La tenuta della contabilità di magazzino è obbligatoria, a partire dal secondo periodo d’imposta successivo a quello nel quale, per la seconda volta consecutiva, l’azienda abbia superato congiuntamente i seguenti limiti:
• ricavi superiori a euro 5.164.568,99;
• rimanenze totali superiori a euro 1.032.913,80.
Per i commercianti all’ingrosso le movimentazioni da rilevare, di regola solo per quantità e nell’unità di misura scelta (pezzi, metri, ecc.), riguardano:
  • Le quantità risultanti dall’inventario iniziale;
  • Le quantità delle merci entrate in magazzino che risultano generalmente dai documenti di trasporto o dalle fatture emesse dai fornitori oppure dai documenti di trasporto emessi dai clienti per i resi di merci o dalle bolle doganali d’importazione - e la specifica della natura dell'operazione (acquisto, reso da clienti ecc.);
  • Le quantità di merce uscita dal magazzino anche qui che risultano generalmente dai documenti di trasporto o dalle fatture emesse ai clienti o dai documenti di trasporto dei fornitori per i resi di merci o dalle bolle doganali di esportazione e la specifica della natura sottostante (vendita, reso a fornitori, ecc.);
  • Le quantità risultanti dall’inventario di fine anno.
Le registrazioni delle quantità in carico e in scarico di ogni singolo bene devono essere fatte in modo sistematico e in ordine cronologico. Relativamente alla periodicità delle annotazioni si precisa che le stesse possano essere effettuate, sia con riferimento a singoli movimenti o con totale giornaliero, sia in forma riepilogativa, purché con periodicità non superiore al mese.

I termini sopra riportati non hanno niente a che vedere con quanto previsto dall’art. 22 del D.P.R. n.600/73 “tutte le registrazioni nelle scritture cronologiche devono essere eseguite non oltre 60 giorni” che riguarda invece l’esecuzione materiale delle registrazioni.
La stampa del registro di magazzino va invece effettuata entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione dei redditi dell’azienda.
 
Articolo redatto da Francesco Cacchiarelli 11-11-2016
 
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La Legge di Bilancio 2017, ex Legge di Stabilità (Legge 11 dicembre 2016, n. 232, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 21 dicembre 2016) ha previsto, dal 01 gennaio 2017, l’obbligo per le imprese in contabilità semplificata del regime di cassa in luogo del regime di competenza. Questo cambio di regime pone il problema delle rimanenze finali di magazzino. Secondo le nuove disposizioni l’ammontare delle rimanenze non partecipa più alla determinazione del reddito di impresa e per l’anno 2017 l’importo delle rimanenze finali del 31/12/2016 andrà a ridurre il risultato di esercizio, facendo chiudere in moltissimi casi, l’esercizio 2017 in perdita

Tale perdita, per attuale ed espressa previsione normativa, risulta compensabile solo con altri redditi delle stesso periodo di imposta, senza la possibilità di riporto dell’eventuale eccedenza negli esercizi successivi.
Proprio la mancata previsione del riporto della perdita negli anni successivi potrebbe comportare pesanti ripercussioni alle aziende che hanno elevate rimanenze finali. 

Sono certo che - soprattutto in ambiente bancario ed aziendale - avete già sentito parlare dell'EBIT come elemento "critico" per monitorare lo "stato di salute" e dei flussi di cassa di un'impresa.  
 
L'EBIT è l'acronimo che deriva dall'espressione inglese Earning Before Interest and Tax ed è un "indice" che rappresenta il reddito operativo che in pratica enuncia la capacità di un'azienda di realizzare un reddito disponibile per ripagare i terzi che hanno apportato capitale di credito (come banche e terzi finanziatori) attraverso interessi o assimilati - di pagare le imposte e di remunerare il capitale proprio mediante l’utile realizzato.

