Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 4 agosto 2016
 
Arrivano i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sulla disciplina delle Controlled Foreign Companies (CFC). Con la circolare n.35/E di oggi, vengono esaminate le modifiche ai criteri di individuazione dei Paesi a fiscalità privilegiata, il trattamento degli utili provenienti da questi Paesi e la disciplina del credito d’imposta estero. Le ultime novità normative, infatti, hanno comportato importanti implicazioni, sia ai fini del regime di tassazione per trasparenza dei redditi prodotti dalle società controllate, sia ai fini della tassazione degli utili provenienti dai cosiddetti paradisi fiscali.
Individuazione dei regimi fiscali privilegiati - La circolare fornisce chiarimenti in merito ai criteri di individuazione dei regimi fiscali privilegiati a partire dal primo gennaio 2016, ora basati esclusivamente sul livello nominale di tassazione inferiore al 50 per cento di quello applicabile in Italia e non più sul sistema formale di inclusione di un Paese nella black list, illustrando anche i criteri valevoli fino al periodo d’imposta 2014 e per il periodo d’imposta 2015. Al riguardo, l’esclusione degli Stati membri dell’Unione Europea o dello Spazio Economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni dalla nozione di regimi fiscali privilegiati, prevista dalla legge di Stabilità 2016, è stata estesa in via interpretativa anche all’esercizio 2015. Inoltre, vengono illustrati gli effetti dell’abrogazione dell’articolo 168-bis del TUIR.
Le novità in materia di CFC - A seguito dell’introduzione di nuovi criteri di individuazione dei regimi fiscali privilegiati, la circolare adegua, in via interpretativa, la dimostrazione dell’esimente di cui al comma 5, lettera b), dell’articolo 167 del TUIR. A tal fine, la mancanza di intenti o effetti elusivi, alla base dell’investimento all’estero, si considera dimostrata qualora il contribuente provi che il carico fiscale estero è almeno pari al 50 per cento della tassazione nominale italiana o della tassazione effettiva che la controllata avrebbe scontato laddove fosse stata residente in Italia. Vengono pertanto superati i chiarimenti resi nella circolare n.51/E del 2010.
Il documento di prassi, inoltre, fornisce chiarimenti in merito alle disposizioni speciali extra TUIR applicabili ai fini della determinazione del reddito estero da imputare al socio e illustra l’abrogazione dell’articolo 168 del TUIR, che estendeva il regime CFC anche alle società collegate, nonché il regime transitorio tra la vecchia e la nuova disciplina.
Disciplina degli utili provenienti da regimi fiscali privilegiati - La circolare fornisce chiarimenti anche sulla nozione di utili “provenienti” e precisa il trattamento di dividendi e plusvalenze che sono espressione di utili pregressi, dando rilevanza al criterio vigente al momento della loro percezione, che deve essere soddisfatto anche rispetto all’esercizio di maturazione dell’utile. Vengono forniti, inoltre, dettagli sui presupposti e sulle modalità applicative del credito d’imposta indiretto concesso al socio residente che abbia ottenuto la disapplicazione della CFC rule in base alla prima esimente.
Obblighi dichiarativi - Venuto meno l’obbligo di presentare istanza di interpello ai fini della disapplicazione della CFC rule, è istituito un nuovo obbligo a carico del socio controllante di segnalare nel quadro FC del Modello Unico le proprie partecipazioni CFC nei casi in cui non abbia richiesto la disapplicazione della disciplina in esame o, anche avendolo fatto, abbia ricevuto parere negativo dall’Amministrazione fiscale. Sul punto, la circolare specifica che il dichiarante sarà tenuto ad indicare solo l’utile o la perdita del periodo di esercizio della controllata estera, senza doverne rideterminare il reddito. Analogo obbligo di segnalazione in dichiarazione dei redditi è imposto nel caso di percezione di utili e plusvalenze prodotti in Paesi a regime fiscale privilegiato.
Credito d’imposta estero - La circolare illustra, infine, come il decreto internazionalizzazione abbia facilitato la fruizione del credito d’imposta estero per tutti i contribuenti, a prescindere dalla tipologia di reddito/investimento effettuato all’estero.
Comunicato stampa Unioncamere del 20 luglio 2016
 
