Effettiva liberazione dai debiti all’esito della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento?

Come noto, gli imprenditori che esercitano attività commerciale sono soggetti alla procedura di legge prevista in caso di insolvenza ovverosia di incapacità di adempiere alle proprie obbligazioni per mancanza dei mezzi necessari ai pagamenti dovuti e per l’impossibilità di procurarsi nuovi mezzi (Legge Fallimentare - Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267). Tuttavia, non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che dimostrino, con riferimento ai tre esercizi precedenti lo stato di insolvenza, o meglio l’istanza di fallimento, di aver avuto un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore a 300mila Euro, ricavi lordi inferiori a 200mila Euro, debiti non superiori a 500mila Euro.

Il fallimento priva il debitore fallito dell’amministrazione e della disponibilità del suo patrimonio, compresi i beni che pervengono durante la procedura di fallimento inoltre possono essere revocati gli atti compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento; i pagamenti ricevuti dal fallito dopo la sentenza dichiarativa di fallimento, come tutti gli atti compiuti dal fallito successivamente al fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori.

Comunicato stampa dell' INPS del 27/03/2017
A seguito delle disposizioni normative di cui alla legge n.76/2016 e della sentenza della Corte Costituzionale n. 213/2016 sul tema delle unioni civili e convivenze di fatto, si forniscono le istruzioni operative per la concessione dei permessi ex lege n. 104/92 e del congedo straordinario ex art. 42, comma 5, D.Lgs.151/2001 ai lavoratori dipendenti del settore privato.
 
In particolare si evidenzia che:
  •     la parte di un unione civile, che presti assistenza all’altra parte, può usufruire di:
              -permessi ex lege n. 104/92,
              -congedo straordinario ex art. 42, comma 5 D.Lgs.151/2001;
  •     il convivente di fatto di cui ai commi 36 e 37, dell’art. 1, della legge n. 76/ 2016, che presti assistenza all’altro convivente, può usufruire unicamente di:
               -permessi ex lege n. 104/92.
Il diritto di prelazione rappresenta un vincolo nella scelta del contraente, costituisce il diritto di un soggetto ad essere preferito rispetto ad altri soggetti interessati come contraente a parità di condizioni.
 
Quando il diritto di prelazione è previsto da una disposizione di legge si tratta di prelazione legale, altrimenti di cosiddetta prelazione volontaria che invece di essere imposta da una specifica norma di legge, trae origine da un accordo tra le parti o comunque dalla espressa volontà di almeno un soggetto (contratto o atto unilaterale).
 
Inoltre, mentre la prelazione legale vale erga omnes, nei confronti di tutti, la prelazione volontaria non è opponibile ai terzi estranei all’atto da cui ha origine, ovverosia ha efficacia meramente obbligatoria solamente tra le parti del contratto o con riferimento all’atto da cui viene istituita. 
Ciò significa che il mancato rispetto di una prelazione legale ha tutela cosiddetta reale nel senso che l’avente diritto può pretendere di essere sostituito al terzo nell’atto che non ha tenuto conto del suo diritto di prelazione, diversamente, in ipotesi di prelazione volontaria, l’avente diritto di prelazione può soltanto ottenere il risarcimento del danno da parte del soggetto che era obbligato a preferirlo ad ogni altro contraente e che invece ha contratto liberamente con un terzo.

Il c.d. testamento genitoriale
 
La legge stabilisce che, se un minore resta senza genitori, il Giudice tutelare provvede a nominare un tutore, scelto tra le persone, preferibilmente più vicine al minore ma non necessariamente parenti, di ineccepibile condotta e oggettivamente in grado di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i minori.
 
La designazione del tutore per i figli minori in caso di morte dei genitori può essere fatta per testamento, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata. Il testamento, quindi, può essere anche olografo (interamente redatto, datato e sottoscritto dal testatore); negli altri casi occorre sin da subito un atto notarile, nel caso dell’olografo invece soltanto successivamente per la pubblicazione del testamento.
 
Sebbene la designazione sia consentita ai genitori, la nomina spetta comunque al Giudice tutelare, il quale deve tenere conto della designazione ma soprattutto verificare l’idoneità della persona da nominare. Ai sensi di legge, il giudice può nominare tutore la persona designata dal genitore che abbia esercitato per ultimo la responsabilità genitoriale, sarebbe pertanto opportuna una designazione concordata del tutore da parte dei genitori.
 
Il testamento, invero, può contenere anche disposizioni di carattere non patrimoniale, come la designazione del tutore per i figli minorenni. Si evidenzia altresì che il testamento è l’atto con cui il testatore dispone dei propri diritti per il tempo in cui avrà cessato di vivere e, nonostante la funzione tipica del negozio testamentario sia quella di provvedere alla distribuzione del patrimonio ereditario, ai sensi di legge “le disposizioni di carattere non patrimoniale, che la legge consente siano contenute in un testamento, hanno efficacia, se contenute in un atto che ha la forma del testamento, anche se manchino disposizioni di carattere patrimoniale”.
 
Articolo redatto dall'Avv. Andrea Cruciani - Partner Lesson1 Project
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