In generale, la procedura di negoziazione assistita consiste nella sottoscrizione di una convenzione mediante la quale le parti in lite convengono di cooperare  per risolvere in via amichevole una controversia tramite l’assistenza di avvocati, nonché nella successiva attività di negoziazione vera e propria, che può portare al raggiungimento di un accordo sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono, che costituirà titolo esecutivo anche per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.
La parte che sceglie di provare la nuova procedura deve, tramite il proprio legale, formulare alla controparte un invito a stipulare una convenzione di negoziazione. La mancata risposta all’invito entro trenta giorni dalla ricezione o il suo rifiuto potrà successivamente essere valutato dal giudice ai fini delle spese di giudizio e in tema di responsabilità aggravata, nonché per l’eventuale esecuzione provvisoria.
I coniugi, con l’assistenza facoltativa di un avvocato, hanno la possibilità di concludere dinanzi al sindaco del comune di residenza, ovvero presso cui è iscritto o trascritto il matrimonio, un accordo di separazione, nonché, se già separati, di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, oppure di modifica delle condizioni di separazione o divorzio.
 
Ai sensi del decreto legge n. 132/2014 (art. 12), convertito in legge 10.11.2014, n. 162, ciascuno dei coniugi, secondo le condizioni stabilite dagli stessi, può rilasciare al sindaco, personalmente, una dichiarazione dopodiché viene compilato e sottoscritto l’accordo ma i coniugi, non prima di trenta giorni dal rilascio delle dichiarazioni, dovranno comunque comparire di fronte al sindaco per confermare l’accordo, anche ai fini degli adempimenti di annotazione negli atti e archivi dello stato civile.
Tuttavia, la suddetta procedura dinanzi al sindaco, disciplinata dalla citata legge come alternativa alle procedure giudiziali e di negoziazione assistita, è possibile soltanto qualora i coniugi non abbiano figli minori né maggiorenni economicamente non autosufficienti, incapaci o portatori di handicap grave.

La crisi economica mondiale e il conseguente innalzamento della soglia di povertà ha generato una miriade di situazioni di sovraindebitamento, a più livelli.
Questo "status" si verifica quando esiste un reale squilibrio economico tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile o più semplicemente quando il soggetto debitore si trova nella definitiva impossibilità di far fronte ai propri impegni assunti, pur essendo titolare di un reddito o di un patrimonio.
In passato, questa realtà sembrava interessare solo le “Aziende” e la soluzione legislativa era principalmente rappresentata dalla "procedura fallimentare".
Restavano esclusi da qualsiasi via di uscita dai “debiti”, i piccoli imprenditori, i privati consumatori, i professionisti, gli artigiani, ecc., considerati soggetti “non fallibili”.

A tutela dei soggetti non fallibili, è intervenuta la legge n. 3 del 27 gennaio 2012, che ha introdotto una nuova procedura per agevolare il risanamento della proprie condizione debitoria ivi compresi i debiti verso Equitalia.
Oggi questi soggetti hanno sostanzialmente a disposizione tre diverse soluzioni:
1)    Procedura rivolta a tutti i soggetti “non fallibili” e prevede una proposta di accordo (concordato) con i creditori per la ristrutturazione dei debiti, la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante la cessione dei redditi futuri. E’ previsto anche l’intervento di terzi che offrano garanzie, previo loro consenso scritto;
2)    Procedura riservata ai soli consumatori (persone fisiche gravate da debiti non derivanti da attività d’impresa o professione) che presentano un piano di rientro dei debiti, con la stessa finalità del concordato, ma senza la necessità di un preventivo accordo con i creditori;
3)    Procedura, alla quale si ricorre in caso d’insuccesso delle prime due, che consiste nella liquidazione del patrimonio del debitore, richiesta volontariamente dallo stesso o disposta dal tribunale, che libera il debitore da tutti i suoi impegni ed obbligazioni.

