Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione della Circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 19/E (download .pdf) del 27/6/2014, avente ad oggetto «Modifica dell’aliquota di tassazione dei redditi di natura finanziaria. Articoli 3 e 4 del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89».

Abstract:
«Premessa
Gli articoli 3 e 4 del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66 convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, recante “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale” (di seguito decreto), intervengono sul livello di imposizione dei redditi di natura finanziaria.
In particolare, a decorrere dal 1° luglio 2014, è previsto l’aumento dal 20 al 26 per cento dell’aliquota della relativa tassazione, salvo il mantenimento di misure di favore per determinate fattispecie meritevoli di tutela, nonché una disciplina transitoria finalizzata ad evitare operazioni di arbitraggio conseguenti alla variazione dell’aliquota stessa.

Comunicato stampa INPS del 3 luglio 2014
 
Lo comunica l’Istituto nel messaggio n.  5661 del 27/6/2014.
Si tratta di un credito d’imposta di importo complessivo pari a 640 euro, che sarà riconosciuto in via automatica, in base ai dati degli archivi Inps, in rate mensili di 80 euro. Il pagamento verrà effettuato centralmente dall’Istituto. L’Inps sta notificando con un sms l’accredito della prima rata a partire dal 30 giugno ai disoccupati e ai percettori di altre prestazioni a sostegno del reddito come Mobilità/ASpI/MiniASpI ecc. Ai pensionati, aventi diritto alle detrazioni d’imposta per lavoro dipendente, la prima rata di 80 euro del bonus sarà accreditata con la pensione di luglio e notificata con un’informativa nel cassetto previdenziale consultabile tramite il PIN nel Menu Servizi online>Servizi al cittadino del portale Inps.
Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 24 giugno 2014

