Report ISTAT relativo al periodo dicembre 2016
  • A dicembre 2016 il clima di fiducia dei consumatori migliora (da 108,1 a 111,1) riportandosi sul livello di luglio 2016; l’indice composito del clima di fiducia delle imprese1 scende da 101,4 a 100,3, ma le dinamiche settoriali risultano diversificate.
  • Per quanto riguarda i consumatori, il miglioramento è diffuso a tutte le componenti del clima di fiducia: il clima economico passa da 127,6 a 133,8, attestandosi leggermente al di sopra del livello medio del periodo maggio-giugno 2016; il clima personale e quello corrente salgono per il secondo mese consecutivo passando, rispettivamente, da 101,3 a 102,7 e da 103,7 a 106,2. La componente futura torna ad aumentare nel mese di dicembre (da 113,8 a 116,2), raggiugendo il livello più elevato da giugno 2016.
  • I giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese migliorano decisamente (il saldo passa da -53 a -40) così come le aspettative, il cui saldo torna ad aumentare (da -20 a -16) dopo sette mesi consecutivi di diminuzione. Analizzando le opinioni sull’andamento dei prezzi al consumo, espresse su un arco temporale di 12 mesi (giudizi sui 12 mesi passati e aspettative per i prossimi 12 mesi), si evidenzia il prevalere di giudizi e attese orientati alla diminuzione dei prezzi: per i giudizi, il saldo passa da -34 a -36 e per le aspettative da -28 a -34. Infine, diminuiscono per il secondo mese consecutivo le aspettative sulla disoccupazione (da 28 a 20).
  • Con riferimento alle imprese, nel mese di dicembre si registra un peggioramento della fiducia nei servizi (l’indice passa da 105,0 a 102,5) e nelle costruzioni (da 124,2 a 120,4); invece nella manifattura e nel commercio al dettaglio l’indice sale, rispettivamente, da 102,2 a 103,5 e da 106,5 a 107,4.
  • Per quanto riguarda le componenti dei climi di fiducia, nel comparto manifatturiero migliorano sia i giudizi sugli ordini (il saldo passa da -14 a -12) sia le attese sulla produzione (da 10 a 12); il saldo dei giudizi sulle scorte rimane stabile. Nel settore delle costruzioni, peggiorano sia i giudizi sugli ordini (da -25 a -28) sia le aspettative sull’occupazione (da -11 a -13 il saldo).
  • Nei servizi, si deteriorano i giudizi e le attese sul livello degli ordini (il saldo passa da 6 a 0 e da 5 a 0, rispettivamente) mentre le attese sull’andamento dell’economia migliorano (da 3 a 7 il saldo). Nel commercio al dettaglio migliorano sia i giudizi sulle vendite correnti (il saldo passa da 7 a 13) mentre le attese sulle vendite future sono in peggioramento (da 29 a 25 il saldo); il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino diminuisce da 9 a 8.

Download .pdf

Documento Produzione Industriale, relativo al periodo novembre 2016, pubblicato dall'ISTAT il 12 gennaio 2017.
  • A novembre 2016 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,7% rispetto ad ottobre. Nella media del trimestre settembrenovembre 2016 la produzione è aumentata dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.
  • Corretto per gli effetti di calendario, a novembre 2016 l’indice è aumentato in termini tendenziali del 3,2% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2015). Nella media dei primi undici mesi dell’anno la produzione è cresciuta dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
  • L’indice destagionalizzato mensile presenta variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dell’energia (+2,4%), dei beni intermedi (+1,1%) e dei beni strumentali (+0,8%); diminuiscono invece i beni di consumo (-0,9%).
  • In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano una marcata variazione positiva nel comparto dell’energia (+10,6%); aumentano anche i beni strumentali (+3,9%) e i beni intermedi (+2,4%) mentre una variazione negativa segnano i beni di consumo (-0,1%).
  • Per quanto riguarda i settori di attività economica, a novembre 2016 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+14,5%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+6,7%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+5,8%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5,0%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (entrambi -4,3%).
Download .pdf:
Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita
Nel complesso i quattro quinti delle imprese con almeno 50 addetti continuano a ritenere stabile la situazione economica generale; tra le restanti i giudizi differiscono in base al settore di appartenenza. La quota di imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi non finanziari che dichiarano un miglioramento della situazione economica generale è tornata a crescere per la prima volta dall’estate del 2015; il saldo tra chi ne ravvisa un progresso e chi ne percepisce un peggioramento è aumentato, pur restando ancora lievemente negativo. Nel settore delle costruzioni i giudizi continuano invece a deteriorarsi, in particolare nel comparto non residenziale (il saldo è sceso a -11,0 da -4,3), confermando la tendenza in atto dal quarto trimestre del 2015. Nelle aspettative per il trimestre successivo la probabilità media che la situazione migliori resta pressoché stabile per il complesso delle imprese.
Le attese a tre mesi delle imprese sul proprio contesto operativo mostrano tendenze settoriali analoghe. Per il complesso dell’industria e dei servizi il saldo tra giudizi di miglioramento e di peggioramento è tornato a crescere, dopo la diminuzione dei due trimestri precedenti (5,6 punti percentuali, da 1,7 in settembre); per il settore edile, prosegue la flessione in atto dall’inizio dello scorso anno, con giudizi di peggioramento che superano di 8,4 punti percentuali quelli di miglioramento. La quota di imprese che non prevedono cambiamenti della condizione economica in cui operano rimane stabile (80 per cento circa).
Come nella precedente rilevazione, le aspettative delle imprese sulle proprie condizioni economiche nei prossimi tre mesi risentono positivamente soprattutto della variazione della domanda e, per quanto riguarda le imprese di costruzione, dell’andamento dei nuovi cantieri e di quelli già avviati; la variazione dei propri prezzi e delle condizioni di credito continuano a imprimere un impulso solo lievemente positivo. In tutti i settori l’incertezza imputabile a fattori economici e politici si conferma il principale fattore di ostacolo per l’espansione dell’attività.

