(…) la natura ibrida del consorzio atipico fra proprietari di immobili, che giuridicamente rientra fra le associazioni ma può essere disciplinato secondo le disposizioni sul condominio negli edifici (…) 
 
Quando più proprietari di singole unità immobiliari esclusive condividono spazi, porzioni immobiliari, o comunque beni o servizi, se questi ultimi sono oggetto di proprietà comune, si costituisce di fatto un Condominio, caratterizzato appunto dalla coesistenza di porzioni immobiliari di proprietà esclusiva e comproprietà di altri beni e servizi. 
 
Il codice civile, in relazione agli edifici con più appartamenti, si riferisce espressamente a tutte le parti di un edificio necessarie all’uso comune, quali suolo, fondamenta, tetto ecc., specificando altresì, aree destinate a parcheggio nonché locali per i servizi comuni (lavanderia e simili) e manufatti di qualunque genere (portone, scale, ascensore, pozzo, ecc.). Con particolare riferimento ai cortili, ci si riferisce anche alle aree scoperte comprese tra diversi corpi di fabbrica di più edifici, sia ai vari spazi liberi disposti esternamente che ai cosiddetti spazi verdi.
La proprietà comune di queste suddette parti di edificio si presume, in quanto necessariamente condominiali, accessori indivisibili per natura o destinazione (come ad esempio le fondamenta). In presenza di beni suscettibili di utilizzazione individuale, la destinazione all’uso collettivo attiene all’utilità piuttosto che alla necessità.
 
La disciplina del codice si applica, in quanto compatibile, in tutti i casi in cui più unità immobiliari o più edifici ovvero più condominii di unità immobiliari o di edifici abbiano parti comuni. Le quote dei partecipanti si presumono uguali e il concorso dei partecipanti, tanto nelle utilità quanto negli oneri e le spese è in proporzione delle rispettive quote di proprietà esclusiva. Ciascun condomino è tenuto a contribuire alle spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle cose comuni come deliberate dalla maggioranza dei condomini, salva la rinunzia ai suoi diritti, ove legittima e possibile…
Sebbene il titolo che costituisce il condominio sia da riferire all’atto o l’insieme di atti che danno vita al condominio (ovverosia gli atti di acquisto delle singole unità immobiliari o il regolamento condominiale), il condominio nasce automaticamente al verificarsi dei presupposti di compresenza di parti in comproprietà tra più proprietari di porzioni esclusive cui non si può rinunciare, o meglio, ogni comproprietario può rinunciare all’uso di determinate parti comuni e sottrarsi alle spese per l’utilizzo ma non a quelle di conservazione; ad ogni modo alla proprietà comune, invece, non è impossibile rinunciare se non col consenso di tutti gli altri condomini e provvedendo alla relativa trascrizione per l’opponibilità ai terzi.
Sussiste un vero e proprio divieto di rinuncia alla proprietà comune (cfr. obbligazione propter rem e distacco dal riscaldamento centralizzato), sebbene, in alternativa, il condomino potrebbe cedere la quota di comproprietà ad un terzo ma soltanto ove il bene in questione non sia gravato da vincoli di pertinenzialità assoluta. Le parti comuni non sono soggette a divisione, a meno che la divisione possa farsi senza rendere più incomodo l’uso della cosa a ciascun condomino e comunque occorre il consenso di tutti i condomini.

I coeredi, ciascuno rispettivamente nei confronti degli altri, hanno diritto di prelazione in caso di vendita di un bene ereditario o una sua quota o una quota di eredità. 
Il coerede privato del diritto di prelazione ha diritto di riscatto nei confronti dell'acquirente e ogni successivo avente causa, tuttavia, il retratto successorio ha efficcacia soltanto finché non si scioglie la comunione ereditaria con la divisione dei beni tra i coeredi. Perché possa applicarsi la prelazione ereditaria deve trattarsi di alienazione a titolo oneroso, essendo esclusa la donazione. 
L’esistenza di una comunione ereditaria è, come detto, il presupposto del diritto di prelazione che spetta esclusivamente ai coeredi, non agli estranei come non spetta al legatario. Pertanto, se un coerede intende vendere a terzi, deve notificare una proposta contrattuale agli altri coeredi che hanno due mesi di tempo per esercitare la prelazione.  Il retratto successorio opera in caso di omessa notifica e alienazione, il diritto di riscatto-retratto può essere esercitato fino a che non si sia perfezionata la divisione dell’eredità entro il termine di prescrizione ordinaria, tuttavia, il diritto di prelazione e il diritto di riscatto non sono applicabili quando vi sia un testamento ove il testatore abbia effettuato direttamente la divisione tra i coeredi.
Nondimeno, è discusso se la prelazione in esame sia configurabile quando il testatore abbia attribuito singoli beni in funzione di quota ereditaria senza alcuna specificazione (istitutio ex re certa).
La prelazione del coerede è un diritto personale ed intrasmissibile in quanto inerente alla qualità di coerede, pertanto, non spetta all’erede del coerede e non va confuso con il medesimo diritto di prelazione attribuito per testamento come onere perché, in tal caso, manca l’efficacia reale della prelazione legale, ovverosia la violazione non comporta alcun diritto di riscatto bensì la risoluzione della disposizione testamentaria e il risarcimento del danno.
La prelazione testamentaria e il legato di prelazione
La prelazione attribuisce, come noto, il diritto di essere preferito, a parità di condizioni, ove l’obbligato a rispettarla intenda volontariamente contrarre, non essendovi affatto obbligato; il legato di prelazione costituisce un lascito testamentario che non attribuisce la qualità di erede ma attribuuisce il diritto di prelazione e può realizzarsi anche come sublegato o legato a favore dell'erede (prelegato).
Ad ogni modo, rientrano nella categoria dei legati obbligatori, quei lasciti che fanno sorgere in capo al legatario un diritto di credito nei confronti
dell’onerato (che solitamente è l'erede!) ma non un diritto di riscatto del bene in caso di inosservanza del diritto. Inoltre, il diritto del prelazionario è trasmissibile sia agli eredi che ai legatari, purché non avente carattere strettamente personale, perciò inerente a specifiche qualità esclusive del soggetto avente diritto.
In conclusione, il legato di prelazione consente al testatore di dare un particolare indirizzo al suo patrimonio; la prelazione dei coeredi invece assicura che il patrimonio ereditario si concentri in capo a coloro che hanno un vincolo di parentela con il de cuius.
Il diritto di prelazione tra i coeredi è una prelazione legale vera e propria, diversamente, il legato di prelazione (o la prelazione testamentaria) è invece un’ipotesi di prelazione volontaria.
 
