Nel diritto comunitario sono attribuiti alla nozione di concorrenza due differenti significati, sintetizzati nelle definizioni di "concorrenza nel mercato" e "concorrenza per il mercato".
Nella prima accezione, ci si riferisce a settori in cui è già instaurato un mercato concorrenziale nei quali l’intervento comunitario mira a prevenire e sanzionare le condotte imprenditoriali integranti intese restrittive della concorrenza, cartelli di prezzo, monopoli ed abusi di posizione dominante.
La legislazione antitrust, infatti, si forma con l'obiettivo di vigilare sulla libertà economica privata, onde scongiurare la possibilità che questa si traduca nell’esercizio di un potere economico privato; tentando contemporaneamente di consentire autonomia alle imprese, attraverso l'elaborazione di misure che non incidano in modo invasivo sulle scelte degli operatori economici.

 
Il principio di concorrenza per il mercato - rilevante per le direttive in materia di appalti pubblici - è invece funzionale al fine di dilatare i settori di mercato per garantire il libero accesso da parte di operatori economici di altri stati membri, riferendosi a settori inizialmente esclusi dal mercato o limitati da misure protezionistiche.
 
La divergenza tra i due concetti si riflette sulla diversità di matrice normativa, in quanto le direttive in materia di appalti non si fondano sugli artt. 81 e 82 del Trattato ma sugli articoli 43 e 49, e 95 del Trattato.
 
Articolo redatto dal Dott. Riccardo Cerulli - 23/12/2016
Il potere derogatorio riconosciuto alle ordinanze per appalti pubblici effettuati in interventi emergenziali si è tradotto nella frequente realizzazione di interventi sottratti in tutto o in parte alla disciplina del Codice dei contratti pubblici, in virtù dell’art. 5 della richiamata legge n. 225/1995 e dell’art. 5-bis, comma 5, del Decreto-legge n. 343/2001 relativo ai “grandi eventi”.

È opportuno ricordare il ruolo del procedimento ad evidenza pubblica, che nell’attività privatistica della pubblica amministrazione ha la funzione di evidenziare – in un momento di natura pubblicistica – l’iter motivazionale del provvedimento assunto in concreto dall’amministrazione.
Il potere di autonomia privata della pubblica amministrazione, infatti, deve sempre compiersi nel rispetto dei principi di legalità, imparzialità e tutela del terzo, nonché in conformità ai principi normativi che disciplinano l’azione amministrativa.
Quindi, i contratti stipulati dalla pubblica amministrazione sono sempre funzionali al perseguimento dell’interesse pubblico, impedendo in tal modo una totale libertà d’azione ed imponendo una procedura ad evidenza pubblica che evidenzi la coerenza e la legittimità della scelta in modo da consentire anche un sindacato che possa tutelare il contraente privato.
L’interesse pubblico, pertanto, costituisce un limite all’autonomia negoziale della p.a. e questa limitazione si traduce nell’obbligo di operare attraverso le procedure ad evidenza pubblica.

Tutte le norme attributive dei poteri di necessità richiedono presupposti quali: la sussistenza di un’oggettiva necessità e la conseguente assenza di mezzi espressamente predisposti per farvi fronte; la proporzionalità delle disposizioni impiegate rispetto al fine; la previsione che il diritto eccezionale sia contenuto allo stato di eccezione e non trasformarsi in diritto ordinario o normale.

Quindi, le norme in questione istituiscono con le altre norme un rapporto di deroga o di sostituzione, creando un potere innominato necessario nell’ipotesi in cui il potere nominato non si attagli alla fattispecie concreta sotto il profilo del contenuto. Il fondamento del carattere derogatorio del potere d’emergenza deve essere cercato sia nella norma che prevede il potere (sia pure in modo generico) sia nella finalità d’interesse pubblico che la norma intende salvaguardare nelle situazioni di pericolo.
Solo così è possibile giustificare le deroghe alla tutela dei diritti e delle libertà, nonché alle previsioni di forma e procedura, che possono concretizzarsi in forme invasive.

Alla luce di ciò, il lungo percorso di inquadramento normativo delle leggi attributive di poteri di ordinanza ha vissuto una fase particolarmente delicata all’indomani del 1° gennaio 1948, data di entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana.
La Costituzione, infatti, nei suoi principi fondamentali, ha realizzato una risoluta soluzione di continuità con il passato, per mezzo di un'immissione di importanti principi