 
Rispetto alla rilevazione precedente, le attese sull’inflazione al consumo sono state riviste al rialzo di un decimo di punto, salendo allo 0,2, 0,4 e 0,6 per cento rispettivamente sugli orizzonti a 6, 12 e 24 mesi. Fra tre e cinque anni le imprese si attendono un tasso di inflazione pari allo 0,8 per cento.
Secondo le imprese, la variazione dei propri prezzi di vendita rispetto all’anno precedente rimane marginalmente negativa e pressoché stabile rispetto al terzo trimestre del 2016. Tuttavia, nelle aspettative per i prossimi 12 mesi gli operatori si attendono un lieve rialzo (0,8 per cento, da 0,5), che risulta più sostenuto per il comparto industriale e per le imprese di costruzione specializzate nell’edilizia residenziale. Sulle previsioni di crescita dei prezzi le attese positive di domanda esercitano un effetto solo marginale, mentre le aspettative di un incremento del prezzo delle materie prime, del costo del lavoro e degli input intermedi rivestono un ruolo più rilevante; per contro le politiche di prezzo dei concorrenti continuano a esercitare pressioni al ribasso.

 
Le valutazioni sull’evoluzione della domanda nell’ultimo trimestre del 2016 migliorano nuovamente dopo la flessione di settembre per il comparto industriale e dei servizi, riflettendo la valutazione espressa dalle imprese più orientate al mercato interno. Anche le prospettive per i primi tre mesi del 2017 sono positive, con un saldo in crescita tra chi si attende un aumento e chi una diminuzione della domanda. I giudizi sulle condizioni attuali della domanda estera peggiorano lievemente; tuttavia sia le imprese industriali sia quelle dei servizi sono più ottimiste sulla sua evoluzione nei prossimi tre mesi. Anche per le imprese di costruzione sia i giudizi sia le attese a tre mesi sulla domanda mostrano un recupero, seppur in modo più contenuto rispetto all’industria in senso stretto ed esclusivamente per le imprese del comparto residenziale.
 
Le valutazioni sulle condizioni per investire nell’ultimo trimestre del 2016 risultano più favorevoli per il settore terziario, per il quale il saldo tra giudizi di miglioramento e peggioramento torna positivo, mentre si deteriorano per le imprese industriali e di costruzione. Per queste ultime, la quota di imprese che esprime giudizi negativi torna a prevalere su quella di coloro che segnala un miglioramento, per la prima volta dalla fine del 2014. Il risultato è riconducibile alle imprese specializzate nel settore non residenziale. In tutti i comparti continua a prevalere la quota di imprese (oltre i quattro quinti) che segnalano una stabilità rispetto al trimestre precedente. Nello stesso trimestre le condizioni di accesso al credito rimangono invariate in tutti i comparti rispetto a quanto dichiarato a settembre, con un saldo che resta positivo per industria in senso stretto e servizi e negativo per le costruzioni.
 