L’Agenzia risponde anche ai quesiti su fattura differita e semplificata  
È una fattura elettronica anche quella cartacea trasformata in documento informatico per essere spedita e ricevuta dal destinatario via posta elettronica. Al contrario, non possono essere considerate elettroniche le fatture che, seppur create tramite un software di contabilità, vengono inviate e ricevute in formato cartaceo. Via libera, inoltre, al documento fiscale digitale anche senza un precedente accordo con il destinatario e all’utilizzo dei sistemi tecnologici che si ritengono più idonei a garantire i requisiti di autenticità e integrità della fattura elettronica. Sono questi alcuni dei chiarimenti forniti oggi con la circolare n. 18/E che, alla luce delle modifiche agli articoli 21 e 39 del DPR n. 633/1972 (introdotte dalla Legge di Stabilità 2013), detta nuove indicazioni per il corretto adempimento dell’obbligo di fatturazione in formato elettronico. Il documento di prassi risponde, inoltre, ai quesiti sottoposti all’Amministrazione in tema di fattura differita e semplificata. L’invio e la ricezione fanno la differenza - La circolare chiarisce che per distinguere le fatture elettroniche da quelle cartacee non è rilevante il formato (elettronico o cartaceo) utilizzato per la sua creazione, bensì la circostanza che la fattura sia in formato elettronico quando viene emessa o messa a disposizione, ricevuta e accettata dal destinatario. Così, ad esempio, non possono essere considerate elettroniche le fatture che, seppure create in formato elettronico tramite un software di contabilità, vengono successivamente inviate e ricevute in formato cartaceo. Al contrario, possono essere considerate fatture elettroniche quelle che, seppur create in formato cartaceo, vengono successivamente trasformate in documenti informatici e inviate e ricevute tramite posta elettronica. Viene, inoltre, espressamente chiarito che la fattura può essere elettronica per chi la emette e analogica per chi la riceve e viceversa. Laddove l’emittente trasmetta o metta a disposizione del ricevente una fattura elettronica, quest’ultimo può non accettare il processo, e la fattura si considererà elettronica in capo al primo, con conseguente obbligo di conservazione elettronica, e analogica in capo al ricevente. I tratti distintivi della fattura elettronica - In relazione all’obbligo, previsto dall’articolo 21 del DPR n. 633/1972, di assicurare l’autenticità dell’origine, l’integrità del contenuto e la leggibilità della fattura elettronica, la circolare precisa che sono tenuti a garantire il rispetto di questi requisiti sia il fornitore/prestatore sia il cessionario/committente, anche adottando modalità indipendenti l’uno dall’altro. La circolare, richiamando quanto previsto dalle Note esplicative alla Direttiva 2010/45/UE, precisa che l’origine di una fattura si considera autentica quando l’identità del fornitore/prestatore o dell’emittente sono certi e che l’integrità del contenuto è garantita anche quando varia il formato della fattura (conversione in altri formati, come ad esempio da MS word a XML), a patto che i dati non siano alterati. Infine, il documento di prassi ricorda che il requisito di leggibilità deve essere garantito per tutto il periodo di archiviazione della fattura attraverso un visualizzatore adeguato e affidabile del formato elettronico.
Come garantire i requisiti di autenticità e integrità - Chi emette la fattura elettronica, come previsto dalla nuova formulazione dell’articolo 21 del DPR n. 633/1972, può utilizzare i sistemi tecnologici che ritiene più idonei a garantire i requisiti di autenticità e integrità. La circolare prende in esame a titolo esemplificativo i  sistemi di controllo di gestione, la firma elettronica e i sistemi EDI. In particolare, chiarisce che chi sceglie di utilizzare un sistema di controllo di gestione deve assicurarsi che non venga conservata soltanto la fattura ma che, per tutto il ciclo di vita del documento, sia disponibile anche la documentazione che ne garantisce l’autenticità e l’integrità, consentendo cioè che il valore di un componente sia verificabile almeno con una fonte indipendente.   Invio delle fatture più flessibile - Il nuovo articolo 21 del DPR n. 633/1972 non richiede più il “ previo accordo con il destinatario ” per avvalersi della trasmissione elettronica della fattura. È quindi sufficiente l’accettazione da parte del destinatario del mezzo di trasmissione utilizzato. Inoltre, è possibile trasmettere per via elettronica allo stesso destinatario più fatture elettroniche raccolte in un unico lotto, inserendo una sola volta le informazioni comuni (come ad esempio le generalità dell’emittente, la partita Iva, la data di emissione, ecc.), a patto che sia possibile accedervi da ogni fattura. La circolare chiarisce, infine, che, anche nel caso in cui il destinatario non accetti il documento elettronico, l’emittente può comunque procedere all’integrazione del processo di fatturazione con quello di conservazione elettronica, sempre che siano rispettati i requisiti di autenticità, integrità e leggibilità dal momento della sua emissione fino al termine del periodo di conservazione. Ok alla fattura differita anche per le prestazioni di servizi - Gli operatori economici possono emettere fattura differita  anche in caso di prestazioni di servizi, e non più solo in presenza di cessione di beni, a patto che nel documento siano indicate nel dettaglio le operazioni effettuate e che sia disponibile la relativa documentazione commerciale attestante la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti. La fattura semplificata si fa ancora più snella - Nella fattura semplificata, prevista per importi non superiori a 100 euro, è possibile, senza precludere l’esercizio del diritto alla detrazione, riportare alternativamente o gli elementi “tradizionali” (ditta, denominazione, nome, cognome,  ecc.) o, a seconda dei casi, il codice fiscale, la partita Iva, il numero di identificazione Iva per i soggetti passivi stabiliti in altro Stato Ue. Inoltre, in fase di registrazione, è possibile riportare soltanto il numero di partita Iva o il codice fiscale del cessionario/committente, se questo è l’unico dato indicato. In più, in modalità semplificata, la fattura rettificativa può essere emessa a prescindere dall’importo certificato. Da ultimo, la circolare conferma che anche la fattura semplificata può sostituire la fattura-ricevuta fiscale.
Comunicato stampa Agenia delle Entrate del 3 luglio 2014
 
Cessione a titolo gratuito al Comune di aree con opere di urbanizzazione  L’imposta di registro rimane agevolata  

