Articolo (FAQ) redatto dall'Avv. Andrea Cruciani - 10/12/2014
 
Chi paga le spese necessarie per la servitù?
Il proprietario del fondo dominante deve fare a sue spese le opere necessarie per conservare la servitù, se non è diversamente stabilito dall’atto (contratto, sentenza, ecc.) o dalla legge che istituisce la servitù; comunque, se le opere giovano anche al fondo servente, le spese sono sostenute in proporzione dei rispettivi vantaggi anche dal rispettivo proprietario. 
 
Si paga per la servitù di passaggio?
Il proprietario del fondo dominante deve pagare un’indennità al proprietario del fondo servente proporzionata al danno cagionato dal passaggio. Tuttavia, se il fondo è divenuto da ogni parte chiuso per effetto di vendita o divisione, l’acquirente del fondo intercluso ha diritto di ottenere dall’altro contraente il passaggio senza pagare alcuna indennità.
 
Il proprietario tenuto alle spese per la servitù se ne può liberare?
Si, il proprietario del fondo servente, quando è obbligato alle spese necessarie per l’uso o la conservazione della servitù, se ne può liberare rinunziando alla proprietà del fondo servente, anche solo in parte, a favore del proprietario del fondo dominante. 
 
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Articolo (FAQ) redatto dall'Avv. Andrea Cruciani - 10/12/2014
 
Cosa succede se vendo o acquisto un terreno gravato da servitù?
La servitù, sia attiva che passiva, è trasferita con la proprietà al nuovo acquirente perché attiene al rapporto tra i fondi, dominante e servente, e non riguarda personalmente gli originali rispettivi proprietari dell’uno e dell’altro fondo.
 
Che succede se il proprietario di due fondi legati da servitù ne cede uno?    
Quando due fondi non appartengono più allo stesso proprietario, per vendita o divisione, senza che nei relativi atti vi sia alcuna disposizione relativa alla servitù, questa si considera prestabilita sopra ciascuno dei fondi separati, rispettivamente come passiva sul fondo servente e attiva su quello dominante.
 
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Articolo (FAQ) redatto dall'Avv. Andrea Cruciani - 10/12/2014

Che cos’è la servitù​?
La servitù, relativamente a un fondo rustico (servitù prediale), è un diritto di godimento (reale/su cosa) che il proprietario di un fondo può esercitare su un altro fondo appartenente ad un altro proprietario e consiste in una utilità per il fondo, c.d. dominante, correlata ad un peso imposto sopra l’altro fondo, c.d. servente.

 
Cosa si intende per utilità della servitù?
L’utilità consiste nel beneficio che può essere attribuito ad un fondo a discapito di un altro fondo, in relazione alla destinazione del fondo stesso e potendo risultare anche soltanto come una semplice maggiore comodità per il godimento.

 
Come nasce o si ottiene una servitù?
Le servitù possono essere costituite per contratto tra i proprietari di fondi diversi, per testamento, oppure possono essere imposte dalla legge o da una sentenza; possono altresì essere costituite per usucapione, o per destinazione del padre di famiglia.

 
Come si costituisce una servitù per usucapione?
Con l’esercizio del diritto protratto nel tempo senza interruzioni e pacificamente (senza contestazione altrui), in modo pubblico (non di nascosto) e con la consapevolezza di non violare un diritto di altri bensì di esercitarne uno proprio.
 
Di seguito si propone una serie di risposte a domande frequenti (FAQ) in merito all'istituto della Successione, redatte dall'Avv. Andrea Cruciani.
 
1. Come si trasmette l’eredità? L'eredità si devolve per legge o per testamento. Non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria.
 
2. Cos’è  il testamento? Il testamento è un atto con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse.

3. Come si fa testamento? La legge prevede tre forme ordinarie di testamento: il testamento olografo e il testamento per atto di notaio che può essere pubblico o segreto.
 
4. Una volta fatto il testamento si può modificare o annullare? Si, il testamento è un atto revocabile e sempre modificabile.
 
5. Si possono fare più testamenti? Si, tuttavia in caso di disposizioni in contrasto tra loro prevalgono quelle del testamento redatto per ultimo.

6. Si può diseredare un erede? Le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti o quota di eredità che la legge riserva al coniuge e ai figli o ai discendenti, c.d. legittimari.
 
7. A chi è riservata una quota di eredità per legge? La legge riserva una quota di eredità e altri diritti al coniuge e ai figli o, se questi non vogliono o non possono, ai loro discendenti.
 
8. Ai nipoti è riservata una quota di eredità? A favore dei discendenti dei figli che non possono o non vogliono diventare eredi la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli.
 
9. Chi diventa erede? I parenti secondo l’ordine e le quote previste dalla legge o chiunque sia nominato per testamento, diventano eredi se accettano l’eredità loro devoluta, per legge o testamento.
 
10. Se non c’è testamento a chi va l’eredità? Nella successione legittima l'eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti legittimi, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato nell'ordine e secondo le regole stabilite dalla legge.
 