ITER PROCEDURALE

Fatte salve le ipotesi di nullità del matrimonio (per violazione delle disposizioni relative all’età, la libertà di stato, la parentela, l’affinità, il delitto ecc.), nonché l’impugnazione per vizio della volontà (sotto il profilo dell’incapacità, del dolo, della violenza e dell’errore), il matrimonio si scioglie soltanto con la morte di uno dei coniugi e negli altri casi espressamente, e tassativamente, previsti dalla legge.
Lo scioglimento del matrimonio costituisce, ai sensi della normativa vigente, un’eccezione, una deviazione o meglio uno strappo alla regola! A voler intendere il matrimonio come un contratto si potrebbe pensare che come lo si è stipulato altrettanto dovrebbe poter essere sciolto, risolto o annullato, seppur sempre secondo precise disposizioni di legge. In realtà, il matrimonio, che almeno in teoria dovrebbe unire per sempre, è molto più di un contratto perché non attiene soltanto al costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale bensì incide sui diritti-rapporti personali prima che su quelli patrimoniali. Infatti, con il matrimonio i coniugi acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri di fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione, contribuzione ai bisogni della famiglia. Col matrimonio, secondo l'ordinamento, si costituisce non una ma la famiglia, consolidando giuridicamente la comunione spirituale e materiale tra i coniugi che ben può già esistere di fatto...
 
Oltre alla morte del coniuge, la normativa vigente prevede e disciplina lo scioglimento del matrimonio mediante il divorzio, che con riferimento al matrimonio religioso determina tuttavia soltanto la cessazione degli effetti civili del matrimonio ma non lo scioglimento dell’unione religiosa.
Sebbene recentemente sia entrato in vigore il cosiddetto divorzio breve, diversamente il divorzio diretto è ancora soltanto un disegno di legge. Invero, lo scioglimento del matrimonio civile, o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, può essere domandato soltanto decorso un certo termine dalla procedura di separazione personale dei coniugi (altresì, se dopo la celebrazione l'altro coniuge è stato condannato, o assolto per vizi mentali con riferimento a particolari delitti; oppure se il coniuge cittadino straniero ha ottenuto all'estero l'annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all'estero nuovo matrimonio; o se il matrimonio non è stato consumato; o se è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso di uno dei coniugi).

L’Arbitrato Sportivo prevede che le parti, accettando la clausola compromissoria - e il vincolo di giustizia - contenuta nel contratto associativo all’atto dell’affiliazione o del tesseramento, si impegnino a devolvere le proprie controversie ad appositi organi chiamati Collegi arbitrali.  Il punto di partenza per l’accesso alla tutela arbitrale è che entrambe le parti risultino legate all’ordinamento sportivo, altrimenti la procedura è inammissibile. Se, invece, tale presupposto viene a mancare, la procedura diviene improcedibile. L’arbitrato sportivo ha natura residuale rispetto alla composizione naturale delle controversie sportive che oggi avvengono all'interno degli organid di giustizia federale. Non rientrano nelle materie arbitrabili né le controversie tecniche, né quelle disciplinari, né quelle che vedono in causa terzi estranei non affiliati o tesserati, quali ad esempio gli sponsor, che sono di competenza di appositi organi di Giustizia Sportiva, salvo il caso di rilevanza per l’ordinamento statale.


Nel corso degli anni, si è assistito ad un continuo mutamento dell’ordinamento sportivo che ha visto susseguirsi l’introduzione di nuovi organi come l’Alta Corte di giustizia sportiva e il Tribunale Nazionale Arbitrale per lo Sport (TNAS), giungendo all’ultima riforma dell’intero sistema prevista dal CONI, a seguito del nuovo Statuto dell' 11 giugno 2014 ed il nuovo Codice della Giustizia Sportiva del 15 luglio 2014, che prevedono la soppressione degli organi sopra elencati, per lasciar spazio ad un Collegio di Garanzia per lo Sport, avente il ruolo di “giudice di legittimità” e che rappresenta "organo di ultimo grado della giustizia sportiva" esaurito il quale si ha la possibilità di ricorrere alla giustizia statale.

La riforma ha quindi abbandonato il modello arbitrale che oggi riguarda solo le controversie decise con lodo arbitrale in applicazione delle clausole compromissorie previste dagli accordi collettivi o di categoria ai sensi dell’art. 4 legge 23 marzo 1981, n. 91 (vale a dire i contratti di lavoro subordinato sportivo) e le controversie da regolamenti federali aventi ad oggetto rapporti meramenti patrimoniali.

 

Articolo redatto da Francesco Cacchiarelli 12-08-2015

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