Imposta di registro fissa ed esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale per le cessioni a titolo gratuito di aree sulle quali sono state realizzate opere di urbanizzazione a favore di un Comune. Questa tipologia di atti non rientra, infatti, tra quelli interessati dalla soppressione delle agevolazioni per i trasferimenti immobiliari onerosi  prevista dall’articolo 10, comma 4, del Dlgs n. 23/2011 in tema di imposte indirette. Lo chiarisce l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 68/E di oggi, rispondendo alla richiesta di un Comune  sull’applicazione a queste particolari cessioni del trattamento di favore previsto dall’articolo 32 del Dpr n. 601/1973.
Il dubbio interpretativo - L’articolo 10 del Dlgs n. 23/2011 ha introdotto, a decorrere dall’1 gennaio 2014, delle rilevanti novità nel regime impositivo, ai fini delle imposte indirette, per gli atti, a titolo oneroso, traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari. In particolare, il comma 4 dell’articolo 10 della stessa norma ha previsto la soppressione di tutte le esenzioni e agevolazioni tributarie per gli atti di trasferimento immobiliare a titolo oneroso soggetti a imposta di registro in misura proporzionale. Il dubbio riguardava l’applicabilità o meno di queste modifiche normative agli atti di cessione, a titolo gratuito, al Comune, di aree con relative opere di urbanizzazione.  
La soluzione delle Entrate - Dall’1 gennaio 2014 non si applicano più le misure agevolative dell’imposta di registro, intese come riduzioni di aliquote, imposte fisse o esenzioni dall’imposta, agli atti costitutivi o traslativi di diritti reali su immobili a titolo oneroso. Queste agevolazioni restano, invece, applicabili agli stessi atti se posti in essere a titolo gratuito.   L’articolo 28 della legge urbanistica n. 1150/1942 stabilisce che l’autorizzazione del Comune alla lottizzazione dei terreni a scopo edilizio è subordinata alla stipula di una convenzione che preveda, tra l’altro, la cessione gratuita, entro termini prestabiliti, delle aree necessarie alle opere di urbanizzazione primaria, nonché la cessione gratuita delle aree necessarie alla realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria. Considerato, quindi, che il legislatore qualifica espressamente queste cessioni come atti a titolo gratuito, l’Agenzia delle Entrate esclude che gli stessi possano essere ricondotti nell’ambito degli atti costitutivi o traslativi, a titolo oneroso, di immobili, interessati dalla norma di soppressione delle agevolazioni. Per gli atti di cessione a titolo gratuito ai Comuni delle aree necessarie alle opere di urbanizzazione continuano, quindi, ad applicarsi le previsioni recate dall’articolo 32 del Dpr n. 601/1973.  
Comunicato stampa INPS del 1° luglio 2014
 
Dal 1° al 10 luglio è possibile effettuare il pagamento dei contributi  per i lavoratori domestici relativo al secondo trimestre 2014. Per conoscere le modalità di pagamento vai alla scheda informativa del sito.
In materia di dichiarazioni dei redditi sono previste:
  • sanzioni amministrative;
  • sanzioni penali (per i casi più gravi).
Le sanzioni amministrative riguardano:
  1. l'omessa o tardiva presentazione della dichiarazione;
  2. la dichiarazione infedele o inesatta, con specifiche sanzioni per le violazioni connesse agli obblighi in materia di studi di settore;
  3. l'omesso o tardivo versamento delle imposte.
Omessa o tardiva presentazione della dichiarazione
 
FATTISPECIE SANZIONE
Omessa presentazione della dichiarazione qualora siano dovure imposte Dal 120% al 240% dell'imposta dovuta, con un minimo di 258 euro (Art. 1, comma 1, D.Lgs n. 471/1997)
Omessa presentazione della dichiarazione qualora "non" siano dovure imposte 258 euro min - 1.032 euro max (Art. 1, comma 1, D.Lgs n. 471/1997)
Omessa presentazione della dichiarazione qualora "non" siano dovure imposte, da parte di soggetto obbligati alla tenuta di scritture contabili 258 euro min - 2.064 euro max (Art. 1, comma 1, D.Lgs n. 471/1997)
Presentazione della dichiarazione con ritardo superiore a 90 giorni Le stesse sanzioni previste per l'omessa comunicazione (Art. 1, comma 1, D.Lgs n. 471/1997)
Presentazione della dichiarazione con ritardo "non" superiore a 90 giorni 1/10 del minimo applicando le norme sul ravvedimento. In caso contrario, le stesse sanzioni previste per l'omessa dichiarazione (Art. 1, comma 1, D.Lgs n. 471/1997 e Art. 13, lettera c), D. Lgs n. 472/1997)
Tardiva od omessa trasmissione telematica delle dichiarazione da parte di soggetti incaricati 516 euro min - 5.164 euro max (Art. 7-bis D.Lgs n. 241/1997)
Se la violazione di omessa dichiarazione riguarda redditi prodotti all'estero , le sanzioni sono aumentate di 1/3 con riferimento alle imposte o alle maggiori imposte relative a tali redditi. La sanzione è raddoppiata se l'omissione riguarda investimenti ed attività di natura finanziaria detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato (art. 12, comma 2, D.L. n. 78/2009, convertito dalla legge n. 102/2009).
Dalle istruzioni per la compilazione della dichiarazione emerge che la eventuale violazione di omesso versamento di imposte (v. infra) si applica solo nel caso di dichiarazione tardiva presentata entro 90 giorni (cfr. Appendice, voce “Sanzioni amministrative”, punto 2); nel caso di dichiarazione omessa, quindi, la sanzione prevista per questa violazione dovrebbe “assorbire” quella dell'omesso versamento del tributo non dichiarato.
 