11. Come si diventa eredi? L'eredità si acquista con l'accettazione.
 
12. Come si accetta l’eredità? L'eredità può essere accettata puramente e semplicemente o col beneficio d'inventario. L'accettazione pura e semplice può essere espressa o tacita. L'accettazione è espressa quando in un atto pubblico o in una scrittura privata, il chiamato all'eredità ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede. L'accettazione è tacita quando il chiamato all'eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede. L'accettazione col beneficio d'inventario si fa mediante dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, e viene inserita nel registro delle successioni conservato nello stesso tribunale. La dichiarazione deve essere preceduta o seguita dall'inventario, nelle forme prescritte dal codice di procedura civile.
 
13. Cosa si intende per apertura della successione? La proceduta che si attiva dopo la morte di una persona, l’apertura coincide con il momento della morte.
 
14. Quando si apre la successione? La successione si apre al momento della morte, nel luogo dell'ultimo domicilio del defunto.

15. Quanto tempo si ha per accettare l’eredità? Il diritto di accettare l'eredità si prescrive in dieci anni. Il termine decorre dal giorno della morte del c.d. de cuius (colui della cui eredità si tratta), tuttavia, chiunque vi ha interesse può chiedere che l'Autorità giudiziaria fissi un termine entro il quale il chiamato/designato dichiari se accetta o rinunzia all'eredità. L'effetto dell'accettazione risale comunque al momento nel quale si è aperta la successione.
 
16. Si può accettare con condizioni particolari o solo una parte dell’eredità? È nulla la dichiarazione di accettare sotto condizione o a termine. Parimenti è nulla la dichiarazione di accettazione parziale di eredità.
 
17. Che cosa vuol dire accettazione tacita? L'accettazione è tacita quando il chiamato all'eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.
 
18. Chi non vuole diventare erede può disporre dei beni dell’eredità? La donazione, la vendita o la cessione, che il chiamato all'eredità faccia dei suoi diritti di successione a un estraneo o a tutti gli altri chiamati o ad alcuno di questi, importa accettazione dell'eredità.
 
19. Si può rinunciare all’eredità e come? La rinunzia all'eredità deve farsi con dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni. È nulla la rinunzia fatta sotto condizione o a termine o solo per parte. La rinunzia ai diritti di successione, qualora sia fatta verso corrispettivo o a favore di alcuni soltanto dei chiamati, importa accettazione.
 
20. Cosa succede a chi rinuncia all’eredità? Chi rinunzia all'eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato. Il rinunziante può tuttavia ritenere la donazione o domandare il legato a lui fatto sino alla concorrenza della porzione disponibile, salve le disposizioni degli articoli 551 e 552. Fino a che il diritto di accettare l'eredità non è prescritto contro i chiamati che vi hanno rinunziato, questi possono sempre accettarla, se non è già stata acquistata da altro dei chiamati e senza pregiudizio delle ragioni acquistate da terzi sopra i beni dell'eredità.
 
21. Cos’è il beneficio d’inventario? L'effetto dell’accettazione con beneficio d'inventario consiste nel tener distinto il patrimonio del defunto da quello dell'erede, nel senso che i debiti dell’eredità potranno essere pagati solo con questa e non anche con il patrimonio personale dell’erede.
 
22. Se tra più eredi uno solo accetta con beneficio d’inventario, il beneficio vale solo per lui? L'accettazione con beneficio d'inventario fatta da uno dei chiamati giova a tutti gli altri, anche se l'inventario è compiuto da un chiamato diverso da quello che ha fatto la dichiarazione.
 
23. Chi paga l’accettazione con beneficio d’inventario? Le spese dell'apposizione dei sigilli, dell'inventario e di ogni altro atto dipendente dall'accettazione con beneficio d'inventario sono a carico dell'eredità.
 
24. Si può nominare erede un minorenne? Si, inoltre, sono capaci di succedere tutti coloro che sono nati o concepiti al tempo dell'apertura della successione.

25. Come fanno i minorenni ad accettare l’eredità? Non si possono accettare le eredità devolute ai minori e agli interdetti, se non col beneficio d'inventario;  i minori emancipati e gli inabilitati non possono accettare le eredità, se non col beneficio d'inventario, osservate le disposizioni di legge.
 
26. Si può nominare erede una società o un'associazione? Si
 
27. Una società o associazione come accetta l’eredità? L'accettazione delle eredità devolute alle persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti non può farsi che col beneficio d'inventario. Questa disposizione non si applica invece alle società.
Osservatorio delle Società di Capitali n. 6/2011
 
Il Testo unico della intermediazione finanziaria (T.U.F.)
Per T.U.F. si intende il d.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58, che racchiude una disciplina sistematica, con l’obbiettivo di incanalare il risparmio sui beni o strumenti finanziari di secondo grado (ad es. azioni e obbligazioni) o di terzo (strumenti finanziari derivati, come futures e swaps) negoziati nelle borse. Si sono quindi disciplinate in un unico testo sia le c.d. società emittenti (società con azioni quotate in borsa), sia gli intermediari finanziari specializzati (c.d. investitori istituzionali).
Al riguardo, l’internazionalizzazione dei mercati dei capitali, ha posto anche il problema di disciplinare il tema del ricambio del controllo societario. Di qui la disciplina giuridica sull’OPA e l’OPS (rispettivamente offerta pubblica di acquisto e di scambio), permettendo al piccolo azionista di partecipare al c.d. premio di maggioranza per il maggior prezzo offerto per ottenere il controllo delle varie società quotate.

