Sanzione tardivo deposito bilancio.
In base all'articolo 2630 del Codice Civile («Omessa esecuzione di denunce, comunicazioni o depositi»):
«Chiunque, essendovi tenuto per legge a causa delle funzioni rivestite in una società o in un consorzio, omette di eseguire, nei termini prescritti, denunce, comunicazioni o depositi presso il Registro delle imprese, ovvero omette di fornire negli atti, nella corrispondenza e nella rete telematica le informazioni prescritte dall’articolo 2250, primo, secondo, terzo e quarto comma, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a 1.032 euro.

Ristoranti e pizzerie modalità di svolgimento dell'attività di controllo. L’Agenzia delle Entrate ha predisposto una serie di prontuari che tracciano una serie di percorsi di indagine diversificati per attività economica al fine di uniformare comportamenti degli uffici e per aumentare la proficuità dei risultati delle indagini. Oggi esaminiamo il prontuario previsto per la categoria economica dei ristoranti codici attività Atecofin 2004 55.30.A e codice Atecofin 2007 56.10.11 e 56.10.12.

Clicca qui per scaricare un esempio di check list di verifica;

Clicca qui per scaricare la metodologia di controllo prevista per i ristoranti e le pizzerie.
Le rilevazioni Unioncamere-Infocamere sulla nati-mortalità delle imprese nel II trimestre fotografano una dinamica territoriale particolarmente favorevole per il Sud Italia.
Più del 38% delle 38mila nuove attività create tra aprile e giugno sono residenti al Mezzogiorno e la loro dinamica percentuale del tasso di crescita è dello 0,73% (in crescita rispetto agli ultimi 2 anni), contro lo 0,63% della media nazionale.
Quest’ultimo trimestre, quindi, conferma un trend già iniziato nel 2008; da allora infatti la quota del saldo nazionale delle aziende del Sud ha registrato un forte incremento, passando dal 29 al 38,1% di giugno 2016.

Sul piano dei comparti, il Commercio ha ottenuto il miglior saldo di periodo tra imprese chiuse e nuove attività, con un aumento di 8.924 unità. Sugli altri gradini del podio i servizi di alloggio e ristorazione (+6.052) e l’agricoltura (+5.007). In termini relativi, invece, sono i servizi alle imprese ad ottenere la performance di periodo migliore, incrementando di 1,63 punti percentuali il numero di attività rispetto al trimestre precedente. Seguono le attività artistiche, sportive e di intrattenimento (+1,46%) e sanità e assistenza sociale (+1,43%).
Tra le nuove iniziative economiche più della metà sono costituite in forma di società di capitali (19.259 unità in più) - in crescita rispetto all’anno passato - mentre le altre forme giuridiche non registrano miglioramenti nel saldo.
Ad oggi le imprese iscritte al Registro delle imprese delle Camere di commercio superano le 6 milioni di unità, un terzo delle quali localizzate nella circoscrizione Sud e Isole. Il dato positivo è che tutte le regioni hanno chiuso il trimestre con saldi positivi tra aperture e chiusure.

In ultima analisi, appare evidente come il motore del Sud stia spingendo la locomotiva dell’economia italiana che, ancora rallentata dalla recessione, sta tentando di riprendere una velocità di crociera adeguata ad una delle potenze dell’eurozona.
 
Articolo redatto dal Dott. Riccardo Cerulli - 18/09/2016
Sono 930 le imprese agricole che hanno risposto alle domande dell’indagine qualitativa sull’accesso al credito condotta dall’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea) alla fine del 2015 e l’analisi delle risposte aggregate ha evidenziato luci ed ombre del comparto, nonché alcune specificità.
 
La prima tra le note distintive è l’assenza di credit crunch, poiché nel 2015 gli impieghi concessi al settore agricolo sono cresciuti di mezzo punto percentuale rispetto all’anno precedente, con un valore assoluto di 44 miliardi di euro. Tale dato positivo va comunque considerato alla luce di due importanti aspetti, ovvero il limitato peso dell’agricoltura nel complesso del credito bancario (5%) e la fuoriuscita dal mercato di quasi il 10% degli operatori tra il 2012 ed il 2015 (fonte Infocamere).

Di particolare interesse risultato le risposte fornite dalle aziende aderenti all’indagine in merito alle motivazioni addotte per il ricorso al credito durante il 2015. Tra queste, infatti, il 52% ha dichiarato di recuperare liquidità al fine di sostenere la mera attività ordinaria (il 7% in più rispetto al 2014) e il 43% è ricorso al credito per investimenti a medio-lungo termine, quali - ad esempio - la costruzione di fabbricati rurali, l’acquisto di macchinari o attrezzature (il 9% in più rispetto al 2014). Infine, risultano praticamente nulli i prestiti richiesti dalle aziende agricole per sostenere l’innovazione, in attesa, molto probabilmente, dell’arrivo dei bandi per i Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) 2016.