Comunicato stampa Agenzia Entrate del 03/03/2017
Niente più code per chi sceglie la posta elettronica certificata (PEC) per ricevere gli atti del Fisco. Inoltre, per i contribuenti che scelgono questa opzione, sarà impossibile non ricevere un atto che li riguarda. Proprio per permettere a tutti coloro che lo desiderano di essere sicuri di venire a conoscenza del contenuto delle comunicazioni provenienti dall’Agenzia, è stato approvato, con un Provvedimento del Direttore dell’Agenzia di oggi, il modello per comunicare i dati relativi all’indirizzo di posta elettronica certificata per la notifica degli avvisi e degli altri atti delle Entrate che per legge devono essere notificati. Con lo stesso modello possono essere comunicate le variazioni e la revoca dell’indirizzo PEC. Il documento di prassi è stato emesso in attuazione delle modifiche apportate all’articolo 60 del Dpr 600/1973 dal decreto legge 193/2016.
Chi può utilizzare il modello - Possono fruire del modello le persone fisiche (residenti e non residenti) e i soggetti diversi dalle persone fisiche non obbligati ad avere un indirizzo PEC risultante dall’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC). La comunicazione dell’indirizzo PEC non produce, pertanto, effetti se il soggetto istante risulti già titolare di un indirizzo PEC inserito nell’INI-PEC.
Da quando sarà operativo l’indirizzo - La modalità di notifica tramite l’indirizzo PEC comunicato potrà essere utilizzata dai competenti uffici dell’Agenzia delle Entrate per le notificazioni degli avvisi e degli altri atti effettuate a partire dal 1° luglio 2017.
Come presentare il modello - La presentazione del modello deve avvenire esclusivamente per via telematica dal soggetto istante abilitato ai servizi telematici, secondo le modalità che saranno stabilite con un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia. La trasmissione telematica dei dati è effettuata mediante l’apposito software reso disponibile gratuitamente dall’Agenzia sul sito www.agenziaentrate.gov.it. Sullo stesso sito è reperibile il modello con le relative istruzioni.
Pagamento FIRR 2016. Nell’area riservata del sito dell'Enasarco, le aziende mandanti possono compilare la distinta online per pagare i contributi del Fondo indennità risoluzione rapporto 2016, dovuti entro il 31 Marzo 2017. I contributi dovranno essere accreditati alla Fondazione entro il termine di scadenza, si consiglia quindi di provvedere per tempo alla compilazione della distinta.
Nel campo "provvigione" della distinta verrà visualizzata in automatico, per ciascun agente, la somma delle provvigioni inserite nelle distinte Enasarco compilate durante l'anno, con il relativo FIRR da versare. Qualora le provvigioni effettivamente liquidate all'agente fossero differenti, la ditta potrà inserire la cifra esatta cosicché possa essere ricalcolato in tempo reale l'importo da versare.

Le ditte mandanti devono annualmente versare
presso il FIRR, una somma rapportata alle provvigioni liquidate agli agenti. Tale costo è deducibile in base al principio della competenza economica.
Attualmente le aliquote F.I.R.R. sono fissate nelle seguenti misure:

