sono, tra i principali mercati si sbocco, i più dinamici all’export. L’aumento delle vendite di prodotti petroliferi raffinati (+69,4%), autoveicoli (+27,7%) e articoli farmaceutici chimico-medicinali e botanici (+25,9%) è rilevante.
  • In forte crescita l’import da paesi OPEC (+53,4%) e Russia (+43,3%) e gli acquisti di petrolio greggio (+123,9%).
  • Nel mese di gennaio 2017 l’indice dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente e del 4,7% nei confronti di gennaio 2016.
  • L’aumento dei prezzi all’importazione dipende principalmente dalle dinamiche del comparto energetico, al netto del quale l’indice registra un aumento dello 0,3% in termini tendenziali mentre rimane invariato rispetto al mese precedente.
  • L’incertezza del quadro normativo nazionale per le comunicazioni sugli acquisti di merci dai paesi Ue a gennaio 2017, superata con l’entrata in vigore della legge n. 19 del 28 febbraio 2017, ha reso necessario ampliare la quota stimata per questo flusso al fine di tenere conto del mancato contributo informativo per un ridotto sotto-insieme di operatori economici (vedi Nota metodologica).
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Monthly Outolook marzo 2017 dell'ABI - Associazione Bancaria Italiana
 
PRESTITI E RACCOLTA
1. A fine febbraio 2017 l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.800,9 miliardi di euro è nettamente superiore, di quasi 101,5 miliardi, all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.699,4 miliardi di euro.
DINAMICA DEI PRESTITI BANCARI
2. Dai dati di febbraio 2017, emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita su base annua del +1,8%, in accelerazione rispetto al +1,5% del mese precedente, rafforzando il miglioramento della dinamica complessiva del totale dei prestiti in essere. Tale evidenza emerge dalle stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese (calcolati includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni, ad. esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni).
3. Sulla base degli ultimi dati ufficiali, relativi a gennaio 2017, si conferma la ripresa del mercato dei mutui, inizialmente colta con l’impennata dei nuovi mutui. L’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie ha registrato una variazione positiva di +1,9% rispetto a gennaio 2016 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento).
TASSI DI INTERESSE SUI PRESTITI
4. A febbraio 2017, i tassi di interesse applicati sui prestiti alla clientela risultano stabili, su livelli molto bassi: il tasso medio sul totale dei prestiti è pari al 2,85%, minimo storico (2,87% il mese precedente e 6,18% prima della crisi, a fine 2007).
5. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese ha registrato un nuovo minimo storico di 1,45%, era l’1,56% il mese precedente (5,48% a fine 2007). Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è attestato al 2,13%, (2,08% a gennaio 2017, 2,02% a dicembre 2016 minimo storico e 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso.
QUALITÀ DEL CREDITO
6. Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni già effettuate dalle banche con proprie risorse) a gennaio 2017 si sono ridotte a 77,8 miliardi di euro (il valore più basso da giugno 2014), in forte diminuzione rispetto al dato di dicembre 2016 (86,8 miliardi). In particolare, rispetto al picco di 89 miliardi toccato a novembre 2015 si registra una riduzione delle sofferenze nette di oltre il 12%.
7. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali si è ridotto al 4,45% a gennaio 2017 (era il 4,89% a fine 2016 e lo 0,86% prima della crisi).
DINAMICA DELLA RACCOLTA DA CLIENTELA
8. In Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a fine febbraio 2017, di oltre 52 miliardi di euro rispetto a un anno prima (variazione pari a +3,9% su base annuale), mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, per quasi 60 miliardi di euro in valore assoluto negli ultimi 12 mesi (pari a -15,5%). La dinamica della raccolta complessiva (depositi da clientela residente + obbligazioni) ha registrato a febbraio 2017 una variazione su base annua pari a -0,5%, era -1,3% il mese precedente. Dalla fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, ad oggi la raccolta da clientela è cresciuta da
1.549 a 1.699,4 miliardi di euro, segnando un aumento – in valore assoluto - di oltre 150 miliardi.
TASSI DI INTERESSE SULLA RACCOLTA
9. A febbraio 2017 il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) in Italia si è collocato allo 0,99% (1% il mese precedente e in flessione dal 2,89% a fine 2007) ad effetto:
- del tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito), che si è
attestato allo 0,41% (0,41% a gennaio 2017);
- del tasso sui PCT pari a 0,68% (dallo 0,67% di gennaio);
- del rendimento delle obbligazioni, pari al 2,72%, 2,71% il mese precedente.
MARGINE TRA TASSO SUI PRESTITI E TASSO SULLA RACCOLTA
10. Il margine (spread) fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, a febbraio 2017 risultava pari a 186 punti base (187 punti base il mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (329 punti base a fine 2007). In media nel 2016 tale differenziale è risultato pari a 1,98 punti percentuali (2,12 p.p. nel 2015).
 