A conti fatti, solo un quinto delle aziende agricole è ricorsa al credito bancario nel 2015, confermando i trend degli anni passati e la forte propensione del settore al ricorso quasi esclusivo al capitale proprio, nonostante sia in miglioramento la percezione dell’accesso al credito. In questo senso, un forte contributo arriva dalla riduzione dei tassi di interesse dei prestiti e dal ridimensionamento delle garanzie richieste dagli istituti bancari.
Nonostante i dati sul settore agricolo possano apparire almeno in parte rassicuranti, gli operatori del settore primario si sono espressi con preoccupazione in merito alla richiesta di credito, poiché dovuta sostanzialmente a problemi finanziari determinati da crediti non riscossi e da debitori insolventi.
La criticità più evidente, quindi, risulta l’espulsione dal mercato delle Micro, Piccole e Medio Imprese (MPMI), le quali rispondono con maggiori difficoltà alle crisi di liquidità rispetto ad aziende più strutturate.
 
Articolo redatto dal Dott. Riccardo Cerulli - 18/09/2016
Comunicato stampa Ministero de Lavoro del 2 settembre 2016
 
Lavoro: pubblicato sul sito del Ministero il Quaderno di monitoraggio n°1/2016 "I contratti di lavoro dopo il Jobs Act"
È stato pubblicato oggi sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nella sezione Studi e statistiche, il Quaderno di monitoraggio n. 1 - 2016. I contratti di lavoro dopo il Jobs Act.
Il volume rientra nell'attività di Monitoraggio e valutazione delle riforme del mercato del lavoro prevista dalla Legge 92/2012 e affidata a un Comitato scientifico composto da rappresentanti del mondo universitario e delle istituzioni.
Il quaderno di monitoraggio sui contratti si avvale dei dati provenienti dalle tre principali fonti statistiche esistenti per l'analisi del mercato del lavoro: ISTAT, INPS e Ministero del lavoro.
I diversi capitoli del Rapporto offrono una lettura approfondita della struttura dell'occupazione in Italia anche grazie all'uso di matrici di transizione (per esempio dalle varie forme di contratti atipici al tempo indeterminato) oppure all'analisi dettagliata sulla durata dei contratti a termine (fino a 1 mese e da 1 a 3 mesi) o, ancora, sull'evoluzione e struttura del reclutamento nel 2015 a confronto con il biennio precedente.
La riforma del diritto societario ha apportato dal 01 gennaio 2014 alcune variazioni sulla valutazione delle poste attivi e passive in valuta e sugli utili e perdite su cambi.
Le regole contabili oggi vigenti prescrivono che la posta in valuta estera debba essere iscritta in contabilità in base al tasso di cambio del giorno in cui l’operazione si considera sostenuta o conseguita. Se la posta si estingue nel corso dell’anno bisogna rilevare l’eventuale utile o perdita su cambi nell’apposita voce C17-bis presente nel conto economico.
Se i crediti e debiti circolanti in valuta non si estinguono invece alla fine dell’anno andranno iscritti nello stato patrimoniale  al tasso di cambio alla data di chiusura dell’esercizio andando a rilevare gli eventuali utili o perdite su cambi nel conto economico.  
Le immobilizzazioni immateriali e materiali in valuta saranno invece annotate nello stato patrimoniale al tasso di cambio vigente al momento dell’operazione.

Nella voce C-17 bis del Conto economico confluiranno quindi gli:
utili e perdite su cambi effettivamente realizzati;
utili e perdite su cambi presunti derivanti dalle valutazioni di fine esercizio delle poste in valuta.
 
Alla fine dell’esercizio si rende doveroso dare una distinta informazione dell’utile netto - o della perdita netta - effettivamente conseguita e dell’utile netto (o della perdita netta) dovuto solamente alle valutazioni di fine esercizio.
La separata 
indicazione potrà essere data o nel Conto economico o nella Nota integrativa.

Per questa ragione al 31 dicembre si renderà utile dividere:
il conto utili e perdite su cambi realizzati al conto differenze nette su cambi realizzate;
e il conto utili e perdite su cambi da valutazione al conto differenze nette su cambi da valutazione.