Articolo redatto l'11.11.2011 dall'Avvocato Emanuele Verghini - Studio Legale Verghini Roma
Osservatorio delle Società di Capitali n. 5/2011

La nascita della Consob
Negli ani ’60 e ’70 del secolo scorso lo sviluppo economico di massa ha portato all’aumento della propensione all’investimento a rischio della piccola e media borghesia. Per le società si è di conseguenza aperta una nuova strada: quella di convogliare direttamente il risparmio delle famiglie attingendo capitali direttamente dalla borsa senza la intermediazione del sistema bancario.
Ed è così che è nata anche in Italia la figura del piccolo azionista risparmiatore (tipicamente disinformato, disorganizzato ed assenteista alle assemblee) a tutela del quale, nel 1974, è stata istituita la Commissione nazionale per le società e la borsa (legge 7 giugno 1974, n. 216).


Articolo redatto il 4.11.2011 dall'Avvocato Emanuele Verghini - Studio Legale Verghini Roma
Osservatorio delle Società di Capitali n. 4/2011
 
La personalità giuridica delle società di capitali.
Il codice civile del 1942 disciplina l’attività dei soci e quella degli amministratori, che trova la sua fonte, non più nel mandato dei soci come era nel codice di commercio del 1882 (art. 121), bensì nella legge, che disciplina anche l’attività del collegio sindacale.
Gli organi sociali, in altri termini, con la codificazione civile del 1942 assumono competenze originarie ed inderogabili, non avendosi più un potere dei soci derivante dalla esecuzione del contratto sociale, con la posizione degli amministratori come mandatari. La partecipazione dei soci assume quindi, con il codice civile del 1942, un carattere prettamente capitalistico: essa viene riferita alla entità economica della quota di capitale da ciascuno posseduta (art. 2351, comma 1 c.c.), mentre l’art. 157 del codice di commercio del 1882 prevedeva ancora il voto scalare.
Il termine persona giuridica assume allora il significato di soggetto dotato di una articolazione imperativa di competenze. Le società di capitali sono infatti dotate di un nucleo fondamentale di norme inderogabili riguardanti la loro struttura organizzativa, con la attribuzione di competenze proprie di ciascun organo (assemblea dei soci, amministratori e collegio sindacale). Detta disciplina imperativa assume in particolare il carattere di disciplina di ordine pubblico, con la prescrizione delle relative responsabilità in capo agli amministratori e ai sindaci, a tutela dei terzi creditori e dell’integrità del patrimonio sociale (artt. 2394 e 2407, ultimo comma c.c.).


Articolo redatto il 3.11.2011 dall'Avvocato Emanuele Verghini - Studio Legale Verghini Roma
Osservatorio delle Società di Capitali n. 3/2011

Responsabilità limitata nelle società per azioni
Come abbiamo già accennato “nelle puntate precedenti”, in linea di principio è indifferente per la società di capitali l’identità del socio, con la conseguenza che le azioni hanno iniziato storicamente a circolare anche al portatore e pertanto con il sostanziale anonimato del socio: di qui la denominazione do società anonima conservatasi in Italia sino al 1942 ed in Francia sino ad oggi (société anonyme).
La costituzione delle società di capitali ha continuato nel tempo a necessitare di una autorizzazione amministrativa caso per caso, come avveniva all’inizio per i provvedimenti sovrani che erano serviti a costituire le Compagnie delle Indie.
E’ solo nella seconda metà del XIX secolo che si è sviluppato negli ordinamenti europei l’eliminazione della autorizzazione governativa e quindi il principio generale della responsabilità limitata delle società di capitali (nel 1855 in Inghilterra; nel 1867 in Francia; nel 1861 in Germania e con il codice di commercio del 1882 in Italia).
In questo ultimo codice l’autorizzazione governativa (a carattere discrezionale) veniva sostituita con un procedimento dinanzi alla autorità giudiziaria volta alla valutazione del rispetto degli adempimenti e delle condizioni di legge (omologazione).
Detto procedimento è stato poi eliminato con l’attribuzione del compito in capo al notaio rogante dell’accertamento della conformità dell’atto costitutivo ala legge (art. 32, legge n. 340 del 24 Novembre 2000).
Con la riforma del delle società di capitali in vigore dal 1° Gennaio 2004 si è infine avuta l’attribuzione della responsabilità limitata, come principio generale, anche alla s.p.a. e della s.r.l. unipersonali (artt. 2325 e 2462 c.c.).


Quesito  redatto il 13.10.2011 dall'Avvocato Emanuele Verghini - Studio Legale Verghini Roma
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