Comunicato stampa UNIONCAMERE del 07/03/2017
 
Roma, 7 marzo 2017 – Quasi 10mila imprese in più nel 2016, con una variazione dello stock rispetto al 2015 del +0,72%. Come mostra l’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, l’universo delle donne imprenditrici, anche lo scorso anno, ha continuato a crescere, raggiungendo un milione e 321.862 imprese.
Lavorano nel commercio o guidano aziende agricole. Dirigono ristoranti o alberghi, si occupano della cura e del benessere della persona o interpretano al femminile l’Italian Style nel settore della moda. E si diffondono, andando a rappresentare oggi il 21,8% del totale delle imprese esistenti nel nostro Paese.
Oltre il 70% dell’impresa femminile italiana si concentra in cinque settori produttivi (commercio, agricoltura, servizi di alloggio e ristorazione, altre attività dei servizi e manifattura). Se mediamente il peso delle donne imprenditrici è pari a poco più di un quinto del totale, in alcuni ambiti produttivi la loro incidenza è assai più consistente. Caso emblematico è quello delle altre attività dei servizi, in cui le imprese femminili (circa 120mila) sono oltre la metà delle attività di questo settore, primeggiando nei servizi alla persona. Le 15.200 imprese femminili della sanità rappresentano invece circa il 38% del totale e sono determinanti soprattutto nell’assistenza sociale residenziale e non residenziale.
Nel settore del noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese, le 50mila aziende guidate da donne sono il 26% del totale, grazie soprattutto alla elevata presenza tra le agenzie di viaggio e servizi per tour operator. Infine, se le 97mila imprese femminili del settore manifatturiero rappresentano meno del 17% del totale, in alcuni segmenti fortemente legati al made in Italy la creatività femminile trova modo di esprimersi al meglio.
E’ il caso delle attività di confezione di articoli di abbigliamento, ambito nel quale le imprese femminili sono il 43% del totale, così come tra le industrie tessili (quasi il 30%) e nella fabbricazione di articoli in pelle (25%).
Molise, Basilicata e Abruzzo sono le regioni in cui il tasso di femminilizzazione raggiunge i livelli massimi mentre Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto quelle in cui l’incidenza delle imprese femminili sul totale è più bassa.
Se le imprese femminili continuano a concentrarsi, rispetto a quelle maschili, maggiormente nel Mezzogiorno, interessante è notare come la distribuzione geografica dell’impresa artigiana assuma caratteristiche tutte peculiari. Infatti, anche se l’artigianato in “rosa”, con le sue 216.708 imprese registrate a fine 2016, rappresenta soltanto il 16% del tessuto imprenditoriale femminile, questo segmento è particolarmente significativo in tanti ambiti del fare impresa delle donne.
Un caso rilevante è quello del manifatturiero. In questo settore, su un totale di 97mila imprese femminili registrate, ben 57mila sono artigiane. In pratica, il 58,6% delle donne che guida una impresa manifatturiera ha scelto la forma dell’impresa artigiana, mentre, tra gli uomini, tale incidenza è pari al 53,2%. Questo connubio “impresa femminile – artigianato” si esprime con forza nel settore tessile, del confezionamento di articoli di abbigliamento e nella fabbricazione di articoli in pelle, ma anche nel segmento alimentare e nella fabbricazione di carta e prodotti in carta. Le imprese artigiane contribuiscono in misura significativa alla formazione del tessuto imprenditoriale femminile anche nelle attività dei servizi di informazione e altri servizi informativi e, all’interno del settore del noleggio, nelle attività legate ai servizi per edifici e il paesaggio.
Infine, nelle altre attività di servizi, la quasi totalità delle imprese femminili sono artigiane, sfiorando l’85%.
L’artigianato al femminile presenta quote elevate nelle Marche, in Emilia Romagna, Lombardia e Friuli Giulia, dove circa 21 imprese femminili ogni 100 attività guidate da donne sono artigiane, quindi in Veneto, Toscana e Piemonte, dove lo sono mediamente 20 su 100.
Il Ministero dello Sviluppo Economico e Unioncamere, sulla base di una convenzione siglata il 31 luglio 2015, stanno proponendo bandi di finanziamento rivolti alle imprese con l'obiettivo di promuovere e tutelare la proprietà intellettuale.
L'ultima misura è dedicata alla valorizzazione dei cosiddetti "Marchi storici", ovvero quei marchi la cui domanda di deposito sia antecedente al 1° gennaio 1967.

Il bando, dotato per la sua attuazione di risorse complessive pari a quattro milioni e cinquecentomila euro, ha come obiettivo espresso la valorizzazione della storia e della cultura d'impresa italiana, attraverso il rilancio di marchi storici nazionali, di proprietà di micro, piccole e medie imprese.
Per ottenere le agevolazioni, concesse nella forma di contributo in conto capitale, è necessario presentare un progetto - Project Plan - riguardante prodotti e servizi afferenti l'ambito di protezione del marchio con l'indicazione degli obiettivi e dei relativi costi.

Il contributo Enasarco 2017 per gli agenti individuali (monomandatari e plurimandatari) e le società di persone è, dal 2017, pari al 15,55% (era del 15,10%), di cui:

- 7,775% a carico del preponente;
- 7,775% a carico dell’agente (sotto forma di trattenuta espressamente indicata nella fattura di provvigioni).

Il pagamento viene effettuato dalla ditta preponente che è responsabile anche della quota trattenuta all'agente.

Attenzione il criterio per la determinazione dell’aliquota Enasarco è quello della competenza e quindi le fatture per provvigoni relative all'anno 2016, ed emesse nell'anno 2017, dovranno indicare ancora l'aliquota del 15,10%, relativa all'anno 2016.

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