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Congiuntura Flash - Analisi mensile del Centro Studi Confindustria gennaio 2017

Abstract:
Lo scenario economico globale è molto migliorato. Rimane però contrassegnato da elevata incertezza sul fronte delle politiche. Dalla scorsa estate è in atto una marcata accelerazione delle attività produttive, sia nel manifatturiero sia nel terziario, come non si osservava da alcuni anni. Vi contribuiscono coralmente i mercati avanzati e alcuni dei maggiori emergenti (Cina in testa). La progressione prosegue nel 2017, quando per la prima volta da un pò di tempo le previsioni per il PIL mondiale potrebbero rivelarsi errate per difetto. Su tale buon andamento continua a pesare la spada di Damocle dell’instabilità, legata sia all’alta volatilità dei mercati finanziari (azioni, tassi, valute, materie prime) sia al quadro geopolitico (appuntamenti elettorali, avvio del negoziato per la Brexit, neoprotezionismo, terrorismo). Tuttavia, la fiducia rilevata tra le imprese nei paesi OCSE è ai livelli più elevati dal settembre 2007 e costituisce una buona premessa per la partenza di un ciclo internazionale degli investimenti, tassello mancante nel dare slancio alla ripresa e rivitalizzare gli scambi commerciali. In tale direzione muove anche la dinamica dei prezzi, che sta abbandonando la zona deflazione, consentendo alle Banche centrali (FED ben avanti alle altre) di puntare alla graduale normalizzazione delle politiche monetarie. L’accordo tra paesi produttori di petrolio inizia a essere attuato, ma al contempo risale l’estrazione in USA: il livello del prezzo sarà deciso da queste due forze dell’offerta (la richiesta sale in modo costante). Il tasso di cambio dell’euro contro il dollaro dipende dai divari (tassi, dinamica economica) tra le due sponde dell’Atlantico. L’Italia prosegue ad avanzare lentamente, in linea con le stime CSC, grazie alla domanda sia interna sia estera. Ma rimane tirato il freno del credito bancario e resta l’incognita dei tempi e dei modi delle elezioni generali. Per la finanza pubblica la trattativa con la UE sulla legge di bilancio 2017 è cooperativa, con la reciproca consapevolezza che la priorità è la crescita sostenibile. Per questa occorre portare a compimento il processo di riforme. Gli acquisti di titoli della BCE non durano per sempre.
 
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Comunicato stampa Confcommercio del 7 novembre 2014
 
A settembre l'indice di disagio sociale sale al 20,8 dal 20,7 (+0,1)
La disoccupazione estesa sale dello 0,1% al 16,4%
L'inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto scende a zero
 
Il MIC di settembre si è attestato su un valore stimato di 20,8 punti, in aumento di 0,1 punti rispetto al mese di agosto. Ciò è imputabile all'incremento della disoccupazione estesa, che ha più che compensato la discesa dell'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, dallo 0,2% a 0,0%.
A settembre il tasso di disoccupazione ufficiale è salito al 12,6%, in aumento di 1 decimo di punto rispetto ad agosto e all'analogo mese del 2013. I disoccupati si sono attestati a 3 milioni 236mila (+48mila unità sul mese precedente e +58mila rispetto allo stesso periodo del 2013). Il numero di occupati è salito di 82mila unità rispetto ad agosto e di 130mila unità nei confronti dei 12 mesi precedenti.
Nel mese di settembre sono state autorizzate 104,5 milioni di ore di CIG, in crescita rispetto ai 72,6 milioni circa di agosto e ai 91,8 milioni dello stesso mese del 2013. Le ore di CIG utilizzate – destagionalizzate e ricondotte poi a ULA – sono stimate in aumento di poco meno di 10mila unità, il che porta il numero di persone in CIG dalle 249mila circa di agosto alle 259mila di settembre.
Il numero di scoraggiati è stimato in crescita di 8mila unità portando, a settembre, questa componente delle forze di lavoro potenziali a circa 872mila unità.
A settembre l'incremento dei disoccupati, ufficiali e non, ha determinato un innalzamento di 0,1% percentuali del tasso di disoccupazione esteso salito al 16,4%.
Nello stesso mese l'inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza è scesa a zero (+0,2% ad agosto).
Nel medio periodo il MIC è passato dai 12 punti del 2007 a valori superiori al 21% nel 2013 e nei mesi iniziali del 2014. La tendenza del MIC a permanere su livelli storicamente elevati, nonostante la discesa del tasso d'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, deriva ormai quasi esclusivamente dalla dimensione delle disoccupazione estesa.
Solo con un consolidamento dei miglioramenti registrati sul versante dell'occupazione, di dimensione tale da assorbire una parte dei disoccupati, ufficiali e non, l'area del disagio sociale potrà mostrare, nei prossimi mesi, un ridimensionamento.
Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione del Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1 - aprile 2016 della Banca d'Italia.
 
Abstract:
Aumentano i rischi globali…
Il rallentamento dell’economia mondiale, di entità superiore alle previsioni, aumenta i rischi per la stabilità finanziaria. Il livello storicamente contenuto dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, indebolisce le economie emergenti e alimenta pressioni deflazionistiche in quelle avanzate.
 
…e ne risentono i mercati finanziari
Nei primi mesi dell’anno l’accresciuta incertezza sulle prospettive di crescita ha determinato un forte calo dei corsi e un aumento della volatilità nei mercati dei capitali. La flessione dei prezzi è stata più ampia per i titoli delle banche, soprattutto nell’area dell’euro.
 
In Italia hanno inciso le valutazioni sul peso dei crediti deteriorati
I corsi azionari delle banche italiane hanno risentito negativamente dell’elevato ammontare di crediti deteriorati, ereditati dalla lunga recessione, e dell’incertezza degli investitori sull’esito di alcune operazioni, già programmate, di rafforzamento del capitale. I mercati hanno accolto con favore l’annuncio dell’avvio del fondo privato Atlante per
il sostegno dei prossimi aumenti di capitale delle banche e per l’acquisto di prestiti in sofferenza.
 
Gli interventi dell’Eurosistema mitigano i rischi
Le misure monetarie espansive dell’Eurosistema, rafforzate in marzo, contribuiscono alla stabilità finanziaria, sostenendo la crescita, riducendo i premi per il rischio richiesti dagli investitori e mantenendo condizioni finanziarie distese. Non vi è evidenza che gli acquisti producano distorsioni al funzionamento del mercato dei titoli di Stato italiani.
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