I lievi segnali di ripresa evidenziati nel quarto trimestre si riflettono in previsioni di investimento positive in tutti i comparti sia nel primo semestre del 2017 sia per il complesso dell’anno. In particolare, la quota di imprese industriali e dei servizi che prefigura un rialzo della spesa nominale in investimenti nel primo semestre del 2017 rispetto alla seconda metà del 2016 supera del 15 per cento quella delle imprese che si attendono una flessione, con stime ancora più positive per le aziende di grandi dimensioni. Sulle attese di spesa per investimenti inciderebbe positivamente l’incentivo contenuto nella legge di bilancio del 2017 (cosiddetto “iper-ammortamento” per investimenti in tecnologie digitali avanzate), valutato rilevante da circa un quinto delle imprese, prevalentemente industriali e localizzate al Sud.
Sebbene in misura meno marcata rispetto al settore industriale e dei servizi, anche le imprese di costruzione prevedono un incremento della spesa in investimenti nel corso del 2017. Le aspettative sono particolarmente favorevoli per le imprese che operano in prevalenza nel comparto residenziale, per le quali il saldo tra chi prefigura un’espansione della spesa per investimenti e chi ne paventa una flessione si attesta attorno a 10 punti percentuali su entrambi gli orizzonti previsivi (annuale e semestrale). Per le imprese meno attive nel comparto residenziale, le attese di spesa per il 2017 restano positive, seppur più contenute, e si accompagnano a un peggioramento delle condizioni di liquidità di breve periodo: una quota maggiore di imprese, pari al 29 per cento (da 23 a settembre), le percepisce come insufficienti per la propria operatività nei prossimi tre mesi.