Comunicato stampa Ministero dello Sviluppo Economico del 1° dicembre 2016
 
Nel corso della seduta odierna, il Cipe ha approvato il Piano Operativo “Imprese e Competitività” proposto dal Ministero dello Sviluppo Economico. La dotazione del Piano è costituita da 1400 milioni di euro del Fondo Sviluppo e Coesione, cui potranno aggiungersi ulteriori risorse regionali, per un ammontare stimato in 2 miliardi di euro, che determineranno nel triennio un volume di investimenti pubblico/privati non inferiore ai 4 miliardi.  
Il Piano Operativo, articolato su tre linee di intervento, è mirato a sostenere e potenziare i contratti di sviluppo, ad attuare una robusta azione di sostegno della “space economy”, ad aumentare la dotazione del programma Iniziativa PMI.
Ai contratti  di sviluppo sono attribuiti 916 milioni di euro, che potranno consentire lo scorrimento della graduatoria del bando Invitalia ed il sostegno di iniziative di investimento condivise dalle Regioni, centrate sulla specializzazione produttiva e coerenti con gli indirizzi del Piano Nazionale Industria 4.0, alle quali viene esplicitamente riconosciuto carattere di priorità.
Il Piano Space Economy, finanziato con 350 milioni di euro, si struttura come una iniziativa settoriale di significativa massa critica mirata a consentire all’Italia di trasformare l’industria dello  spazio in uno dei motori propulsori della crescita del Paese. Il Piano deriva la sua impostazione  dalle risultanze  dei lavori della cabina di regia istituita nel 2014 presso la Presidenza del Consiglio, e partecipata da organismi di ricerca, organizzazioni di imprese, stakeholders.
Il potenziamento della dotazione del Piano Iniziativa PMI, del valore di 100 milioni di euro, accrescerà, infine, il volume di credito destinabile agli investimenti delle piccole e medie imprese, per mezzo di una o più operazioni di cartolarizzazione di finanziamenti già erogati.
I 916 milioni di euro destinati al potenziamento della dotazione dei contratti di sviluppo sono destinati: per 658 milioni alle regioni meno sviluppate; per 74 milioni alle regioni in transizione; per 184 milioni alle regioni più sviluppate.
I 350 milioni finalizzati alla “space economy” sono invece così distribuiti: 78 milioni alle regioni meno sviluppate; 7 milioni alle regioni in transizione; 265 milioni alle regioni più sviluppate.
Nel commentare la discussione del CIPE, il sottosegretario MISE con delega alla programmazione economica, Antonio Gentile, ha affermato come “le misure finanziate, su iniziativa del MISE, produrranno un impatto economico immediato. Sia per i contratti di sviluppo che per il programma della space economy disponiamo di un parco progetti di significativo valore, caratterizzato da forti contenuti innovativi e suscettibile di ulteriore  incremento attraverso l’apporto e la partecipazione delle Regioni. Il Piano dovrà rappresentare l’occasione di istituire un presidio permanente delle politiche per la crescita. L’inversione del trend economico e i segni di ripresa che giungono dal sistema delle imprese debbono spingerci a semplificare, agire per obiettivi chiari e distinti, anche nella prospettiva di finanziare a breve nuove grandi iniziative settoriali mediante il ricorso a quota parte degli ulteriori 11 miliardi di euro del Fondo Sviluppo e Coesione iscritti nella legge di bilancio 2017”.
Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 5 dicembre 2016
 
Continua la tendenza al rialzo del mercato immobiliare italiano, che nel terzo trimestre del 2016 registra un incremento del 17,8%. In alcuni settori, infatti, i tassi di crescita viaggiano a doppia cifra già da inizio anno: nel periodo luglio-settembre il terziario raggiunge quota +31,1%, oltre il doppio rispetto al trimestre precedente, così come il commerciale, che passa da un +12,9% a un +23,3%, mentre il residenziale segna un aumento del 17,4%. Anche il produttivo guadagna un buon 24,5%.
È questa la fotografia del mercato del mattone italiano che emerge dalla Nota trimestrale dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, disponibile da oggi sul sito internet www.agenziaentrate.it.
I numeri del settore residenziale - Nel terzo trimestre 2016, il mercato delle abitazioni continua a crescere in tutte le aree del Paese, grazie soprattutto al permanere dei tassi di interesse sui mutui particolarmente bassi e al contesto economico nel suo complesso, anche se la crescita è generalmente rallentata rispetto al trimestre precedente. Ancora una volta è il Nord che fa da traino, con un incremento pari al 22,3%, mentre il Centro e il Sud si assestano rispettivamente a +15,2% e +10%. Inoltre, in questo trimestre la crescita è stata superiore nei Comuni non capoluogo (+17,9%) rispetto ai capoluoghi (+16,4%).
Genova domina tra le grandi città – Anche nelle grandi città italiane permane un deciso segno positivo per le compravendite di abitazioni: Genova ha registrato il maggior incremento, con una crescita pari al 25%; seguono Milano (+23,9%), Bologna (+21,5%), Torino (+20,4%) e Firenze (+13,3%). Una crescita più contenuta caratterizza, invece, il mercato residenziale di Napoli (+2,4%), Palermo (+5,8%) e Roma (+8,9%).
Uffici, negozi e capannoni - Tra i settori non residenziali la tendenza al rialzo più significativa è quella che interessa il settore terziario, che raggiunge il 31,1%, ma anche gli altri settori migliorano notevolmente, con percentuali superiori al 20. Particolarmente significativa è la crescita del comparto commerciale, che tocca quota 23,3%, con il picco al Nord (+28,6%), mentre il comparto produttivo (che comprende capannoni e industrie) conferma la decisa tendenza al rialzo, dopo la forte accelerazione del semestre precedente, seppure il tasso scenda di circa 4 punti (da +28,7% a +24,5%).
Ulteriori dettagli - La Nota trimestrale Omi relativa al terzo trimestre 2016, completa di tabelle e grafici di dettaglio sull’andamento del mercato del mattone, può essere scaricata dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it, seguendo questo percorso: Documentazione > Osservatorio del mercato immobiliare > Pubblicazioni > Note trimestrali.
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