Dalla riflessione sugli elementi che si manifestano dal novero di ordinanze di emergenza, dalla gamma delle norme derogate e dalle spese affrontate per gli interventi indifferibili, emerge come nell’arco degli ultimi quindici anni una considerevole frazione di spesa pubblica sia stata utilizzata per impieghi legati ad interventi sottratti in tutto o in parte non solo all’osservazione delle procedure previste dal d.lgs. n. 163/2006 ma – in determinate circostanze affatto trascurabili e specialmente nell’ambito dei “grandi eventi” – anche ad ogni attività di rilevazione e controllo da parte dei soggetti ad esse generalmente deputati.
 
Prima fra tutti, la Corte dei Conti.
All’indomani dell’entrata in vigore dell’articolo 14 del decreto–legge 23 maggio 2008, n. 90 («Misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile»), infatti, i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 5 della l. n. 225/1992 e dell’articolo 5-bis, comma 5, del d.l. n. 343/2001 non erano più soggetti al controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti. Una simile condizione ha stimolato la stessa magistratura contabile a prendere provvedimenti in diverse circostanze allo scopo di riscontrare l’eventuale presenza del presupposto della necessità e dell’urgenza di provvedere, legittimanti la natura emergenziale dell’ordinanza o il suo collegamento a grandi eventi. Tutto ciò per attestare l’esattezza della sottrazione dal controllo preventivo di legittimità.
Nei suoi determinanti interventi, il più importante dei quali è la deliberazione delle Sezioni Centrali n. 5/2010/P del 4 marzo 2010, la Corte dei Conti ha utilizzato una strategia atta a dimostrare che le manifestazioni o gli interventi oggetto delle ordinanze non potessero essere gestiti tramite gli strumenti della protezione civile. Eludendo in tal modo gli effetti del citato articolo 14, d.l. 90/08 e, di conseguenza, reimpostando l’assoggettabilità al controllo preventivo di legittimità per gli atti controllati.

La nozione di grande evento crea turbative del mercato che si traducono in una sistematica alterazione della libera concorrenza. Dal punto di vista economico, infatti, gli interventi emergenziali attuati in forza di ordinanze in deroga costituiscono, come è stato riscontrato, canali privilegiati per affidamenti – anche di notevole importo – spesso svincolati non solo dal rispetto delle ordinarie regole procedurali, ma anche da ogni controllo, preventivo, in itinere ed ex post.
In un simile scenario vi è il serio pericolo di rendere il sistema di mercato non più coerente con il principio di parità di trattamento degli operatori del settore, con tutte le gravissime conseguenze che ciò comporta sia in termini di malcontento degli operatori che di perdite economiche e maggiore spesa.
In questo senso, risulta notevolmente significativo un passaggio dell’Atto di segnalazione dell’AVCP del 16 giugno 2010 nel quale l’Autorità indipendente prospetta – con l’obiettivo di rispettare i principi di trasparenza e concorrenza nelle situazioni di emergenza o di eccezionalità legate ai grandi eventi – una particolare modalità di affidamento dei contratti pubblici, esattamente l’esperimento di una gara informale a cui siano invitati, dove possibile, almeno cinque operatori economici.

L’opacità delle procedure per l’organizzazione degli interventi in deroga non ha ovviamente risparmiato l’aspetto finanziario degli stessi;

Il Bollettino economico n. 1/2017 della Banca Centrale Europea titola un suo approfondimento "La maggiore diffusione della crescita economica nell'area dell'euro" ponendo l'accento su un recupero economico più generalizzato e consolidato, in termini sia di paesi che di settore.
Dal 2013, infatti, si registra una crescita omogenea sul mercato dell'area euro.
Tale omogeneità - secondo il punto di vista degli analisti della BCE - è senza dubbio il valore aggiunto di quest'ultima fase di crescita. Infatti, all'indomani della crisi globale esplosa alla fine del 2007, ci furono altri momenti di ripresa economica, in particolare nel biennio 2009/2010. In questa fase, però, si registrò una forte dispersione della crescita fra settori dovuta alla frenata del comparto industriale, fortemente penalizzato dalla crisi del commercio mondiale.
Stessa dispersione di crescita, anche se a livello di singolo Stato membro, si verificò nel 2011 a causa della crisi del debito sovrano.

 
La ripresa odierna - come detto più coerente sia a livello di settore che di paese - è trainata principalmente dalla domanda interna, finalmente in ripresa grazie al miglioramento del mercato del lavoro, caratterizzato anch'esso da una minore dispersione rispetto ai precedenti periodi di ripresa. In più, l'occupazione della forza lavoro europea è tornata ai livelli pre-crisi, rivitalizzata dalle politiche di riallocazione settoriale.
In sintesi, i trend positivi della domanda su più livelli settoriali conduce necessariamente ad una migliore domanda aggregata, la quale si autoalimenta grazie ai legami INPUT/OUTPUT fra i differenti settori. In questo modo si rafforzano le relazioni commerciali tra i paesi dell'area euro, dando adito a speranze di una ripresa più solida e duratura.
 
