SOMMARIO: 1. Premessa: i reati urbanistico edilizi e le diverse fattispecie incriminatrici. 2. I soggetti responsabili. 3. Interventi di ristrutturazione edilizia: l'applicazione del meccanismo sanzionatorio di cui all'art. 44 del Testo Unico Edilizia 4. L'elemento psicologico del reato. 5. Il momento consumativo del reato: calcolo del termine di prescrizione. 6. Il rilascio del permesso di costruire in sanatoria e l'effetto estintivo del reato. 7. Reati edilizi e cause di non punibilità: la rimozione dell'abuso edilizio  attraverso la sua demolizione o la rimessione in pristino dello stato dei luoghi quale presupposto per l'applicazione dell'art. 131 bis c.p.
 
1. Premessa: la disciplina penale dell'edilizia
Il legislatore ha inserito all'interno del DPR n. 380 del 2001 (altrimenti noto come Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) il sistema sanzionatorio penale: nello specifico, oltre alle sanzioni di tipo amministrativo – che consistono ad esempio nella demolizione dell'opera abusiva o nella rimessione in pristino dello stato dei luoghi – sono state inserite le sanzioni di tipo penale collegate a fattispecie di reato di natura contravvenzionale.

Ai sensi dell’articolo 32 del D.Lgs. 546/92, nel contenzioso tributario le parti possono integrare la documentazione prodotta, illustrare con maggiore chiarezza le proprie posizioni processuali, replicare brevemente alle deduzioni di controparte.
Del deposito di memorie e brevi repliche non è prevista alcuna comunicazione alle parti. Sarà opportuno quindi visionare il fascicolo del processo con periodicità e costanza.

 

E' possibile depositare presso la Segreteria della Commissione Tributaria competente, con apposita nota di deposito:
- entro venti giorni liberi (cioè quelli per i quali con si computa né il giorno iniziale né il giorno finale) prima della trattazione: nuovi documenti;

Il contratto di associazione in partecipazione, disciplinato dagli articoli 2549 e seguenti del codice civile, prevede che un imprenditore per svolgere l'attività della sua impresa, o anche per un determinato affare, possa avvalersi del contributo di un altro o più soggetti che diventano così associati ma non soci, invero, senza che si debba costituire alcun tipo di società.
La normativa chiama apporto il contributo dell’associato, disponendo che questo possa costituire il corrispettivo di una partecipazione agli utili dell’impresa attribuita dall’associante. L’apporto può consistere in un conferimento di denaro o altri beni utili all’imprenditore ma, nel caso in cui l'associato sia una persona fisica, non è più possibile un apporto corrispondente ad attività lavorativa.

Sebbene la donazione possa risultare vantaggiosa rispetto alla compravendita dal punto di vista fiscale, occorre tenere presente che, da un punto di vista prettamente legale, la provenienza donativa di un immobile può comportare delle "complicazioni".
Al riguardo, si rende necessaria una premessa in tema di successione ereditaria ed in particolare della cosiddetta successione necessaria dei legittimari.
Orbene, la legge riserva al coniuge, ai discendenti o agli ascendenti, cosiddetti  legittimari, una quota di eredità o altri diritti del defunto anche contro la volontà di quest’ultimo, il quale, quindi, non potrebbe disporre del proprio patrimonio con testamento o con donazioni oltre i limiti della quota disponibile, intaccando le quote riservate ai legittimari.
In mancanza di legittimari non vi sono quote riservate ma, in caso contrario, si deve calcolare la quota disponibile di cui sopra. Il calcolo delle quote, tuttavia, è possibile soltanto con riferimento al momento della apertura della successione, quando muore il soggetto interessato, giacché, durante la vita, il patrimonio di chiunque può subire variazioni in ragione del consumo o dell’incremento sempre possibili.
Sia il testamento che le donazioni quindi sono sempre atti validi ed efficaci ma, se al momento della apertura della successione, effettuato il calcolo, risulta leso qualche legittimario, questi potrà agire in giudizio con la cosiddetta azione di riduzione delle donazioni o delle disposizioni del testamento lesive dei suoi diritti.

L'Agenzia delle Entrate con la circloare n. 19/E del 6 maggio 2015, avente ad oggetto la transazione fisclae e la composizione della crisi da sovraindebitamento, fornisce un utile prontuario sugli istituti di composizione della crisi e dedica un grande spazio alle procedure previste dalla legge n. 3/2012, volte a gestire la "crisi" che interessa i soggetti esclusi dagli istituti disciplinati dalla legge fallimentare come l'accordo di composizione della crisi, il piano del consumatore e la liquidazione dei beni.

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