A quota 6mila l’universo degli innovatori italiani
Oggi è più facile ed economico costituire una startup innovativa in forma di società a responsabilità limitata. Basta collegarsi alla piattaforma startup.registroimprese.it, realizzata da Unioncamere e InfoCamere, per compilare e firmare digitalmente l’atto di costituzione “standard”, da oggi disponibile online.
La novità rende operativo quanto disposto dal decreto direttoriale del Ministero dello sviluppo economico del 1 luglio 2016 che ha approvato le specifiche tecniche per la struttura del modello informatico. Si tratta di una nuova opportunità che rientra nell’ambito delle policy che il Ministero sta realizzando, in collaborazione con il sistema camerale, per promuovere le startup innovative. Un’opportunità alternativa a quella ordinaria per atto pubblico che potrà comunque essere scelta qualora si preferisse essere assistiti da un professionista.
Il modello standard può essere redatto attraverso software disponibili sul mercato, oppure con il servizio "base" delle Camere di commercio, secondo i dettami della normativa vigente. Il servizio consente di predisporre per via telematica un atto costitutivo startup in forma di S.R.L. in modo semplice e guidato, secondo i dettami della normativa vigente. Il documento informatico firmato digitalmente deve essere presentato per l’iscrizione al registro delle imprese dell’ufficio territorialmente competente, entro il termine di 20 giorni dalla sottoscrizione.
Un servizio di assistenza online attivo nel periodo iniziale supporterà i futuri startupper nella fase di registrazione dell'atto, compilazione e trasmissione della pratica di Comunicazione Unica al registro delle imprese. Informazioni e supporto alla costituzione della propria startup si potranno comunque ottenere presso ogni Camera di Commercio.
Comunicato stampa Unioncamere del 12 luglio 2016
 
Positivo l’avvio del 2016 per il settore agroalimentare sulla scia della ripresa evidenziata a partire dal 2015. È quanto emerge dal rapporto AgrOsserva relativo al I trimestre 2016, pur nello scenario di incertezze legato alla frenata dell’economia mondiale dovuta alla crisi di alcune grandi economie emergenti. Più nel dettaglio il settore agroalimentare italiano – nell’insieme di agricoltura e agroindustria - chiude il 2015 con una crescita più robusta di quella registrata dall’economia nazionale, considerata nel suo complesso: il valore aggiunto del settore registra una crescita del 4,2% a valori correnti e del 2,3% in volume.
Per quanto riguarda l’agricoltura, crescono sia il valore della produzione che l’occupazione; quest’ultima segna un tasso incrementale annuo del +3,8%, a fronte di un dato medio nazionale dello 0,8%. Nei primi tre mesi dell’anno in corso tale dinamica positiva risulta ulteriormente rafforzata: il numero degli occupati nelle campagne cresce infatti del 5,8% su base annua, con un contributo particolarmente significativo degli under 35 (+13,8% rispetto ai primi tre mesi del 2015
).
La dinamicità del settore agroalimentare nazionale si deve, invece, ancora principalmente alla tonicità della domanda estera: dopo il +7,4% messo a segno dal food&beverage Made in Italy sui mercati esteri nel 2015, l’export del settore registra un ulteriore +1,8% nel primo trimestre 2016, favorito dalla stabilità del tasso di cambio dell’euro e dalle condizioni economiche dei Paesi dell’Area Euro. Nell’area della moneta unica, infatti, nei primi tre mesi del 2016, si è osservata una crescita del PIL (+1,5% su base tendenziale), per l’effetto combinato del rafforzamento della domanda interna, della produzione industriale, della crescita dell’occupazione e anche dell’aumento del reddito disponibile delle famiglie.

Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 19 luglio 2016
 
Il credito d’imposta apre ai contratti di somministrazione lavoro
Credito di imposta per Ricerca e Sviluppo, via libera alle spese sostenute per i contratti di somministrazione di lavoro relativi a personale altamente qualificato. Con la risoluzione n. 55/E di oggi, infatti, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che queste spese rientrano tra quelle che danno diritto all’agevolazione introdotta dal Dl n. 145/2013, in quanto sostanzialmente equiparate a quelle per il personale dipendente.
La natura dell’agevolazione – A tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, è riconosciuto un credito d’imposta pari al 25 per cento delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015. Le spese devono essere sostenute a partire dall’anno d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019. La misura dell’agevolazione è del 50 per cento per le spese relative al personale altamente qualificato e per quelle relative a contratti di ricerca c.d. “extra muros” (contratti con Università, enti di ricerca e altre imprese, comprese le start-up innovative).
Il contratto di somministrazione - La disciplina del contratto di somministrazione, contenuta nel Dlgs n. 81/2015, prevede che per tutta la durata del rapporto contrattuale i lavoratori svolgano la loro attività alle dipendenze dell’agenzia di somministrazione, ma nell’interesse e sotto la direzione ed il controllo dell’impresa utilizzatrice. Le Entrate specificano che, da un punto di vista sostanziale, il “rapporto di lavoro” instaurato tra l’utilizzatore e il lavoratore ha caratteristiche analoghe a quello che si instaura tra datore di lavoro e lavoratore. Di conseguenza i costi sostenuti dal datore di lavoro, ad eccezione delle spese relative al contratto commerciale stipulato con il somministratore, rientrano tra quelli per personale altamente qualificato ammessi al beneficio.
I conti d’ordine vengono definiti come conti di “memoria”. Costituiscono delle annotazioni di corredo alla situazione patrimoniale e finanziaria, ma non costituiscono né un ricavo o un costo, né un’attività o una passività.
L’art. 2424, comma 3 del c.c. stabilisce: ”in calce allo stato patrimoniale devono risultare le garanzie prestate direttamente o indirettamente, distinguendosi tra fideiussioni, avalli, altre garanzie personali e garanzie reali, ed indicando separatamente, per ciascun tipo, le garanzie prestate a favore di imprese controllate e collegate nonché di controllanti e di imprese sottoposte al controllo di queste ultime devono inoltre risultare gli altri conti d'ordine”.

Esistono tre sistemi impropri che si riferiscono ai conti d’ordine:

Il bilancio deve essere depositato a cura degli amministratori presso il competente Registro Imprese, entro 30 giorni dalla data del verbale di assemblea che ha provveduto alla sua approvazione.
Se il termine cade di sabato o di giorno festivo, la presentazione del bilancio è considerata tempestiva se effettuata il primo giorno lavorativo successivo (art. 3 DPR 558/99). I bilanci approvati entro il 30 aprile vanno quindi depositati entro il 30 maggio e quelli approvati il 30 giugno il termine di deposito scade il 29 luglio.

Il contratto di rete è disciplinato dall’art. 3, commi 4-ter e seguenti, della Legge n. 33 del 9 aprile 2009 (di conversione del D.L. n. 5 del 10 febbraio 2009), e sue successive modificazioni ed integrazioni.
Rappresenta una modalità contrattuale di cooperazione tra più imprenditori che si impegnano a collaborare al fine di accrescere, sia individualmente che collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività e che mirano ad aumentare la loro massa critica e ad avere così maggiore forza sul mercato.
 
Il contratto di rete deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, ovvero per atto firmato digitalmente a norma degli art. 24 o 25 del C.A.D. (D.Lgs. 82/2005 e successive modificazioni) da ciascun imprenditore o legale rappresentante delle imprese aderenti e trasmesso ai competenti uffici del registro delle imprese attraverso il modello standard tipizzato con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico.
 
Il disposto normativo prevede poi alcuni elementi obbligatori da indicare nel contratto di rete, la cui assenza comporterebbe la nullità del contratto stesso. Questi contenuti obbligatori sono:
 
Come aprire una partita IVA ed orientarsi nella fase di Startp Up senza perdere il filo di Arianna.
 
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Oltre agli adempimenti burocratici, per impostare l'idea imprenditoriale e per sapere se il progetto di business è finanziabile scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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