Articolo redatto dal Dott. Riccardo Cerulli - 20/03/2017
Comunicato stampa UNIONCAMERE del 08/03/2017
Lazio in testa nella crescita delle imprese femminili in Italia nel 2016: con 2.516 aziende in più rispetto al 2015 e una variazione nella crescita dello stock dell’1,82%, la regione traina la diffusione di imprese guidate da donne, giunte, alla fine dello scorso anno, a un milione e 321.862 unità.
A seguire nella graduatoria regionale, la Basilicata (+1,77% e +279), la Calabria (+1,56% e +665) e la Campania (+1,19% e +1.557). Modeste riduzioni dello stock si registrano invece nelle Marche, in Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia. E’ quanto mostra l’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere.
“Se l’impresa femminile ha ampi margini di sviluppo che vanno colti per ridare slancio all’occupazione e alla crescita – ha evidenziato Tiziana Pompei, vice segretario di Unioncamere, intervenendo all’evento “M’illumino di impresa”, organizzato dalla Camera di commercio di Roma - va sostenuto e promosso il desiderio di tante donne, capaci e qualificate, che guardano all’attività in proprio e al mercato come un’opportunità per essere protagoniste del proprio progetto di vita. Valorizzare i loro successi, diffondendo le buone esperienze, come da tempo fanno i Comitati per l’imprenditorialità femminile delle Camere di commercio, è una strategia efficace per incoraggiare tante altre aspiranti imprenditrici ad avviare la propria attività”.

 

Comunicato stampa del Ministero dello sviluppo economico del 20/03/2017
Ad annunciarlo la Viceministro Bellanova intervenendo al Politecnico di Bari alla presentazione del Progetto One Stop Shop.

“Il nostro obiettivo è promuovere e facilitare il trasferimento tecnologico, l’innovazione e la creazione di competenze traendo il massimo vantaggio dalla cospicua mole di risorse, 30 Milioni di euro (20 Mln di € per il 2017 e 10 Mln di € per il 2018) a disposizione dal Piano Nazionale Industria 4.0. La piena attuazione della norma sui Competence Center richiede l’approvazione di un Decreto del MiSE di concerto con il Mef. Abbiamo già inviato il testo al Mef e ritengo che per il mese di aprile si potrà dare attuazione alla misura, che sicuramente rappresenta un’importante opportunità per il sistema della ricerca”.
Lo ha affermato oggi la Viceministro Teresa Bellanova intervenendo al Politecnico di Bari alla presentazione del progetto ONE STOP SHOP per il potenziamento e la capacity building degli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) delle Università Italiane e degli enti pubblici di ricerca, cofinanziato dal Mise.
“Sviluppare e valorizzare capitale umano è uno dei principali fattori di crescita e di sviluppo del Paese”, ha proseguito la Viceministro, che ha poi visitato i laboratori coinvolti nel progetto, “perché il lavoro, e in particolar modo quello legato all’industria, pur riducendosi nella quantità assoluta rimane un pilastro fondamentale della nostra economia e più in generale delle economie moderne che guardano in modo competitivo al futuro. Questo significa, e per me assume particolare valore simbolico affermarlo in un luogo di eccellenza della Puglia e del Mezzogiorno, che gli investimenti formativi in attività a maggior valore aggiunto rappresentano una priorità imprescindibile.
Per queste ragioni, e anche per un pizzico di comprensibile orgoglio territoriale, considero estremamente positivo quanto realizzato dall’Università di Bari sul potenziamento delle attività relative al trasferimento tecnologico, finalizzato a promuovere la collaborazione tra imprese e accademia per conseguire vantaggi reciproci dal punto di vista informativo, produttivo e commerciale e cofinanziato dalla Direzione generale brevetti e marchi del Mise.
“L’università di Bari”, ha quindi concluso Teresa Bellanova, “che con i suoi oltre 50 corsi di laurea attrae circa 50.000 studenti non solo pugliesi, rappresenta uno dei fiori all’occhiello del nostro Meridione. Un patrimonio importantissimo, che va preservato e rafforzato se vogliamo che la nostra terra e la nostra gente trovi la giusta collocazione nella nuova dimensione economica globale.
In questo momento c’è un importante confronto al nostro interno sulle misure di incentivazione. Io ritengo che possano dare una concreta mano allo sviluppo delle imprese ma che debbano essere rivolte prioritariamente al sostegno delle idee e della conoscenza, che rappresentano la linfa vitale della nostra crescita economica, sociale e culturale per i prossimi anni. Un tema su cui il Governo non farà mancare interlocuzione e supporto”.
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