Dichiarazione infedele o inesatta
 
FATTISPECIE SANZIONE
Dichiarazione annuale infedele Dal 100% al 200% della maggiore impostao della differenza di credito (Art. 1, comma 1, D.Lgs n. 471/1997)
Dichiarazione infedele dovuta ad omessa o infedele indicazione dei dati previsti ai fini degli studi di settore o ad indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti 110% min - 220% max della differenza (la sanzione va dal 100% al 200% se il maggior reddito, accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10% di quello dichiafrato) (Art. 1, comma 2-bis, D.Lgs n. 471/1997)
Dichiarazione infedele dovuta ad omessa presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini degli studi di settore, qualora il contribuente non abbia provveduto alla presentazione de modello anche a seguito di specifico invito dell'ufficio 150% min - 300% max della differenza (la sanzione va dal 100% al 200% se il maggior reddito, accertato a seguito della corretta applicaizone degli studi di settore, non è superiore al 10% di quello dichiarato) (Art. 1, comma 2-bis1, D.Lgs n. 471/1997)
Dichiarazione annuale "inesatta" 258 euro min - 2.065 euro max (Art. 8 comma 1, primo periodo, Art. 1, comma 2-bis, D.Lgs n. 471/1997)
Dichiarazione annuale "inesatta" in quanto è omessa la presentazione del modello per la comunicazione dei dati frilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, laddove il contribuente non abbia provveduto alla presentazione del modello anche a seguito di specifico invito da parte dell'Ufficio 2.065 euro max (Art. 8 comma 1, primo periodo, Art. 1, comma 2-bis, D.Lgs n. 471/1997)
Dichiarazione annuale "inesatta" in quanto è omessa o incompleta l'indicazione delle specie e degli altri componenti negative deducibili, derivanti da operazioni intercorse con imprese domiciliate fiscalmente in Stati o territori non appartementi all'unione Europea aventi regimi fiscali orivileggiati 10% dellimporto relativo delle spese e dei componenti negativi non indicati nella dichiarazione dei redditi, con un minimo di 500 euro ed un massimo di € 50.000 euro (Art. 8, comma 3-bis D.Lgs n. 471/1997)
Se la violazione di infedele dichiarazione riguarda redditi prodotti all'estero , le sanzioni sono aumentate di un terzo con riferimento alle imposte o alle maggiori imposte relative a tali redditi. La sanzione è raddoppiata qualora l'infedeltà derivi dall'omessa indicazione di investimenti ed altre attività di natura finanziaria detenute negli Stati o nei territori a regime fiscale privilegiato (art. 12, comma 2, del D.L. n. 78/2009, convertito dalla legge n. 102/2009).
 
Omesso o tardivo versamento di imposte
 
FATTISPECIE SANZIONE
Omesso o tardivo versamento delle imposte 30% del tributo non versato o versato in ritardo (Art. 13, comma 1, primo periodo, D.Lgs n. 471/1997)
Tardivo versamento di imposte entro 15 giorni della scadenza 1/15 per ciascun giorno di ritardo (Art. 13, comma 1, secondo periodo, D.Lgs n. 471/1997)
Tardivo versamento di imposte entro 15 giorni della scadenza, avvalendosi del ravvedimento operoso 1/10 di 1/15 per ciascun giorno di ritardo (Art. 13, comma 1, secondo periodo, D.Lgs n. 471/1997 - Art. 13, comma 1, lettera a), D.Lgs n. 472/1997)
Tardivo versamento di imposte tra il 16 ed il 30° giorno dalla s cadenza, avvalendosi del ravvedimento operoso 3% del tributo versagto in ritardo (Art. 13, comma 1, secondo periodo, D.Lgs n. 471/1997 - Art. 13, comma 1, lettera a), D.Lgs n. 472/1997)
Tardivo versamento di imposte oltre il 30° giorno della scadenza ma entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, avvalendosi del ravvedimento operoso. 3,75% del tributo versato in ritardo (Art. 13, comma 1, secondo periodo, D.Lgs n. 471/1997 - Art. 13, comma 1, lettera a), D.Lgs n. 472/1997)
Utilizzo in compensazione di crediti inesistenti Dal 100% al 200% della misura dei crediti stessi (la sanzione è del 200% se i crediti compensati superano l'importo di 50.000 euro per ciascun anno solare) (Art. 27, comma 18, D.L. 185 del 2008)
 
Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 27 giugno 2014
 
Nuove aliquote per la tassazione dei redditi di natura finanziaria In una circolare i chiarimenti delle Entrate   
 
Con la circolare n. 19/E di oggi, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sulle misure previste dagli articoli 3 e 4 del Dl n. 66 del 2014, che ha modificato l’aliquota di tassazione dei redditi di natura finanziaria, a partire dal 1° luglio 2014.  Il documento di prassi affronta gli effetti della nuova disciplina in tutti gli ambiti di applicazione fornendo istruzioni ed esempi.   
Conti correnti, depositi bancari e postali, obbligazioni - L’aliquota di tassazione passa dal 20% al 26% sugli interessi e altri proventi di conti correnti, depositi bancari e postali, maturati dal 1° luglio 2014. La nuova misura è valida anche per i redditi derivanti da obbligazioni, titoli simili e cambiali finanziarie previste dall’articolo 26 del Dpr n. 600 del 1973 e sugli interessi, premi e altri proventi derivanti dalle obbligazioni, indicate nell’articolo 2, comma 1 del Dlgs n. 239 del 1996, maturati a partire dal 1° luglio 2014, indipendentemente dalla data di emissione dei titoli.  
Redditi finanziari - Inoltre, dal 1° luglio 2014, l’aliquota di tassazione passa al 26% anche per i redditi diversi di natura finanziaria, con esclusione delle plusvalenze relative a partecipazioni qualificate indicate dalla lettera c) dell’articolo 67 del Tuir. Al fine di evitare che l’aumento dell’aliquota incida sui redditi maturati antecedentemente al 1° luglio 2014, è prevista la possibilità di affrancare il costo o il valore di acquisto delle attività finanziarie possedute al 30 giugno 2014, con il versamento di un’imposta sostitutiva del 20% sulle plusvalenze latenti.  
Le deroghe - Rimane confermata l’aliquota del 12,5% per i titoli pubblici italiani (come titoli del debito pubblico, Boc, Bor, Bop, buoni fruttiferi postali emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti) e titoli equiparati, emessi da organismi internazionali, nonché per le obbligazioni emesse da Stati esteri white list e da loro enti territoriali. Per questi ultimi, l’aliquota di tassazione passa dal 20% al 12,5%, con riferimento agli interessi e ad altri proventi maturati a partire dal 1° luglio 2014 e alle plusvalenze derivanti dalla loro cessione o rimborso realizzate dalla stessa data.  
Via la ritenuta su redditi da investimenti e attività estere - Il documento di prassi si sofferma sull’abrogazione della ritenuta del 20%, prevista dal Dl n. 66 del 2014 , che esplica effetti ai fini dell’esonero dall’obbligo di compilazione del quadro RW da parte dei contribuenti e di segnalazione da parte degli intermediari.
Comunicato stampa Agenzia delle Entrate del 26 giugno 2014
 
Cinque per mille 2014, promemoria per gli iscritti
Dichiarazione sostitutiva entro fine mese
 
 
Entro il prossimo 30 giugno gli enti del volontariato possono inviare, senza l’applicazione di sanzioni, la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che attesta la presenza dei requisiti che danno diritto all’iscrizione. La scadenza è fissata dall’ultima Legge di Stabilità, che ha confermato i termini già stabiliti con il Dpcm del 23 aprile 2010.   
Istruzioni per inviare la dichiarazione - I legali rappresentanti degli enti iscritti in elenco devono spedire la dichiarazione, con raccomandata a/r, alla Direzione regionale delle Entrate in cui si trova il domicilio fiscale dell’ente.  In alternativa, la dichiarazione sostitutiva può essere inviata dagli interessati con la propria casella di posta elettronica certificata alla casella Pec delle Direzioni regionali, riportando nell’oggetto “dichiarazione sostitutiva 5 per mille 2014” e allegando copia del modello di dichiarazione e del documento d’identità.  Ricordiamo che la dichiarazione da presentare deve essere conforme al modello disponibile sul sito dell’Agenzia, www.agenziaentrate.it .    
Occhio al calendario anche per le associazioni sportive
-  Anche le associazioni sportive dilettantistiche iscritte in elenco devono inviare la dichiarazione sostitutiva, sempre entro il 30 giugno 2014 e con raccomandata a/r, all’Ufficio del Coni nel cui ambito territoriale ha sede legale l’associazione.   
Gli enti del volontariato e le associazioni sportive  che non rispettano questa scadenza hanno tempo fino al 30 settembre 2014 per inviare la dichiarazione sostitutiva, versando una sanzione di importo pari a 258 euro tramite il modello F24 con codice tributo 8115.
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