Lo staff di tusciafisco.it segnala il Working Paper del Centro Studi Confindustria dal titolo: «Trends in Private Consumption in China: The Development of Chinese High Income Class and its Global Relevance».

Abstract:
«China’s middle and high income class is growing fast and will continue to expand at an even higher pace in the coming decade. China’s new consumers may become a new long term source of global aggregate demand if the country succeeds in boosting consumption by increasing the share of household income to GDP. This is indeed likely to happen: increasing the role of domestic consumption is one of the key objectives of China’s 12th Five Year Plan (2011-16).
This paper aims at analyzing recent trends in aggregate private consumption in China. The study focuses on the high income class who lives mainly in the cities of the Coastal provinces and has incomes comparable with developed countries. The growth of the high income class is of global importance given the weakness of Western consumers and is of high interest for Western enterprises that still have a comparative advantage in the market for high quality goods.
In the first part of the paper the importance of the Chinese high income class is quantified. Its development in the medium term is forecast using a simple method that provides a ball-park estimate of the size of this booming new class of consumers. This paragraph presents also the results of previous work quantifying the Chinese external demand potential of affordable luxury goods in the following industries: apparel and accessories, food and beverage, furniture and footwear (Par. A).
Because of the heterogeneity in Chinese income, in order to understand trends in consumption in such a vast country, in the second part of the paper we analyze income and consumption at provincial level and we distinguish between urban and rural areas. We find that Coastal provinces and urban consumers offer more growing opportunities. Disparities in China are not merely limited to GDP and consumption, but they extend to many other aspects. This paragraph presents also the striking example of disparities in the level of computerization (Par. B).
In the final part of the paper we draw the main conclusions of our study and highlight those characteristics of Chinese consumers that are most helpful in predicting their spending patterns: the age structure and the female growing purchasing power. Chinese consumers are younger than western ones and rising female labor force participation in leading positions gives more purchasing power to women, shifting spending decision towards their “preferred” sectors».
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Nota del Centro Studi Confindustria del 18 febbraio 2011
«Cina: nuovi ricchi concentrati nelle aree urbane costiere»

Indice
1. Boom della classe benestante cinese nei prossimi dieci anni
2. Una nazione, tante economie: differenze regionali e tra aree urbane e rurali
3. Caratteristiche dei consumatori cinesi: elevata informatizzazione, giovane età, crescente potere di acquisto delle donne

Abstract
«La classe benestante cinese sta crescendo rapidamente e continuerà a espandersi a ritmi più incalzanti nel prossimo decennio. I consumatori cinesi diventeranno una nuova importante fonte di domanda globale. Tanto più che aumentare il contributo dei consumi alla crescita del Paese è una delle priorità del 12mo Piano quinquennale cinese (2011-16).
In questa nota si analizzano le tendenze recenti e future dei consumi privati della classe benestante cinese che vive soprattutto nelle città delle aree costiere e ha redditi paragonabili a quelli dei paesi avanzati. Il fenomeno ha rilevanza mondiale, data anche la debolezza della domanda di consumi nei paesi avanzati, ed è di particolare interesse per le imprese che esportano o che vogliono espandersi in Cina. Nel primo paragrafo viene stimata la dimensione attuale e futura della classe benestante cinese. Nel secondo, vengono analizzati i redditi e i consumi nelle diverse province e municipalità cinesi, data la vastità del Paese e l’eterogeneità nei livelli di reddito, distinguendo anche tra aree urbane e rurali. Nel terzo paragrafo si individuano alcuni fattori caratteristici dei consumatori cinesi: la struttura demografica, la particolare attitudine all’utilizzo di internet e altri strumenti informatici, il crescente potere di acquisto delle donne».