 
L’ottimismo delle imprese industriali e dei servizi sui piani di investimento non si rifletterebbe sulla dinamica occupazionale, che nelle loro attese resterebbe contenuta nel prossimo trimestre: la differenza fra la quota di aziende che intendono aumentare il numero di lavoratori alle proprie dipendenze e quella di coloro che ne prevedono la riduzione rimane positiva, ma senza variazioni rilevanti rispetto all’autunno. Il saldo riflette peggiori attese delle imprese di servizi, cui si contrappongono previsioni più favorevoli del comparto industriale.
Le imprese di costruzione si attendono una contrazione dell’occupazione con un saldo in peggioramento rispetto al quarto trimestre del 2016. Tale risultato è imputabile alla dinamica più sfavorevole delle imprese specializzate nell’edilizia non residenziale, per le quali il saldo tra attese di aumento e diminuzione dell’occupazione si deteriora, attestandosi a -19 punti percentuali
.
Download .pdf:
Osservatorio prezzi e consumi dicembre 2016 - Newsletter del Ministero dello Sviluppo Economico
  • Nel mese di dicembre 2016, l’Indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente e dello 0,5% nei confronti di dicembre 2015. In media d’anno, nel 2016 i prezzi al consumo registrano una variazione negativa paria a -0,1%: è dal 1959, quando la flessione fu pari a -0,4%, che non accadeva.
  • Il tasso d'inflazione nella media dei Paesi dell’Area Euro si attesta, nel mese di dicembre 2016, all’1,1% su base annuale, in salita rispetto al mese precedente; sale anche su base mensile portandosi allo 0,5%. Secondo l’Indice IPCA in Italia, in media nel 2016, per le famiglie con minore capacità di spesa la variazione dei prezzi al consumo, è stata negativa (-0,5%); mentre per quelle con maggiore capacità di spesa è risultata positiva e pari a +0,1%.
  • In rientro, tra novembre e dicembre, per la prima volta dall’inizio dell’anno (-0,3% congiunturale), le tariffe pubbliche sperimentano un fenomeno di ridimensionamento che riporta l’inflazione tariffaria sui minimi dell’ultimo semestre. A partire dalle misurazioni offerte dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo, è possibile quantificare la dinamica tendenziale del paniere tariffario in una misura pari all’1,1% in media d’anno: si tratta del valore più contenuto degli ultimi quindici anni, anche più in basso rispetto all’anno 2015, in cui già si era toccato il minimo delle serie storiche (1,7%).
  • L’Istat, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’Inps e l’Inail hanno pubblicato la prima nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell’occupazione. Secondo quanto riportato nel documento, la crescita tendenziale dell’occupazione, nel terzo trimestre 2016, è stata interamente determinata dalla componente del lavoro dipendente, sia in termini di occupati complessivi (+1,8%) sia di posizioni lavorative riferite specificamente ai settori dell’industria e dei servizi (+3,2%). L’andamento tendenziale trova conferma sia nei dati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (+543mila unità nella media del terzo trimestre 2016 rispetto al terzo trimestre 2015) sia nei dati dell’Inps-Osservatorio sul precariato riferiti alle sole imprese private (+473mila posizioni lavorative al 30 settembre 2016 rispetto al 30 settembre 2015).
  • L’analisi dei prezzi nei principali comparti dell’agroalimentare all’ingrosso, compiuta attraverso i listini pubblicati dalle Camere di Commercio, ha mostrato in chiusura di 2016 aumenti su base congiunturale per le carni suine e per i formaggi a stagionatura lunga. Se per le carni suine i rialzi hanno beneficiato del buon andamento delle richieste, nel caso dei formaggi, principalmente Grana e Parmigiano, gli aumenti all’ingrosso sono ascrivibili sia alla riduzione delle scorte nei magazzini che al buon tenore delle esportazioni. Da segnalare nel comparto lattiero – caseario l’inversione di tendenza per i prezzi del latte spot, dopo una seconda metà d’anno all’insegna degli aumenti. Chiusura d’anno negativa, invece, per i prezzi all’ingrosso dei risi, a conferma di un difficile avvio di campagna.
  • Dall’analisi dei dati Istat, con riguardo ai segmenti di consumo dell’Indice NIC, i maggiori incrementi nella crescita dei prezzi sono stati registrati, come negli scorsi due mesi, per i certificati di nascita, matrimonio e morte. Seguono i voli nazionali, il trasporto marittimo, i voli intercontinentali, i voli europei; i più significativi rallentamenti si sono registrati per i servizi di rilegatura e E-book download, il gas di città e gas naturale, i computer desktop, gli apparecchi per la telefonia fissa e telefax, gli apparecchi per la telefonia mobile ed i giochi elettronici.
  • A dicembre 2016 il petrolio Brent guadagna 9 euro al barile, tornando sui valori dell’estate 2015, anche se superiore dell’80% rispetto a gennaio 2016; in media mensile il tasso di cambio tra l’euro e il dollaro statunitense è sceso a quota 1,05.
  • La benzina a monte di tasse ed accise costa in Italia 0,498 €/lt, in aumento del 7% su base annua. Il diesel vale 0,49 €/lt. +5% in termini tendenziali; negativo lo stacco con la media dell’Area Euro.
  • La benzina pagata dai consumatori sale del 3% a 1,496 €/litro mentre il diesel al consumo cresce il 2% arrivando a costare 1,351 €/litro.
Download .pdf
Indagine rapida sulla produzione industriale Confindustria aggiornata al 1 febbraio 2017
Attività in calo a gennaio: -0,2% su dicembre
  • Il CSC rileva una variazione della produzione in-dustriale di -0,2% in gennaio su dicembre, quando è stato stimato un calo dello 0,3% su novembre.
  • Nel quarto trimestre del 2016 l’attività industriale registra un aumento dello 0,6% congiunturale, do-po il +1,3% nel terzo trimestre. Il primo trimestre 2017 ha una variazione acquisita di -0,2%.
  • La produzione, al netto del diverso numero di gior-nate lavorative (2 in più questo mese), è aumenta-ta in gennaio dello 0,3% rispetto a gennaio del 2016 e in dicembre del 2,5% sullo stesso mese dell’anno precedente.
  • Gli ordini in volume hanno registrato in gennaio una crescita dello 0,7% sul mese precedente (+6,9% su gennaio 2016). In dicembre erano au-mentati dello 0,8% su novembre (2,9% sui dodici mesi).
  • Gli indicatori qualitativi relativi al manifatturiero (indagine ISTAT) offrono indicazioni positive sulla tendenza dell’attività nei prossimi mesi, anche se a gennaio si è avuto un calo dei giudizi sul livello corrente di attività. Comunque, per il secondo me-se consecutivo la fiducia degli imprenditori mani-fatturieri è aumentata (+1,1 punti, a 104,8, massi-mo da ottobre 2015) grazie al miglioramento dei giudizi sugli ordini (+2 punti) e delle attese sulla produzione (+1) e sull’andamento dell’economia (+3). La dinamica della fiducia dei consumatori, in calo a gennaio con un peggioramento di giudizi e attese su bilanci familiari, suggerisce una maggio-re parsimonia delle famiglie italiane a inizio anno. Ciò potrebbe frenare la risalità dell’attività nei prossimi mesi.
  • Sono favorevoli le indicazioni provenienti dalle indagini qualitative sul manifatturiero e lasciano intravedere incrementi di attività nei prossimi mesi. In dicembre l’ISTAT ha rilevato un miglio-ramento del saldo dei giudizi sugli ordini (a -12 da -14) grazie soprattutto alla componente este-ra; sono più ottimistiche anche le attese a 3 me-si di produzione (saldo a 12 da 10) e ordini (15 da 12, massimo dal 2011). Indicazioni positive vengono pure dall’indagine presso i direttori de-gli acquisti (IHS-Markit): il PMI manifatturiero è salito in dicembre a 53,2 (da 52,2), con la com-ponente ordini in accelerazione al massimo da sei mesi (54,7 da 53,2).
Download .pdf:
Fatturato dei servizi
Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: II trimestre 2016
  • Data di pubblicazione: 30 agosto 2016
Elementi essenziali del report:
  • Nel secondo trimestre del 2016 l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) aumenta dell’1,0% rispetto al primo trimestre 2016, con un’accelerazione della crescita rispetto a quanto registrato nei due trimestri precedenti.
  • I segnali di crescita risultano diffusi: la variazione congiunturale è positiva per il Trasporto aereo (+3,0%), per i Servizi postali e Attività di corriere (+1,9%), per la Manutenzione e riparazione di autoveicoli (+1,3%), per i Servizi di informazione e comunicazione (+0,6%) e per il Commercio all’ingrosso (+0,2%). Unica variazione congiunturale negativa si registra per il Trasporto marittimo e per vie d’acqua (-1,0%).
  • Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nel secondo trimestre del 2016 l’indice generale del fatturato dei servizi registra un aumento del 2,0%.
  • Nel confronto con il secondo trimestre del 2015 l’indice del fatturato aumenta del 3,5% per il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli, dello 0,9% per i Servizi di informazione e comunicazione, dello 0,4% per le Attività professionali, scientifiche e tecniche e dello 0,1% per i servizi di Trasporto e magazzinaggio. Si registrano diminuzioni dell’1,0% per l’Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione e dello 0,2% per le attività di Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese.
Download .pdf:
Documento Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali

Periodo di riferimento: novembre 2016
Tipologia: Statistiche flash ISTAT
Data di pubblicazione: 21 dicembre 2016

Dati rilevanti:
  • Alla fine di novembre 2016 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 32,0% degli occupati dipendenti e corrispondono al 30,9% del monte retributivo osservato.
  • La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo per l’insieme dell’economia è dunque pari al 68,0%, in aumento rispetto al mese precedente (67,9%). L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 42,1 mesi. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 28,7 mesi, in sensibile crescita rispetto ad un anno prima (22,5).
  • Nello stesso mese l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,4% nei confronti di novembre 2015. Complessivamente, nei primi undici mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,6% rispetto al corrispondente periodo del 2015.
  • Con riferimento ai principali macrosettori, a novembre le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,5% per i dipendenti del settore privato (0,3% nell’industria e 0,8% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.
  • I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: alimentari, bevande e tabacco (1,8%); energia elettrica e gas (1,4%) e commercio (1,0%). Si registrano variazioni nulle nei settori dell’agricoltura; delle estrazione minerali; del legno, carta e stampa; dell’energia e petroli; delle chimiche; della metalmeccanica; dei servizi di informazione e comunicazione; delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.
  • Nel mese di novembre nessun contratto è stato recepito, mentre uno solo è venuto a scadenza (conciarie). Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 49 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 8,8 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego).
Download .pdf:

Statistiche ISTAT COMMERCIO AL DETTAGLIO - novembre 2016, aspetti di sintesi:

  • A novembre 2016 le vendite al dettaglio registrano una variazione congiunturale negativa dello 0,7% in valore e dello 0,8% in volume che, dopo l’accelerazione rilevata ad ottobre, riallinea i livelli delle vendite a valori di poco superiori a settembre. Le vendite di beni alimentari diminuiscono dell’1,2% in
    valore e dell’1,3% in volume; quelle di beni non alimentari calano dello 0,5% in valore e dello 0,4% in volume.
  • Nella media del trimestre settembre-novembre 2016 l’indice complessivo delle vendite al dettaglio segna una lieve flessione (-0,1%), sia in valore sia in volume, rispetto al trimestre precedente.
  • Rispetto a novembre 2015, le vendite aumentano complessivamente dello 0,8% in valore e dello 0,7% in volume. Le vendite di prodotti alimentari crescono dello 0,3% in valore e dello 0,2% in volume. Quelle di prodotti non alimentari registrano un incremento dell’1,0 in valore e dello 0,9% in volume.
  • Tra i prodotti non alimentari, l’incremento tendenziale più sostenuto riguarda i gruppi Mobili, articoli tessili, arredamento e Prodotti farmaceutici (+2,2% per entrambi i gruppi). In diminuzione soltanto il gruppo Cartoleria, libri, giornali e riviste (-1,6%).
  • Rispetto a novembre 2015 si osserva un incremento del valore delle vendite sia per la grande distribuzione (+0,3%) sia, in misura più ampia, per le imprese operanti su piccole superfici (+1,0%).
Downlaod .pdf:
Lo staff di tusciafisco.it segnala il documento redatto dall'ISTAT dal titolo Fatturato e ordinativi dell’industria.

