Secondo quanto disposto dal recente Decreto Legge 27 giugno 2015, n. 83 (Legge di conversione 6 agosto 2015, n. 132), l’atto di precetto (ovverosia l’intimazione al debitore con avvertimento che decorsi 10 giorni potrà essere iniziata l’esecuzione forzata nei suoi confronti) deve contenere anche l’avvertimento che il debitore può risolvere la sua situazione di indebitamento mediante la stipula di un accordo con i creditori con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal Giudice.
 
L’accordo è finalizzato alla ristrutturazione dei debiti dell’impresa mentre il debitore che non è un imprenditore può proporre ai creditori un piano di rientro.  Si tratta di due procedure diverse per comporre una crisi debitoria e cancellare tutti i debiti, accordo di composizione della crisi per gli imprenditori e piano del consumatore per i debitori che non sono imprenditori (Legge sul sovraindebitamento 27 gennaio 2012 n. 3). 
Mediante l’accordo con i creditori, il debitore imprenditore può offrire una soluzione ai propri creditori un pagamento “a saldo e stralcio” che dovrà essere approvato dai creditori che rappresentino almeno il 60% del valore totale dei crediti. L’accordo è gestito dagli appositi organismi preposti. Il piano del consumatore invece non prevede la necessità del consenso dei creditori ma solo il nulla osta di un Giudice. Il debitore deve però presentare un piano di rientro che assicuri ai creditori una soddisfazione maggiore di quella che si avrebbe attraverso la liquidazione di tutti i suoi beni vendibili, elencati in una lista e con il cui ricavato potranno essere estinti i debiti. Si segnala altresì che, oltre alle suddette procedure, è prevista la liquidazione del patrimonio del debitore, richiesta volontariamente dallo stesso o disposta dal Tribunale, cui consegue la liberazione del debitore da tutti i suoi impegni ed obbligazioni ai sensi della citata legge sul sovraindebitamento.
Orbene, se nell’atto di precetto manca l’avvertimento prescritto, pur considerato che la nullità del precetto non è disposta in modo espresso dalla nuova disposizione normativa, il precetto può comunque ritenersi inefficace e non consentirà quindi al creditore di poter validamente iniziare il processo esecutivo (finalizzato alla realizzazione concreta del diritto anche a mezzo della forza pubblica).

In generale, la procedura di negoziazione assistita consiste nella sottoscrizione di una convenzione mediante la quale le parti in lite convengono di cooperare  per risolvere in via amichevole una controversia tramite l’assistenza di avvocati, nonché nella successiva attività di negoziazione vera e propria, che può portare al raggiungimento di un accordo sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono, che costituirà titolo esecutivo anche per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.
La parte che sceglie di provare la nuova procedura deve, tramite il proprio legale, formulare alla controparte un invito a stipulare una convenzione di negoziazione. La mancata risposta all’invito entro trenta giorni dalla ricezione o il suo rifiuto potrà successivamente essere valutato dal giudice ai fini delle spese di giudizio e in tema di responsabilità aggravata, nonché per l’eventuale esecuzione provvisoria.
I coniugi, con l’assistenza facoltativa di un avvocato, hanno la possibilità di concludere dinanzi al sindaco del comune di residenza, ovvero presso cui è iscritto o trascritto il matrimonio, un accordo di separazione, nonché, se già separati, di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, oppure di modifica delle condizioni di separazione o divorzio.
 
Ai sensi del decreto legge n. 132/2014 (art. 12), convertito in legge 10.11.2014, n. 162, ciascuno dei coniugi, secondo le condizioni stabilite dagli stessi, può rilasciare al sindaco, personalmente, una dichiarazione dopodiché viene compilato e sottoscritto l’accordo ma i coniugi, non prima di trenta giorni dal rilascio delle dichiarazioni, dovranno comunque comparire di fronte al sindaco per confermare l’accordo, anche ai fini degli adempimenti di annotazione negli atti e archivi dello stato civile.
Tuttavia, la suddetta procedura dinanzi al sindaco, disciplinata dalla citata legge come alternativa alle procedure giudiziali e di negoziazione assistita, è possibile soltanto qualora i coniugi non abbiano figli minori né maggiorenni economicamente non autosufficienti, incapaci o portatori di handicap grave.

