La cessione quote di s.n.c. determina una modifica del contratto sociale e può pertanto realizzarsi soltanto con il consenso di tutti i soci, salvo patto contrario espresso nel contratto medesimo. Ogni società infatti si costituisce mediante il contratto con cui due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di una attività economica allo scopo di dividerne gli utili. Ne consegue che ove il contratto - atto costitutivo non preveda la libera cessione della quota di partecipazione societaria ovvero la cessione del rapporto contrattuale di ciascun socio, ciò non può avvenire se non mediante una modifica contrattuale sottoscritta da tutti gli originari contraenti-soci. 
 
Se i soci sono soltanto due, è sufficiente l’accordo tra gli stessi ma nel caso particolare in cui la cessione della quota non sia fatta a terzi bensì all’altro socio, questi sarà tenuto a ricostituire la pluralità dei soci, mediante un’ulteriore cessione parziale, in quanto, ai sensi di legge, la società si scioglie quando viene a mancare la pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita, salva la trasformazione in società di capitali (s.r.l., s.p.a. ecc.) unipersonali.
Nella società in nome collettivo tutti i soci rispondono solidalmente ed anche con il proprio patrimonio personale di tutte le obbligazioni sociali e qualunque patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi che non sono soci. 
Colui che acquista le quote di un altro socio risponde con gli altri soci anche per le obbligazioni sociali anteriori all’acquisto, tuttavia, anche il cedente resta comunque responsabile delle obbligazioni sociali sorte prima della cessione.
In particolare, il socio uscente risponde solo per le obbligazioni sociali sorte fino al giorno della cessione della quota a condizione che il trasferimento sia portato a conoscenza dei terzi, mediante l’iscrizione presso l’Ufficio del Registro delle imprese, delle modificazioni dell’atto costitutivo e degli altri fatti relativi alla società, nel termine di trenta giorni, a cura di chi amministra la società, o a cura del notaio rogante l’atto di cessione quote. Il mancato rispetto di detta formalità comporta che la cessione non è opponibile ai terzi che, senza colpa, non hanno avuto notizia della cessione. Quel che rileva è, pertanto, la data in cui l’atto di trasferimento viene portato a conoscenza dei terzi mediante l’iscrizione della cessione nel Registro delle imprese tenuto da un apposito Ufficio presso la Camera di Commercio competente per territorio.

Articolo redatto dall'Avv. Andrea Cruciani il 09/04/2015
 
Le Associazioni si distinguono dalle Società in quanto mentre le società perseguono uno scopo di lucro, diversamente le Associazioni perseguono uno scopo culturale ed anche qualora svolgano attività economico-commerciale, gli utili perseguiti devono essere utilizzati soltanto per la realizzazione dello scopo culturale dell’Associazione non potendo essere divisi e distribuiti tra gli associati.
Le Associazioni possono definirsi come un gruppo di persone organizzate e operanti per il conseguimento di un fine comune diverso dallo scopo di lucro che attiene alle società.
Affinché il patrimonio dell’Associazione sia distinto ed autonomo rispetto a quello delle persone che agiscono in nome e per conto dell’Associazione occorre che l’Associazione sia dotata della cosiddetta personalità giuridica. Altrimenti rispondono dei debiti dell’Associazione, con il proprio patrimonio personale, anche coloro che hanno agito in nome e per conto dell’Associazione.
Le Associazioni, come pure le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato, acquistano la personalità giuridica mediante l'iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le Prefetture; a tal fine, devono essere costituite con atto pubblico (notarile). 
L'atto costitutivo e lo statuto devono indicare la denominazione, lo scopo, il patrimonio, la sede, norme sull'ordinamento e sull’amministrazione, diritti e obblighi degli associati, condizioni di ammissione, e possono inoltre contenere norme relative alla estinzione e alla devoluzione patrimonio. Gli amministratori sono responsabili le norme del mandato. 
Le Associazioni dotate di personalità giuridica sono dette riconosciute e le limitazioni del potere di rappresentanza degli amministratori che non risultano dal registro delle persone giuridiche non possono essere opposte ai terzi, salvo che si provi che essi ne erano a conoscenza.
L'ordinamento interno e l'amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati.
I contributi degli associati e i beni acquistati con questi contributi costituiscono il fondo comune dell'associazione. Finché questa dura, i singoli associati non possono chiedere la divisione del fondo comune, né pretendere la quota in caso di recesso.
Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione non riconosciuta, i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune ma delle obbligazioni rispondono anche personalmente e solidalmente tutte le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione.