Specifiche del documento:
  • Periodo dei dati: novembre 2016
  • Data di pubblicazione: 25 gennaio 2017
Elementi essenziali del report:
  • A novembre, rispetto al mese precedente, nell’industria si rileva un aumento significativo sia del fatturato (+2,4%), sia degli ordinativi (+1,5%).
  • L’incremento del fatturato è maggiore sul mercato interno (+3,1%) rispetto a quanto rilevato sul mercato estero (+0,9%). Gli ordinativi, invece, registrano incrementi maggiori sul mercato estero (+2,4%) rispetto all’interno (+1,0%).
  • Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo del fatturato aumenta dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti (-0,1% per il fatturato interno e +0,7% per quello estero); quello degli ordinativi diminuisce del 2,3%.
  • Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2015), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 3,9%, con un incremento del 4,8% sul mercato interno e del 2,2% su quello estero.
  • Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per tutti i raggruppamenti principali di industrie, particolarmente rilevanti per l’energia (+4,2%).
  • L’indice grezzo del fatturato cresce, in termini tendenziali, del 3,9%: il contributo più ampio a tale incremento viene dalla componente interna dei beni strumentali.
  • Per il fatturato l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+13,6%); l’unica flessione riguarda, invece, le attività estrattive (-3,5%).
  • Nel confronto con il mese di novembre 2015, l’indice grezzo degli ordinativi si mantiene sostanzialmente stabile (+0,1%). L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (+11,6%), mentre la flessione maggiore si osserva nell’elettronica (-54,7%).

Download .pdf:

In data 17 gennaio 2017 l'ISTAT - Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato il report Commercio con l'estero - novembre 2016.
  • Rispetto al mese precedente, a novembre 2016 si registra un aumento sia per le esportazioni (+2,2%) sia per le importazioni (+1,7%). Il surplus commerciale è di 4,2 miliardi (+4,0 miliardi a novembre 2015).
  • L’aumento congiunturale dell’export è trainato dalle vendite verso i mercati extra Ue (+3,4%) e in misura minore da quelle verso l’area Ue (+1,2%). Tutti i principali raggruppamenti di industrie sono in espansione a eccezione dei beni di consumo durevoli (-0,9%), che registrano un leggero calo.
  • Nel trimestre settembre-novembre 2016, rispetto al trimestre precedente, l’aumento dell’export (+0,9%) coinvolge entrambe le principali aree di sbocco, con una crescita più intensa per i paesi extra Ue (+1,7%), rispetto all’area Ue (+0,4%). Le importazioni (+1,2%) crescono in misura lievemente più ampia delle esportazioni.
  • A novembre 2016 la crescita tendenziale dell’export (+5,7%) riguarda con analoga intensità sia l’area Ue (+5,7%) sia quella extra Ue (+5,6%); l’incremento dell’import (+5,6%) è principalmente determinato dall’area Ue (+8,1%).
  • Le vendite di mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+18,4%), di autoveicoli (+13,7%) e di sostanze e prodotti chimici (+13,4%) sono in forte aumento. Dal lato dell’import, aumenti rilevanti riguardano gli autoveicoli (+27,8%), i mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+12,3%) e i macchinari e apparecchi n.c.a. (+11,6%).
  • A novembre 2016 le esportazioni verso Stati Uniti (+15,3%), Giappone (+14,1%) e Cina (+12,8%) registrano una marcata crescita tendenziale. Si segnala anche, tra i paesi dell’area Ue, la crescita delle vendite verso Repubblica ceca (+12,7%), Romania (+9,1%) e Germania (+7,0%).
  • Nei primi undici mesi dell’anno l’avanzo commerciale raggiunge 45,8 miliardi, con un incremento di 9,6 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (+69,5 miliardi al netto dei prodotti energetici, con una crescita di 1,9 miliardi rispetto al 2015); gli andamenti tendenziali dei flussi sono pari a +0,7% in valore e +1,0% in volume per l’export e, rispettivamente, -2,0% e +3,1% per l’import.
  • Nel mese di novembre 2016 l’indice dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali rimane invariato rispetto al mese precedente, aumentando dello 0,2% al netto dei prodotti energetici; su base tendenziale si confermano invece tendenze deflazionistiche (-0,3% nei confronti di novembre 2015), che risultano tuttavia sempre meno intense.
Download pdf
Monthly Outolook febbraio 2017 dell'ABI - Associazione Bancaria Italiana
 