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Comunicato congiunto Unioncamere - Simest del 31 marzo 2011:
«Più estero nel business delle imprese italiane con l’Accordo Unioncamere-Simest
Aumento delle imprese italiane esportatrici; razionalizzazione degli interventi di promozione; maggior attenzione alle realtà imprenditoriali del Mezzogiorno. Sono i tre punti cardine dell’Accordo di collaborazione siglato oggi tra il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, e il presidente della Simest, Giancarlo Lanna.
“La promozione dell’Italia nel mondo deve partire da un gioco di squadra tra istituzioni, perché integrando risorse, specializzazioni e know-how specifici si possono ottenere migliori risultati per le nostre imprese”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Proprio in quest’ottica si muove l’Accordo di collaborazione siglato con Simest, diretto a consolidare e istituzionalizzare una collaborazione già attiva da tempo”.
“Considerando le già consolidate sinergie tra in atto tra Simest e Unioncamere”, ha evidenziato il presidente di Simest, Giancarlo Lanna, “e avendo riscontrato una corrispondenza di obiettivi nella programmazione e realizzazione di azioni di promozione delle imprese italiane sui mercati internazionali, Simest e Unioncamere hanno deciso di rendere maggiormente efficace l’attività di promozione e di impiegare meglio le risorse a disposizione operando in stretto raccordo, in coerenza con le Linee Direttrici del Ministero dello Sviluppo Economico”.
Il sistema camerale e la Simest hanno acquisito in questi anni di impegno, ciascuno nel proprio ambito di competenza, una propria specializzazione funzionale costituita rispettivamente dalla promozione del sistema delle imprese e dal sostegno all’internazionalizzazione.
L’Italia si mantiene su posizioni di tutto rispetto in materia di commercio internazionale: è il 7° paese esportatore ed il 7° paese investitore, a livello mondiale, ma se non si attivano subito alleanze e sinergie fra istituzioni, questi numeri potrebbero non ripresentarsi negli anni a venire.
L’obiettivo comune di Simest e sistema camerale è da questo momento ancora più ambizioso: non solo lavorare assieme per realizzare missioni congiunte, favorire l’utilizzo e la conoscenza degli incentivi alle imprese, assisterle direttamente con agende personalizzate sia in incontri di outgoing che di incoming, ma da oggi vede tre nuove linee di lavoro comune, che si pongono l’obiettivo di:
- incrementare il numero delle sole 9.000 imprese che oggi esportano stabilmente nel mondo e, soprattutto, accrescere la platea delle 192.000 aziende che solo saltuariamente vendono all’estero.
- contribuire a razionalizzare le troppe iniziative che i territori promuovono all’estero, favorendo le azioni comuni, le iniziative di incoming, aumentando la massa critica raggiunta. Solo nel 2010 il sistema camerale ha ridotto del 30% le proprie iniziative verso i mercati internazionali, mantenendo però inalterato il numero delle imprese accompagnate e le aziende beneficiarie degli interventi (in formazione, assistenza, partenariati, ecc.)
- concentrare le attività sul Sud del Paese, dove il tasso di crescita delle imprese che esportano ha (purtroppo) valori di incremento ancora altissimi. Programmi mirati per il Sud e specifiche forme di accesso al credito - tramite attività di finanziamento garantite - sono solo due delle azioni che assieme saranno realizzate, anche con l’istituzione di appositi “desk” Simest presso le Camere di Commercio.
L’intesa stabilisce che Simest realizzi attività di formazione dei funzionari delle Camere, dirette ad illustrare le caratteristiche dei prodotti e servizi erogati dalla società, mentre le Camere di commercio provvederanno ad informare le imprese anche sulle attività ed i servizi offerti da Simest. Tale collaborazione si inquadra nelle politiche di avvicinamento degli strumenti nazionali per l’internazionalizzazione ai territori, incoraggiate dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalle Regioni».

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Lo staff di tusciafisco.it segnala il rapporto annuale «Index of economic freedom» elaborato dal think tank Heritage Foundation di Washington.
Obiettivo del rapporto è misurare il livello di libertà economica dei 183 paesi considerati, sulla base di 10 indici:

1. Business Freedom
2. Trade Freedom
3. Fiscal Freedom
4. Government spending
5. Monetary Freedom
6. Investment Freedom
7. Financial Freedom
8. Property Rights
9. Freedom from Corruption
10. Labor Freedom

 
Si riporta di seguito il testo dell'introduzione del rapporto Index of economic freedom:
«Financial panics and global recessions tend to be bad times for free markets, as worried citizens look to the state for relief. So it is a pleasant surprise to learn that the 2011 Index of Economic Freedom has found an overall increase in liberty across the world after two years of decline. Perhaps the Great Recession of 2008–2009 will turn out to be only a detour, not a major disruption, in what had been a 30-year march of free-market reform.

Libro verde sulla modernizzazione della politica dell’UE in materia di appalti pubblici
Per una maggiore efficienza del mercato europeo degli appalti la Commissione Europea intende apportare delle modifiche alle norme sugli appalti pubblici entro il 2012 per cui ha reso pubblico il "Libro verde sulla modernizzazione della politica dell’UE in materia di appalti pubblici."
Su tale tema la Commissione ha avviato una consultazione pubblica per far si che la futura legislazione tenga conto delle opinioni e dei contributi di tutte le parti interessate.
Tra i principali obiettivi:
- rendere più facile e flessibile la procedura di aggiudicazione degli appalti pubblici;
- facilitare le piccole e medie imprese europee alla partecipazione degli appalti pubblici;
- consentire che gli appalti pubblici possano essere utilizzati meglio anche a sostegno di altre politiche;
- consentire al mercato degli appalti di contribuire al conseguimento degli obiettivi comuni della strategia Europa 2020: promuovere l'innovazione, proteggere l'ambiente, lottare contro i cambiamenti climatici e l'esclusione sociale.

