Il contratto di rete è disciplinato dall’art. 3, commi 4-ter e seguenti, della Legge n. 33 del 9 aprile 2009 (di conversione del D.L. n. 5 del 10 febbraio 2009), e sue successive modificazioni ed integrazioni.
Rappresenta una modalità contrattuale di cooperazione tra più imprenditori che si impegnano a collaborare al fine di accrescere, sia individualmente che collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività e che mirano ad aumentare la loro massa critica e ad avere così maggiore forza sul mercato.
 
Il contratto di rete deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, ovvero per atto firmato digitalmente a norma degli art. 24 o 25 del C.A.D. (D.Lgs. 82/2005 e successive modificazioni) da ciascun imprenditore o legale rappresentante delle imprese aderenti e trasmesso ai competenti uffici del registro delle imprese attraverso il modello standard tipizzato con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico.
 
Il disposto normativo prevede poi alcuni elementi obbligatori da indicare nel contratto di rete, la cui assenza comporterebbe la nullità del contratto stesso. Questi contenuti obbligatori sono:
 
La proprietà industriale è un elemento essenziale del patrimonio di un'azienda.

Un asset, però, non sempre debitamente valorizzato e protetto, se non a livello macro. Le grandi aziende, infatti, dedicano risorse, a volte ingentissime, tanto alla visibilità del proprio marchio, quanto alla sua tutela.
Nel settore delle Mirco, Piccole e Media Imprese (MPMI), però, non si riscontra la stessa attenzione alla proprietà industriale, seppur con le dovute proporzioni.
Si può quindi parlare di un gap culturale legato alla compresione dell'importanza del bene immateriale "marchio" tra le grandi aziende e le PMI? Oppure è necessario fare riferimento a risorse sempre più scarse man mano che diminuisce la dimensione aziendale? O, infine, si tratta di una combinazione dei due aspetti?
Ciò che appare evidente è che in un'ipotetica scala dei valori aziendali delle MPMI, la valorizzazione del marchio non sempre occupa i primi gradini. Tra il 2010 e il 2014, ad esempio, si è passati dalla registrazione di più di 160mila marchi all'anno (2010) a 46.641 nel 2014 (Fonte: DATI STATISTICI TITOLI CONCESSI DI PROPRIETA' INDUSTRIALE 2014 dell'UIBM).
 
Probabilmente è sulla base di queste riflessioni che il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) - attraverso l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) - sta aumentando gli sforzi per diffondere sempre più tra le imprese una cultura brevettuale atta alla valorizzazione dei titoli della proprietà industriale.
Nel concreto, il 31 luglio 2015 il MiSE ha siglato con l'Unioncamere una Convenzione della durata di 30 mesi contenente i punti programmatici per la preparazione di bandi di gara per la concessione di agevolazioni alle imprese aventi ad oggetto la proprietà industriale.
 
Il bando denominato MARCHI+2 rappresenta un esempio in tal senso; esso, infatti, è finalizzato ad agevolare le imprese di micro, piccole e medie dimensioni nella tutela dei marchi all'estero, sia a livello comunitario (Misura A), che a livello internazionale (Misura B). Più esattamente, il bando MARCHI+2 mette a disposizione per la concretizzazione della azioni in esso previste due milioni e ottocentomila euro, suddivisi in quote massime di ventimila euro per azienda richiedente. Come già accennato, l'articolazione delle misure è su due livelli: con la Misura A si prevede un finanziamento per la registrazione di marchi comunitari presso l'Ufficio per l'Armonizzazione nel Mercato Interno (UAMI), mentre con la Misura B l'agevolazione è concessa per la registrazione di marchi internazionali presso l'Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (OMPI).
 
Le spese agevolabili concernono la progettazione del nuovo marchio, l'assistenza per il deposito e l'eventuale assistenza legale per azioni di tutela del marchio, più le tasse di deposito. E' importante che tali importi siano stati corrisposti successivamente al 01/02/2015 e comunque non dopo la presentazione della domanda di agevolazione.
 
Quest'ultima deve essere inoltrata entro cinque giorni dalla data del protocollo attribuito mediante la compilazione di un form on line disponibile sul sito marchipiu2.it.
La domanda deve includere - tra gli altri documenti - la dichiarazione sostitutiva di atto notorio che l'impresa richiedente e le imprese fornitrici dei servizi oggetto della domanda di agevolazione non si trovino in rapporto di contollo/collegamento ai sensi dell'art. 2359 c.c. ovvero non si riscontri tra i medesimi soggetti, anche in via indiretta, una partecipazione, anche cumulativa, di almeno il 25%.
 
