Le perdite pregresse, non ancora utilizzate, possono essere scomputate dal maggior imponibile accertato solo a seguito di presentazione di apposito modello - denonimato IPEA - da parte del contribuente. L'istanza che può essere utilizzata anche nel caso di accertamento con adesione, va inviata a mezzo PEC all’Ufficio competente.
Si precisa che per perdite pregresse devono intendersi le perdite maturate anteriormente al periodo di imposta oggetto di rettifica e ancora utilizzabili alla data di chiusura dello stesso.
 
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La riforma del diritto di famiglia introdotta nell'ordinamento italiano con la legge n. 151 del 19 maggio 1975 ha profondamente innovato l'istituzione sociale della famiglia, sia per quanto concerne il profilo soggettivo dei familiari che sul piano patrimoniale.
In primis, è stato riconosciuto alla donna un ruolo paritetico rispetto all'uomo: infatti il nuovo testo dell'art. 143 del Codice Civile - così come modificato dall'art. 24 della citata l. 151/1975 - dal titolo "Diritti e doveri reciproci dei coniugi", stabilisce che "con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia".

Con la Risoluzione n. 60/E del 28 giugno 2010 avente ad oggetto la registrazione dell’accordo di riduzione del canone di locazione, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito gli adempimenti fiscali ed amministrativi da porre in essere nell'ipotesi di diminuzione del canone di locazione di un contratto, sia abitativo che commerciale, in corso.
Per l'intesa consensuale intervenuta tra il locatore ed il conduttore per la diminuzione del canone di affitto dell'iniziale contratto non sussiste l'obbligo, ai fini dell'imposta di registro, di comunicare tale modifica all'Amministrazione finanziaria. Si precisa però, che il patto di riduzione dell'affitto può comportare una diminuzione della base imponibile ai fini dell'imposta di registro, delle imposte sui redditi e dell'Iva, e conseguentemente, il pagamento di una minore imposta. A tal fine va attribuita data certa all'accordo e la registrazione è senza dubbio lo strumento più appropriato per attribuire la certezza della data ad un atto di fronte ai terzi (art. 2704 c.c.). Dal 13 settembre 2014, ai sensi e per gli effetti dell'art. 19 del decreto legge n. 133 (Sblocca Italia), la registrazione volontaria dell'accordo avente ad oggetto esclusivamente la diminuzione del canone di affitto non scaduto, è esente dalle imposte di registro (67,00) e di bollo (16,00).
 
Fac simile del testo dell'accordo - Con la seguente scrittura privata, valida a tutti gli effetti di legge, le parti:

Imposte sui redditi ed IVA: termini di decadenza per l’accertamento
 

Periodo d’imposta

Anno dichiarazione

Decadenza accertamento

Decadenza se omessa dichiarazione

2007

2008

31/12/2012

31/12/2013

2008

2009

31/12/2013

31/12/2014

2009

2010

31/12/2014

31/12/2015

2010

2011

31/12/2015

31/12/2016

2011

2012

31/12/2016

31/12/2017

2012

2013

31/12/2017

31/12/2018

 
Per le imposte dirette si prende a riferimento l'articolo 43 del Dpr n. 600/1973, così come modificato dal Dlgs n. 241/1997, secondo il quale gli avvisi di accertamento devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi.
In caso di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla, gli avvis di accertamento devono essere notificati entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