PRESTITI E RACCOLTA
1. A fine gennaio 2017 l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.805,7 miliardi di euro è nettamente superiore, di quasi 140 miliardi, all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.665,9 miliardi di euro.
DINAMICA DEI PRESTITI BANCARI
2. Dai dati di gennaio 2017, emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita su base annua del +1,1%, in accelerazione rispetto al +0,9% del mese precedente, confermando la prosecuzione del miglioramento della dinamica dello stock dei finanziamenti. Tale evidenza emerge dalle stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese (calcolati includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni, ad. esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni).
3. Sulla base degli ultimi dati ufficiali, relativi a fine 2016, si conferma, anche per i finanziamenti in essere, la ripresa del mercato dei mutui, inizialmente colta con l’impennata dei nuovi mutui. L’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie ha registrato una variazione positiva di +1,9% rispetto a fine 2015 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento).
TASSI DI INTERESSE SUI PRESTITI
4. A gennaio 2017, stabili sui molto bassi livelli raggiunti sono risultati i tassi di interesse applicati sui prestiti alla clientela: il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 2,85%, minimo storico (lo stesso valore del mese precedente e a 6,18% prima della crisi, a fine 2007).
5. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese si è posizionato all’1,55%, era pari a 1,54% il mese precedente (5,48% a fine 2007). Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è attestato al 2,10%, (2,02% a dicembre 2016, minimo storico e 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso.
QUALITÀ DEL CREDITO
6. Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni già effettuate dalle banche con proprie risorse) a fine 2016 si collocano a 86,9 miliardi di euro, registrando una riduzione di oltre il 2% rispetto al picco di 89 miliardi di fine novembre 2015.
7. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è risultato pari al 4,89% a dicembre 2016 (era il 4,91% a fine 2015 e lo 0,86% prima dell’inizio della crisi).
DINAMICA DELLA RACCOLTA DA CLIENTELA
8. In Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a fine gennaio 2017, di circa 49 miliardi di euro rispetto a un anno prima (variazione pari a +3,7% su base annuale), mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè
tramite obbligazioni, per quasi 66,5 miliardi di euro in valore assoluto negli ultimi 12 mesi (pari a -17,8%). La dinamica della raccolta complessiva (depositi da clientela residente + obbligazioni) ha registrato a gennaio 2017 una variazione su base annua pari a -1%, era -0,6% il mese precedente. Dalla fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, ad oggi la raccolta da clientela è cresciuta da 1.513 a 1.665,9 miliardi di euro, segnando un aumento – in valore assoluto - di oltre 153 miliardi.
TASSI DI INTERESSE SULLA RACCOLTA
9. A gennaio 2017 il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) in Italia si è collocato allo 0,97% (0,98% il mese precedente e in flessione dal 2,89% a fine 2007) ad effetto:
- del tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito), che si è attestato allo 0,40% (0,41% a dicembre);
- del tasso sui PCT pari a 0,80% (dallo 0,56% di dicembre);
- del rendimento delle obbligazioni, pari al 2,71%, 2,74% il mese precedente.
MARGINE TRA TASSO SUI PRESTITI E TASSO SULLA RACCOLTA
10. Il margine (spread) fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, a gennaio 2017 risultava pari a 188 punti base (187 punti base il mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (329 punti base a fine 2007). In media nel 2016 tale differenziale è risultato pari a 1,98 p.p (2,12 p.p. nel 2015).
 
Download .pdf:
Congiuntura Flash - Analisi mensile del Centro Studi Confindustria gennaio 2017

Abstract:
Lo scenario economico globale è molto migliorato. Rimane però contrassegnato da elevata incertezza sul fronte delle politiche. Dalla scorsa estate è in atto una marcata accelerazione delle attività produttive, sia nel manifatturiero sia nel terziario, come non si osservava da alcuni anni. Vi contribuiscono coralmente i mercati avanzati e alcuni dei maggiori emergenti (Cina in testa). La progressione prosegue nel 2017, quando per la prima volta da un pò di tempo le previsioni per il PIL mondiale potrebbero rivelarsi errate per difetto. Su tale buon andamento continua a pesare la spada di Damocle dell’instabilità, legata sia all’alta volatilità dei mercati finanziari (azioni, tassi, valute, materie prime) sia al quadro geopolitico (appuntamenti elettorali, avvio del negoziato per la Brexit, neoprotezionismo, terrorismo). Tuttavia, la fiducia rilevata tra le imprese nei paesi OCSE è ai livelli più elevati dal settembre 2007 e costituisce una buona premessa per la partenza di un ciclo internazionale degli investimenti, tassello mancante nel dare slancio alla ripresa e rivitalizzare gli scambi commerciali. In tale direzione muove anche la dinamica dei prezzi, che sta abbandonando la zona deflazione, consentendo alle Banche centrali (FED ben avanti alle altre) di puntare alla graduale normalizzazione delle politiche monetarie. L’accordo tra paesi produttori di petrolio inizia a essere attuato, ma al contempo risale l’estrazione in USA: il livello del prezzo sarà deciso da queste due forze dell’offerta (la richiesta sale in modo costante). Il tasso di cambio dell’euro contro il dollaro dipende dai divari (tassi, dinamica economica) tra le due sponde dell’Atlantico. L’Italia prosegue ad avanzare lentamente, in linea con le stime CSC, grazie alla domanda sia interna sia estera. Ma rimane tirato il freno del credito bancario e resta l’incognita dei tempi e dei modi delle elezioni generali. Per la finanza pubblica la trattativa con la UE sulla legge di bilancio 2017 è cooperativa, con la reciproca consapevolezza che la priorità è la crescita sostenibile. Per questa occorre portare a compimento il processo di riforme. Gli acquisti di titoli della BCE non durano per sempre.
 