Comunicato stampa Unioncamere del 13 settembre 2016
 
Mentre le scuole riaprono i battenti, prende il via il Registro nazionale per l’alternanza scuola-lavoro, punto d’incontro (virtuale) tra i ragazzi che frequentano il triennio conclusivo di un istituto tecnico e di un liceo e le imprese italiane disponibili ad offrire loro un periodo di apprendimento on the job. Il portale www.scuolalavoro.registroimprese.it – la cui realizzazione è stata affidata al sistema delle Camere di commercio ed è gestito da InfoCamere - è un tassello determinante per la piena riuscita di uno degli aspetti più innovativi della riforma introdotta con “La buona scuola”: l’inserimento organico di percorsi obbligatori di alternanza nelle scuole superiori ed il riconoscimento del valore dell’imparare lavorando. La riforma scolastica, infatti, ha stabilito che ogni anno almeno 200 ore per i licei e 400 ore per gli istituti tecnici debbano essere svolte in un contesto lavorativo.
“La tenuta del Registro nazionale per l’alternanza scuola-lavoro è una delle nuove funzioni che il decreto di riforma, approvato in prima lettura dal Governo a fine agosto, attribuisce alle Camere di commercio”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello. “Il tema dell’orientamento e dell’alternanza è da tempo caro al sistema camerale, che da oltre 10 anni è impegnato a favorire un dialogo proficuo tra mondo della scuola e sistema produttivo, colmando così una lacuna del nostro mercato del lavoro. Ora, grazie a Internet, questo sarà veramente a portata di mano, semplice, trasparente e a costo zero”.
Nell’area aperta e liberamente consultabile del Registro, possono iscriversi gratuitamente le imprese, gli enti pubblici e privati, le associazioni e i professionisti che vogliano investire sullo sviluppo educativo e professionale dei giovani, mettendo a disposizione percorsi di alternanza presso le proprie strutture. Per ciascuna impresa, ente o professionista, il Registro riporta il numero massimo degli studenti ospitabili, i periodi dell’anno in cui è possibile svolgere l’attività di alternanza e i percorsi di alternanza offerti.
Il nuovo portale si occuperà anche dell’alternanza scuola-lavoro da svolgere in regime di apprendistato. D’intesa con il Ministero del Lavoro e con il Ministero dell’Istruzione, infatti, nell’area aperta e consultabile del Registro nazionale per l’alternanza scuola-lavoro, le imprese potranno segnalare anche la propria disponibilità ad ospitare gli studenti in apprendistato (di primo livello), destinato ai giovani dai 15 ai 25 anni che intendano acquisire una qualifica o un diploma professionale, un diploma di istruzione secondaria superiore o il certificato di specializzazione tecnica superiore.
Le imprese che si iscriveranno al portale saranno inserite anche in una sezione speciale del Registro delle imprese delle Camere di commercio, così da consentire ai dirigenti scolastici di consultare - nel rispetto della normativa sulla privacy - informazioni dettagliate di carattere giuridico-economico sulle imprese più interessanti per i propri studenti, in vista dell’attivazione di percorsi di alternanza scuola-lavoro. Sempre online, gli istituti scolastici – cui spetta per legge provvedere alla copertura assicurativa degli allievi in alternanza - potranno trovare tutte le informazioni necessarie per stipulare le apposite convenzioni con le imprese e gli enti pubblici e privati disponibili ad ospitare i giovani.
Comunicato stampa ABI del 12 settembre 2016
 
Proseguono a pieno ritmo le iniziative delle banche in Italia sulla sospensione delle rate o allungamento dei finanziamenti alle Pmi.
Tra ottobre 2013 e luglio 2016 sono state accolte complessivamente 58.942 domande di sospensione del pagamento delle rate per un controvalore complessivo di debito residuo pari a 19,5 miliardi di euro e una maggior liquidità a disposizione delle imprese di 2,4 miliardi di euro.
Inoltre, sono state accolte 9.754 domande di allungamento del piano di ammortamento pari a 2,6 miliardi di euro di debito residuo.
Questo il risultato del monitoraggio – comunica ABI – che considera i risultati in corso dell‘Accordo per il credito 2015’, iniziativa siglata il 31 marzo 2015 con tutte le altre Associazioni di Impresa e in vigore fino al 31 dicembre 2017, con il precedente ‘Accordo per il credito 2013’.
L’analisi relativa alla distribuzione delle domande per attività economica dell’impresa richiedente evidenzia che:
  • il 25,4% è riferito ad imprese del settore “commercio e alberghiero”;
  • il 14,4% è riferito ad imprese del settore “industria”;
  • il 18,7% è riferito ad imprese del settore “edilizia e opere pubbliche”;
  • l’8,8% è riferito ad imprese del settore “artigianato”;
  • il 6,8% è riferito ad imprese del settore “agricoltura”;
  • il restante 25,9% agli “altri servizi”.
Si sottolinea che il nuovo Accordo per il Credito 2015 consente di sospendere anche i finanziamenti che hanno già beneficiato di tale strumento negli anni passati, con la sola esclusione di quelli per i quali la sospensione è stata richiesta nei 24 mesi precedenti.
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