 
Gli avvisi relativi alle rettifiche e agli accertamenti IVA devono essere invece notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione (art. 57, DPR 633/72).
Dal 16 gennaio le imprese e i professionisti possono cominciare a compensare il credito annuale Iva dell'anno precedete per pagare imposte e contributi nel modello F24. Vanno però tenuti da conto i vincoli previsti dalla normativa.
L’art. 31, comma 1, del decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010, ha introdotto, a decorrere dal 01 gennaio 2011, un divieto di compensazione, ai sensi dell’art. 17, comma 1 del d.lgs. n. 241 del 1997, dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a 1.500 euro, e per i quali è scaduto il termine di pagamento, prevedendo una specifica sanzione in caso di violazione del divieto.
Oltre a ciò si ricordano le restrittive regole introdotte già dal 2010 con il D.L. n. 78/09.
In pratica gli utilizzi del credito Iva emergente dalla dichiarazione annuale per importi superiori ad euro 5.000, possono essere eseguiti solo a decorrere dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione da cui esso emerge (per utilizzi in compensazione superiori alla soglia di 15.000 euro, invece, è necessaria anche l’apposizione del visto di conformità).
Si ricorda che tali vincoli temporali interessano solo le compensazioni “orizzontali” (quelle effettuate con altri tributi diversi dall’Iva o contributi) mentre non interessano mai le compensazioni verticali, cioè quelle “Iva da Iva”, anche se superano le soglie dei 5.000 o 15.000 euro.
In sintesi le regole da applicare sono:
Compensazione libera per i crediti Iva non superiori a 5.000 euro.

La rapida successione delle modifiche apportate alla data di presentazione della dichiarazione annuale IVA e dell’abrogazione dell’invio della comunicazione annuale dati IVA potrebbe aver generato dei dubbi sui corretti termini di invio della dichiarazione IVA relativo al periodo di imposta 2015. Diciamo subito che nulla è cambiato rispetto all’anno scorso e che per le novità c’è ancora tempo !

Ma procediamo con ordine. La Legge di Stabilità del 2015 (Legge n.190/2014) aveva apportato importanti modifiche  alla dichiarazione IVA prevedendo già dal 2016 l’abrogazione della comunicazione annuale dati IVA e la presentazione della dichiarazione IVA - solo in forma autonoma -  senza possibilità di inclusione del modello nella dichiarazione Unica – da effettuare entro il 29 febbraio 2016. Correlativamente saltava la possibilità di pagare il saldo IVA entro il termine di versamento delle imposte dovute in base alla dichiarazione unificata.
In modo del tutto inaspettato la Legge di conversione del Decreto Milleproroghe (Legge 11/2015 in G.U. n. 49/2015), prorogava i nuovi adempimenti IVA di un ulteriore anno e quindi le novità IVA previste dalla Legge n. 190/2014 slittavano all’anno 2017.

 

Per quest’anno i termini IVA non subiscono variazioni e quindi:

Le spese per attività sportive, come quelle relative all’iscrizione annuale e l’abbonamento, sostenute per i ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni, corrisposte ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture e impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica, danno diritto ad una detrazione del 19%.
L’importo da considerare non può essere superiore per ciascun ragazzo a 210,00 euro.

La detrazione può essere ripartita tra gli aventi diritto (ad esempio i genitori). In questo caso sul documento di spesa va indicata la quota detratta da ognuno di essi. La spesa complessiva non può comunque superare 210 euro per ciascun ragazzo.
Per fruire della detrazione il contribuente deve acquisire e conservare il bollettino bancario o postale, o la fattura, ricevuta o quietanza di pagamento da cui risulti:

La Legge di Stabilità 2015 (L. n. 190/2014) ha introdotto un’importante novità in ambito fiscale per i contribuenti persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni: si tratta del cosiddetto Regime forfettario.
Secondo l’intenzione del Legislatore, tale Regime forfettario andava a sostituire i regimi fiscali agevolati finora presenti nella normativa vigente. La Legge di Stabilità 2015 abrogava infatti sia il regime dei c.d. “Contribuenti minimi” sia il c.d. “Forfettino”. Con il Decreto Milleproroghe (D.L. 192/2014 coordinato con la Legge di conversione n. 11/2015), però, è arrivata la proroga per i contribuenti minimi (imposta sostitutiva al 5%) per tutto il 2015, creando così una situazione di “doppio binario” per le nuove attività.

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