Articolo redatto da Avv. Andrea Cruciani  il 08.12.2017

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Cos'è 
Una mensilità di stipendio in più rispetto alla normale retribuzione
Quando e come si paga/riceve
In busta paga nel mese di dicembre
Perché
Costituisce una sorta di gratifica natalizia,  inizialmente pensata per gli operai e impiegati dell'industria  
A chi spetta
A tutti i lavoratori dipendenti assunti a tempo determinato o indeterminato, pubblici o privati, nonché ai pensionati e ai percipienti l'assegno sociale
Come si calcola
Secondo le modalità stabilite dai CCNL di categoria, perlopiù corrisponde ad una mensilità ulteriore di stipendio
E' soggetta a tassazione
Si e senza detrazioni, per questo motivo può essere di importo inferiore rispetto alla mensilità di dicembre
I lavoratori aventi paga oraria, colf, badanti, baby sitter ecc. hanno diritto alla tredicesima
Si, l'importo si calcola secondo quanto stabilito dai  CCNL moltiplicando la paga oraria per un determinato coefficiente
Spetta a chi lavora o ha lavorato meno di un anno
Si, parzialmente, secondo l'importo maturato
 
Articolo FAQ redatto da Avv. Andrea Cruciani il 08.12.2017
 
 
La mancanza di liquidità ma soprattutto la difficoltà dei potenziali acquirenti di immobili nel riuscire ad ottenere un prestito, un mutuo, o comunque credito, ha determinato, come noto, l’attuale crisi del mercato immobiliare.
Il Legislatore, con il decreto Legge 12 settembre 2014, n. 133 “Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive” (Legge di conv. 11.11.2014, n. 164), introduce una specifica disciplina normativa per i contratti di godimento in funzione della successiva alienazione di immobili, tra i quali il più noto c.d. Rent to buy.
Analizzando pro e contro della suddetta nuova disciplina, un primo confronto si ha riguardo all’istituto della vendita con riserva di proprietà, già disciplinata dal Codice civile (artt. 1523 e ss.).
Una prima considerazione attiene al fatto che i contratti in questione sono definiti contratti a formazione progressiva, nel senso che lo scopo finale per cui vengono stipulati non si raggiunge immediatamente all’esito della trattativa, con la conclusione dell’accordo e la sottoscrizione del contratto, bensì necessitano ulteriori adempimenti che non costituiscono mere obbligazioni di fare o dare, invero comportano il compimento di ulteriori atti formali, il tutto seguendo un predeterminato iter cronologico – giuridico.
Le prestazioni ad esecuzione continuata o periodica come pure le fattispecie a formazione progressiva coinvolte negli schemi contrattuali in esame e cui sono tenute le parti nel tempo aumentano la durata del rapporto e di conseguenza il rischio di eventuali inadempimenti o comunque contenziosi relativi alla corretta esecuzione o meno delle rispettive obbligazioni contrattuali.
Orbene, concentrando l’attenzione sugli aspetti prettamente relativi all’eventuale contenzioso tra le parti contrattuali, rilevano, in particolare, sia la rispettiva tutela in caso di inadempimento di una delle parti che la prevenzione, o meglio la previsione anticipata di determinati effetti e conseguenze in caso di controversia e risoluzione del rapporto contrattuale, come pure di eventuale esecuzione in forma specifica con sentenza ove colui che si è obbligato a concludere un contratto non adempia spontaneamente.

Comunicato stampa INPS del 20/03/2017
Con la Circolare 213 del 2 dicembre 2016 sono state fornite le istruzioni amministrative ed operative in ordine alle prestazioni ordinarie ed emergenziali erogate dal Fondo di solidarietà per la riconversione e riqualificazione professionale, per il sostegno dell’occupazione e del reddito del personale del credito.
 
Il Messaggio 1231 del 17 marzo 2017 chiarisce i dubbi di alcune aziende, precisando che, nelle modalità di computo del tetto aziendale sono considerate anche le prestazioni di assegno ordinario, definendone l’applicazione, i casi e l’ammontare.
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