Download .pdf:
Comunicato stampa Confcommercio del 7 novembre 2014
 
A settembre l'indice di disagio sociale sale al 20,8 dal 20,7 (+0,1)
La disoccupazione estesa sale dello 0,1% al 16,4%
L'inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto scende a zero
 
Il MIC di settembre si è attestato su un valore stimato di 20,8 punti, in aumento di 0,1 punti rispetto al mese di agosto. Ciò è imputabile all'incremento della disoccupazione estesa, che ha più che compensato la discesa dell'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, dallo 0,2% a 0,0%.
A settembre il tasso di disoccupazione ufficiale è salito al 12,6%, in aumento di 1 decimo di punto rispetto ad agosto e all'analogo mese del 2013. I disoccupati si sono attestati a 3 milioni 236mila (+48mila unità sul mese precedente e +58mila rispetto allo stesso periodo del 2013). Il numero di occupati è salito di 82mila unità rispetto ad agosto e di 130mila unità nei confronti dei 12 mesi precedenti.
Nel mese di settembre sono state autorizzate 104,5 milioni di ore di CIG, in crescita rispetto ai 72,6 milioni circa di agosto e ai 91,8 milioni dello stesso mese del 2013. Le ore di CIG utilizzate – destagionalizzate e ricondotte poi a ULA – sono stimate in aumento di poco meno di 10mila unità, il che porta il numero di persone in CIG dalle 249mila circa di agosto alle 259mila di settembre.
Il numero di scoraggiati è stimato in crescita di 8mila unità portando, a settembre, questa componente delle forze di lavoro potenziali a circa 872mila unità.
A settembre l'incremento dei disoccupati, ufficiali e non, ha determinato un innalzamento di 0,1% percentuali del tasso di disoccupazione esteso salito al 16,4%.
Nello stesso mese l'inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza è scesa a zero (+0,2% ad agosto).
Nel medio periodo il MIC è passato dai 12 punti del 2007 a valori superiori al 21% nel 2013 e nei mesi iniziali del 2014. La tendenza del MIC a permanere su livelli storicamente elevati, nonostante la discesa del tasso d'inflazione dei beni ad alta frequenza d'acquisto, deriva ormai quasi esclusivamente dalla dimensione delle disoccupazione estesa.
Solo con un consolidamento dei miglioramenti registrati sul versante dell'occupazione, di dimensione tale da assorbire una parte dei disoccupati, ufficiali e non, l'area del disagio sociale potrà mostrare, nei prossimi mesi, un ridimensionamento.
Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione del Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1 - aprile 2016 della Banca d'Italia.
 
Abstract:
Aumentano i rischi globali…
Il rallentamento dell’economia mondiale, di entità superiore alle previsioni, aumenta i rischi per la stabilità finanziaria. Il livello storicamente contenuto dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, indebolisce le economie emergenti e alimenta pressioni deflazionistiche in quelle avanzate.
 
…e ne risentono i mercati finanziari
Nei primi mesi dell’anno l’accresciuta incertezza sulle prospettive di crescita ha determinato un forte calo dei corsi e un aumento della volatilità nei mercati dei capitali. La flessione dei prezzi è stata più ampia per i titoli delle banche, soprattutto nell’area dell’euro.
 
In Italia hanno inciso le valutazioni sul peso dei crediti deteriorati
I corsi azionari delle banche italiane hanno risentito negativamente dell’elevato ammontare di crediti deteriorati, ereditati dalla lunga recessione, e dell’incertezza degli investitori sull’esito di alcune operazioni, già programmate, di rafforzamento del capitale. I mercati hanno accolto con favore l’annuncio dell’avvio del fondo privato Atlante per
il sostegno dei prossimi aumenti di capitale delle banche e per l’acquisto di prestiti in sofferenza.
 
Gli interventi dell’Eurosistema mitigano i rischi
Le misure monetarie espansive dell’Eurosistema, rafforzate in marzo, contribuiscono alla stabilità finanziaria, sostenendo la crescita, riducendo i premi per il rischio richiesti dagli investitori e mantenendo condizioni finanziarie distese. Non vi è evidenza che gli acquisti producano distorsioni al funzionamento del mercato dei titoli di Stato italiani.
feed-image Feed Entries