La crisi economica mondiale e il conseguente innalzamento della soglia di povertà ha generato una miriade di situazioni di sovraindebitamento, a più livelli.
Questo "status" si verifica quando esiste un reale squilibrio economico tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile o più semplicemente quando il soggetto debitore si trova nella definitiva impossibilità di far fronte ai propri impegni assunti, pur essendo titolare di un reddito o di un patrimonio.
In passato, questa realtà sembrava interessare solo le “Aziende” e la soluzione legislativa era principalmente rappresentata dalla "procedura fallimentare".
Restavano esclusi da qualsiasi via di uscita dai “debiti”, i piccoli imprenditori, i privati consumatori, i professionisti, gli artigiani, ecc., considerati soggetti “non fallibili”.

A tutela dei soggetti non fallibili, è intervenuta la legge n. 3 del 27 gennaio 2012, che ha introdotto una nuova procedura per agevolare il risanamento della proprie condizione debitoria ivi compresi i debiti verso Equitalia.
Oggi questi soggetti hanno sostanzialmente a disposizione tre diverse soluzioni:
1)    Procedura rivolta a tutti i soggetti “non fallibili” e prevede una proposta di accordo (concordato) con i creditori per la ristrutturazione dei debiti, la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante la cessione dei redditi futuri. E’ previsto anche l’intervento di terzi che offrano garanzie, previo loro consenso scritto;
2)    Procedura riservata ai soli consumatori (persone fisiche gravate da debiti non derivanti da attività d’impresa o professione) che presentano un piano di rientro dei debiti, con la stessa finalità del concordato, ma senza la necessità di un preventivo accordo con i creditori;
3)    Procedura, alla quale si ricorre in caso d’insuccesso delle prime due, che consiste nella liquidazione del patrimonio del debitore, richiesta volontariamente dallo stesso o disposta dal tribunale, che libera il debitore da tutti i suoi impegni ed obbligazioni.

ITER PROCEDURALE

Fatte salve le ipotesi di nullità del matrimonio (per violazione delle disposizioni relative all’età, la libertà di stato, la parentela, l’affinità, il delitto ecc.), nonché l’impugnazione per vizio della volontà (sotto il profilo dell’incapacità, del dolo, della violenza e dell’errore), il matrimonio si scioglie soltanto con la morte di uno dei coniugi e negli altri casi espressamente, e tassativamente, previsti dalla legge.
Lo scioglimento del matrimonio costituisce, ai sensi della normativa vigente, un’eccezione, una deviazione o meglio uno strappo alla regola! A voler intendere il matrimonio come un contratto si potrebbe pensare che come lo si è stipulato altrettanto dovrebbe poter essere sciolto, risolto o annullato, seppur sempre secondo precise disposizioni di legge. In realtà, il matrimonio, che almeno in teoria dovrebbe unire per sempre, è molto più di un contratto perché non attiene soltanto al costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale bensì incide sui diritti-rapporti personali prima che su quelli patrimoniali. Infatti, con il matrimonio i coniugi acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri di fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione, contribuzione ai bisogni della famiglia. Col matrimonio, secondo l'ordinamento, si costituisce non una ma la famiglia, consolidando giuridicamente la comunione spirituale e materiale tra i coniugi che ben può già esistere di fatto...
 
Oltre alla morte del coniuge, la normativa vigente prevede e disciplina lo scioglimento del matrimonio mediante il divorzio, che con riferimento al matrimonio religioso determina tuttavia soltanto la cessazione degli effetti civili del matrimonio ma non lo scioglimento dell’unione religiosa.
Sebbene recentemente sia entrato in vigore il cosiddetto divorzio breve, diversamente il divorzio diretto è ancora soltanto un disegno di legge. Invero, lo scioglimento del matrimonio civile, o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, può essere domandato soltanto decorso un certo termine dalla procedura di separazione personale dei coniugi (altresì, se dopo la celebrazione l'altro coniuge è stato condannato, o assolto per vizi mentali con riferimento a particolari delitti; oppure se il coniuge cittadino straniero ha ottenuto all'estero l'annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all'estero nuovo matrimonio; o se il matrimonio non è stato consumato; o se è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso di uno dei coniugi).
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