Le risorse, conferite attraverso una procedura valutativa a sportello (art. 5, comma 3, D.Lgs. 123/98) sono erogate da Unioncamere - partner del MiSE e soggetto gestore del presente bando - direttamente sul C/C bancario segnalato nella domanda di adesione entro 60 giorni dalla comunicazione della concessione dell'agevolazione stessa.
Infine, l'art. 10 del bando MARCHI+2 disciplina la revoca delle agevolazioni qualora, in primis, le agevolazioni siano state concesse sulla base di dati inesatti, oppure, in secondo luogo, sia stata aperta una procedura concorsuale nei confronti dell'impresa o, infine, l'impresa sia stata cancellata dal Registro delle Imprese in data anteriore alla liquidazione del contributo.
 
Articolo redatto dal Dott. Riccardo Cerulli - 31/01/2016
Il mondo che ci circonda è oggi in continuo e veloce cambiamento. Basti pensare alla globalizzazione, ad internet, all’impatto dei social network, alle nuove tecnologie, alle nuove fonti di energia, alla recessione e così via.
La trasformazione mondiale in atto comporta anche l’affermarsi di un nuovo paradigma economico che naturalmente si sta affermando anche in Italia (parte integrante del nuovo villaggio globale). 

 
Si impone sempre più una “Networked Economy” che vede il tramonto dello slogan degli anni settanta “piccolo è bello” e nella quale la “fabbrica” perde il suo ruolo centrale ed invece la produzione e la sperimentazione di “Conoscenza Condivisa” diviene un indispensabile fattore di successo, “moneta” e risorsa chiave.  
Questo nuovo paradigma economico impone un cambio anche di paradigma organizzativo, sempre più flessibile ed innovativo. 

 
Da qui le reti di impresa come nuova forma organizzativa che permette alle micro e piccole imprese di fare massa critica intorno a progetti scaturiti dalla cooperazione tra aziende differenti che si collegano in rete fra loro per la durata di un dato progetto sfruttando una “economia basata sul sapere”, fatta di conoscenze e di relazioni, per produrre un nuovo valore, per accrescere individualmente e collettivamente la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato - pur mantenendo la loro autonomia ed indipendenza.
 
La rete diventa “un salto culturale”, efficace strumento di politica industriale per affrontare al meglio un periodo di recessione e di cambiamento e un’importante occasione per evolvere anche sotto il “profilo imprenditoriale”.

Per revocare una carta di credito, si consiglia innanzitutto di leggere l’apposito articolo che regola tale ipotesi recuperando il contratto a suo tempo firmato. Di solito è sufficiente inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno alla società emittente la carta; questa informazione si trova normalmente riportata anche sull’estratto conto periodico inviatovi dalla società emittente.
Dopo le novità introdotte dal 2010 è importante sapere che il contratto relativo alla carta di credito può essere interrotto in qualsiasi momento.

 
Di seguito si riporta un fac simile di lettera di revoca:

Ministero delle Attività Produttive DM del 18 aprile 2005:
Articolo 1.
1. Il presente decreto fornisce le necessarie indicazioni per la determinazione della dimensione aziendale ai fini della concessione di aiuti alle attività produttive e si applica alle imprese operanti  in tutti i settori produttivi.

 
Articolo 2.
1.    La categoria delle microimprese, delle piccole imprese e delle medie imprese (complessivamente definita PMI) è costituita da imprese che:
a)    hanno meno di 250 occupati, e
b)    hanno un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro, oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 43 milioni di euro.

 
2.    Nell’ambito della categoria delle PMI, si definisce piccola impresa l’impresa che:
a)    ha meno di 50 occupati, e
b)    ha un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 10 milioni di euro.

 
3.    Nell’ambito della categoria delle PMI, si definisce microimpresa l’impresa che:
a)    ha meno di 10 occupati, e
b)    ha un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro.

 
4.    I due requisiti di cui alle lettere a) e b) dei commi 1, 2 e 3 sono cumulativi, nel senso che tutti e due devono sussistere.