Il Libro verde propone per ogni settore chiave domande numerate su ciascuna delle quali è possibile inviare osservazioni.
Gli interessati possono inviare i propri contributi, specificando numero e quesito del Libro verde a cui si riferiscono, esclusivamente mediante la compilazione dell’apposito modello formato .PDF che, unitamente agli estremi identificativi del mittente, consente l’inserimento di un testo libero fino a 10.000 battute. Il modello potrà essere inviato entro le ore 16 del 7 marzo 2011. I contributi pervenuti saranno pubblicati sul sito dell’Autorità, salvo motivate esigenze di riservatezza.
I risultati della consultazione europea saranno discussi in una conferenza sulla riforma degli appalti pubblici, programmata per il 30 giugno 2011 a Bruxelles.

Fonte: Sito web Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture - AVCP
Il Rapporto "Italia Multinazionale", promosso dall'Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE) e realizzato da Politecnico di Milano e R&P, fornisce lo scenario dell'internazionalizzazione delle imprese italiane, tramite investimenti diretti esteri (IDE).
La banca dati Reprint, su cui si fonda l'analisi, censisce le partecipazioni di imprese italiane all'estero ed estere in Italia, misurandone la numerosità, la consistenza economica, gli orientamenti geografici e settoriali.
L'indagine riguarda, oltre ai diversi settori dell'industria manifatturiera, le utilities, le costruzioni, il commercio, le comunicazioni e gli altri servizi professionali.
Il nuovo Rapporto è stato presentato presso la sede ICE di Roma il 3 novembre 2010.

 
Fonte: www.ice.it
 
Si riporta di seguito il testo dell'intervento del Presidente dell'ICE, Ambasciatore Vattani

L’Unione europea e gli Stati membri negli ultimi anni, in tutti i documenti ufficiali, hanno riconosciuto l’importanza economica e sociale delle micro, piccole e medie imprese (MPMI) nell’Europa a 27.
Questo percorso, in primis culturale, è iniziato ispirandosi alle “buone pratiche” scambiate nell’ambito della “Carta europea delle piccole imprese”, firmata a Santa Maria de Feira (Portogallo) nel 2001, e attuando le conclusioni del Consiglio europeo della primavera 2006. Inoltre, nei documenti programmatici dei Paesi membri, secondo quanto indicato dalle decisioni dell’Unione europea a seguito della “Strategia di Lisbona”, è stato recepito il cambiamento di rotta delle politiche di sostegno alle imprese, passando da interventi “generalizzati”, ossia orientati alla generica accumulazione di capitale privato e/o a scarsa specializzazione e selettività, a politiche orientate verso il sostegno alla ricerca, sviluppo e innovazione ed alla fornitura di servizi reali alle imprese (obiettivi di tipo orizzontale).
Questo processo è proseguito nel giugno 2008 con la pubblicazione dello Small Business Act (SBA) da parte della Commissione europea che già, entro il 2011, dovrebbe conoscere una revisione alla quale l'Italia ha dato un importante contributo.
Il nome simbolico di “Act” dato allo SBA sottolinea la volontà di riconoscere il ruolo centrale delle PMI nell’economia europea e, per la prima volta, di attivare un quadro di interventi per le imprese molto articolato, grazie a dieci principi guida per la formulazione e l’attuazione delle politiche sia a livello dell’Unione europea che dei singoli Stati membri.
Tali principi sono essenziali per valorizzare le iniziative a livello dell’Unione, per creare condizioni di concorrenza paritarie per le PMI e per migliorare il contesto giuridico e amministrativo nell’intera Ue.
I dieci principi sono i seguenti:
1. dar vita a un contesto in cui imprenditori e imprese familiari possano prosperare e che sia gratificante per lo spirito imprenditoriale;
2. far sì che imprenditori onesti, che abbiano sperimentato l’insolvenza, ottengano rapidamente una seconda possibilità;
3. formulare regole conformi al principio “Pensare anzitutto in piccolo”;
4. rendere le pubbliche amministrazioni permeabili alle esigenze delle PMI;
5. adeguare l’intervento pubblico alle esigenze delle PMI: facilitare la partecipazione delle PMI agli appalti pubblici e usare meglio le possibilità degli aiuti di Stato per le PMI;
6. agevolare l’accesso delle PMI al credito e sviluppare un contesto giuridico ed economico che favorisca la puntualità dei pagamenti nelle transazioni commerciali;
7. aiutare le PMI a beneficiare delle opportunità offerte dal mercato unico;
8. promuovere l’aggiornamento delle competenze nelle PMI e ogni forma di innovazione;
9. permettere alle PMI di trasformare le sfide ambientali in opportunità;
10. incoraggiare e sostenere le PMI perché beneficino della crescita dei mercati.

Per scaricare:
  • lo Small Business Act in lingua italiana cliccare qui
  • lo Small Business Act in lingua inglese cliccare qui

Lo staff di tusciafisco.it segnala un importante documento pubblicato da Banca d'Italia, Consob e Isvap in materia di applicazione degli IAS/IFRS.

Per scaricare il documento n. 2 del 6 febbraio 2009 cliccare qui.

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