Qualsiasi controversia che dovesse insorgere tra i soci, o tra i soci e la società, aventi ad oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale, nonché qualsiasi controversia nei confronti di amministratori, sindaci e liquidatori o tra questi o da essi promossa, ivi comprese le controversie relative alla validità delle delibere assembleari o aventi ad oggetto la qualità di socio, saranno sottoposte ad un tentativo di mediazione ai sensi del D.Lgs. 28/2010, sue eventuali modifiche e successivi decreti di attuazione. Le parti si obbligano espressamente a ricorrere alla Mediazione prima di iniziare qualsiasi procedimento arbitrare o giudiziale.
Nell’ipotesi di mancato accordo, la controversia sarà devoluta al giudizio di un arbitro unico nominato, su istanza delle parte più diligente, dal Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili nella cui circoscrizione ha sede la società ed il quale dovrà provvedere alla nomina entro 15 giorni dal ricevimento dell’istanza stessa. L'arbitrato sarà rituale ed il giudizio sarà reso secondo diritto.

L’arbitrato è un metodo di risoluzione alternativo delle controversie. La Camera arbitrale si occupa di amministrare procedimenti arbitrali, i quali consentono di risolvere le liti civili in maniera alternativa rispetto alla giustizia statale, con regole di procedura e costi predeterminati.
Raccolta regolamenti:
 
 

Regolamento della Camera Arbitrale  del "CPRC - Centro per la Prevenzione e Risoluzione dei Conflitti", organismo della Fondazione Telos (Ente costituito dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma)

 
 
Un'opzione credibile per lo sviluppo del sistema produttivo italiano
Articolo redatto dall'Avv. Andrea Cruciani il 07/03/2015
 
Il Codice Civile disciplina una particolare forma di contratto chiamato associazione in partecipazione con cui, senza costituire alcun tipo di società, un imprenditore "associante" per svolgere l'attività della sua impresa, o per un determinato affare, si avvale del contributo di un altro o più soggetti che diventano "associati" ma non soci.
Il contributo dell’associato, che la normativa chiama “apporto”, può consistere nel conferimento di denaro o altri beni utili all’imprenditore nonché in attività lavorativa; ogni associato viene compensato per l’apporto conferito con una partecipazione agli utili dell'impresa o dell’affare senza tuttavia assumere la qualità d'imprenditore e senza compiere attività di gestione dell’impresa o dell’affare. 
L’unico rischio patrimoniale che corre ogni associato è limitato al tipo di apporto che fornisce all'imprenditore, non assumendo alcuna responsabilità connessa all'attività d'impresa. 
In caso di perdita, infatti, l’associato può essere chiamato a rispondere delle passività soltanto nei limiti del valore di ciò che egli si è obbligato a conferire come apporto nel contratto di associazione, in quanto, in ogni caso, le perdite che colpiscono l'associato non possono superare il valore del suo apporto (art. 2553 codice civile).
Diversamente, associante e associato possono pattuire che l’associato partecipi solo agli utili e non alle perdite; questa ipotesi, invero, prevista come variante dell’associazione in partecipazione, è chiamata cointeressenza (art. 2554 codice civile). Sia l’associazione in partecipazione che i contratti di cointeressenza sono strumenti di finanziamento dell’impresa alternativi al contratto di società e al credito.
In particolare, il contratto di cointeressenza può dirsi un derivato dell’associazione in partecipazione, tanto che sono applicabili le stesse norme in tema di diritti ed obbligazioni dei terzi, diritti dell’associante e dell’associato (artt. 2551 e 2552 codice civile). 
La normativa vigente identifica due tipologie di cointeressenza classificate come propria e impropria (art. 2554); la cointeressenza propria attribuisce al cointeressato la partecipazione sia agli utili che alle perdite ma senza il corrispettivo di un apporto; la cointeressenza impropria, invece, è quel contratto con il quale l’imprenditore attribuisce al cointeressato, a fronte di un apporto, la partecipazione agli utili escludendo espressamente la partecipazione alle perdite.
 
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