Le domande per ottenere i contributi previsti per le reti imprese del settore turistico (Decreto Ministro Affari Regionali 8 gennaio 2013) dovranno essere presentate, esclusivamente per via telematica, dalle ore 10:00 del 14 dicembre 2015 alle ore 16:00 del 15 gennaio 2016 attraverso il portale predisposto dal Ministero dei Beni Culturali e del Turismo. Si rammenta che l’istruttoria avverrà secondo l’ordine cronologico di presentazione.
I contributi sono principalmente diretti ai “raggruppamenti” di micro e piccole imprese con forma giuridica di”contratto di rete” finalizzati a promuovere e sostenere i processi di integrazione tra le imprese turistiche per “progetti” aventi ad oggetto le “iniziative” previste dal bando e rivolte principalmente alla diminuzione dei costi relativi alla gestione e prenotazione dei servizi turistici, alla creazione di piattaforme per acquisti collettivi di beni e servizi, alle iniziative che migliorino la conoscenza del territorio a fini turistici, ecc. ecc., per un ammontare complessivo di spese ammissibili non minori a 400.000,00 euro.

Dal 12 Novembre 2014 decorre il divieto di utilizzo del denaro contante tra tutti i soggetti della filiera dei trasporti, indipendentemente dall’ammontare dell’importo dovuto.
Tale divieto è stato introdotto con la Legge 11 Novembre 2014 n. 164 di conversione del Dl n. 133/2014 denominato “SbloccaItalia” al fine di assicurare la tracciabilità dei flussi finanziari.
I pagamenti, di qualunque importo, resi in adempimento di un contratto di trasporto merci su strada, devono qundi obbligatoriamente avvenire utilizzando strumenti "tracciati" di pagamento, quale il canale bancario attraverso assegni, bonifici bancari o postali e ogni strumento che garantisca la piena tracciabilità delle operazioni.
I cittadini privati sono esentati dall’applicazione di tale norma e potranno pagare in contanti, sino al limite di €. 999,99, le prestazioni rese in adempimento di un contratto di trasporto.

Per meglio comprendere il contenuto della norma, si ritiene utile precisare che:

In extremis sono state prorogate per il 2015 le agevolazioni per gli autotrasportatori, ma quella relativa alla deduzione forfetaria è stata fortemente ridotta.
Quest’anno gli autotrasportatori sia per conto proprio che per conto terzi, potranno recuperare fino a 300 euro per ogni veicolo di trasporto di massa complessiva superiore a 11,5 tonnellate, di quanto pagato nel corso nel 2014 a titolo di SSN sui premi di assicurazione r.c. per ogni automezzo come sopra individuato.
L’importo sarà utilizzato in compensazione con il modello F24, indicando il codice tributo 6793 e come anno di riferimento "2015", cioè l'anno in cui è effettuata la compensazione. Gli importi compensati dovranno poi essere indicati nel quadro RU della prossima dichiarazione dei redditi.

 
Per quel che riguarda la detrazione forfetaria di costi non documentati a favore degli autotrasportatori di cose per conto terzi prevista dall’articolo 66, co. 5 del TUIR, il comunicato stampa dell’AdE del 02 luglio ha reso noto che le stesse sono state ribassate rispetto al passato con conseguente aggravio di tasse per gli autotrasportatori. Le misure vigenti per l’anno 2014 sono ora pari a:
•    euro 44,00 giornalieri * (erano pari ad euro 56,00) per i trasporti personalmente effettuati dall'imprenditore fuori del Comune in cui ha sede l'impresa, ma nell'ambito della regione o delle regioni confinanti;
•    euro 73,00 giornalieri * (erano pari ad euro 92,00) per viaggi oltre l'ambito sopra indicato.
La deduzione è riconosciuta anche ai soci delle società in nome collettivo e in accomandita semplice e alle imprese di autotrasporto merci che siano in contabilità semplificata o in contabilità ordinaria per opzione e sono escluse le società di capitali.
 
Articolo redatto da Francesco Cacchiarelli 11-07-2015
 

*Attenzione questi sono gli importi delle nuove deduzioni comunicate a noi comuni mortali a mezzo comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 06 agosto 2015 che hanno sostituito le deduzioni di 18,00 e 30,00 euro divulgate a loro volta con il comunicato stampa del 02 luglio. Evviva l'Italia.

Le leggi frettolose partoriscono nuove leggi intese ad emendare, a perfezionare; ma le nuove, essendo dettate dall’urgenza di rimediare a difetti proprii di quelle male studiate, sono inapplicabili, se non a costo di sotterfugi, e fa d’uopo perfezionarle ancora, sicché ben presto il tutto diventa un groviglio inestricabile, da cui nessuno cava più i piedi - Luigi Einaudi

Clicca qui per scaricare il comunicato stampa del 06 agosto 2015

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