Le reti di imprese sono costituite dall’insieme delle imprese che aderiscono a un “contratto di rete”, sia per originaria sottoscrizione, sia per adesione successiva.

Il “contratto di rete” è stato originariamente introdotto nell’ordinamento per effetto dei commi 4-ter e 4-quater dell’articolo 3 del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 9 aprile 2009, n. 33. Successivamente, l’articolo 42 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha apportato significative novità alla disciplina civilistica dell’istituto, sostituendo i commi 4-ter e 4-quater dell’articolo 3 del d.l. n. 5 del 2009, e ha contemporaneamente istituito un’agevolazione fiscale in favore delle imprese aderenti a un contratto di rete, subordinandone l’efficacia all’autorizzazione della Commissione europea.

La Commissione europea, con decisione C(2010)8939 def. del 26 gennaio 2011 ha ritenuto che la misura fiscale in esame non costituisca aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

La norma agevolativa ha per obiettivo il completamento del programma comune di rete previsto nel contratto e a tal fine istituisce un regime di sospensione di imposta sugli utili d’esercizio accantonati ad apposita riserva e destinati, fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, al fondo patrimoniale per la realizzazione degli investimenti previsti dal programma stesso, che abbia ottenuto la preventiva asseverazione da parte degli organismi abilitati.
Il regime di sospensione d’imposta cessa nell’esercizio in cui la riserva è utilizzata per scopi diversi dalla copertura di perdite, salvo il verificarsi di eventi interruttivi della sospensione.
L'importo che non concorre alla formazione del reddito d’impresa non può, comunque, superare il limite di euro 1.000.000.

CONTRATTO DI RETE
Il comma 4-ter dell’articolo 3 del decreto-legge n. 5 del 2009 stabilisce che «Con il contratto di rete più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato» (primo periodo).

Elemento essenziale del “contratto di rete” è il «programma comune di rete», sulla base del quale gli imprenditori «si obbligano … a collaborare in forme e ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale commerciale tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa».
Il contratto di rete, inoltre, «può anche prevedere l’istituzione di un fondo patrimoniale comune e la nomina di un organo comune incaricato di gestire, in nome e per conto dei partecipanti, l’esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso» (secondo periodo).

Sebbene l’istituzione del fondo patrimoniale comune e la nomina dell’organo comune non costituiscano elementi essenziali ai fini della validità di un contratto di rete, per quanto si dirà nel seguito deve ritenersi che solo le imprese aderenti a contratti di rete che prevedano l’istituzione del fondo patrimoniale comune possono accedere all’agevolazione fiscale.

A completamento delle indicazioni di principio, il comma 4-ter stabilisce, alle lettere da a) a f), il contenuto puntuale del contratto di rete. In particolare, in base alla lettera c) il contratto di rete deve indicare «la definizione di un programma di rete, che contenga l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante, le modalità di realizzazione dello scopo comune e, qualora sia prevista l’istituzione di un fondo patrimoniale comune, la misura e i criteri di valutazione dei conferimenti iniziali e degli eventuali contributi successivi che ciascun partecipante si obbliga a versare al fondo nonché le regole di gestione del fondo medesimo». La medesima lettera c) precisa altresì che «se consentito dal programma, l’esecuzione del conferimento può avvenire anche mediante apporto di un patrimonio destinato costituito ai sensi dell’articolo 2447-bis, primo comma, lettera a), del codice civile …».
L'asseverazione del Programma è l'atto conclusivo del procedimento mediante il quale gli Organismi di asseverazione attestano il possesso dei requisiti da parte delle imprese aderenti alla rete per fruire dei benefici fiscali. Essa comporta la verifica preventiva della sussistenza degli elementi propri del contratto di rete e dei relativi requisiti di partecipazione in capo alle imprese che lo hanno sottoscritto.

Gli Organismi di asseverazione sono quindi organismi di diritto privato espressione dell'associazionismo imprenditoriale abilitati alla valutazione ed al rilascio dell'asseverazione del "programma di rete". Essi comunicano all'Agenzia delle Entrate il possesso dei requisiti attraverso un modello denominato «Comunicazione relativa al possesso dei requisiti per il rilascio dell’asseverazione del programma di rete» (per scaricare il modello in formato pdf cliccare qui).

L'individuazione dei requisiti degli Organismi di asseverazione è avvenuta tramite il Decreto del Ministero dell'Economia e Finanze del 25 febbraio 2011 (per scaricare il Decreto in formato pdf cliccare qui).
Tusciafisco.it pubblica il Comunicato stampa congiunto Unioncamere - RetImpresa - Fondazione Bruno Visentini del 6 giugno 2012:

«Oggetto: RETI D'IMPRESA. La Fondazione Bruno Visentini presenta i risultati della ricerca “Contratti di rete: un’analisi comparativa
Il Laboratorio sulle Reti d’impresa della Fondazione Bruno Visentini, diretto dal prof. Fabrizio Cafaggi, ha presentato oggi presso e in collaborazione con Confindustria Pescara, i risultati della ricerca “Contratti di rete: un’analisi comparativa”, promossa da RetImpresa-Confindustria e Unioncamere.
Sono intervenuti nei lavori – aperti da i Enrico Marramiero (Presidente di Confindustria Pescara) con le conclusioni di Alessandro Addari (Presidente dei Giovani Imprenditori della Provincia)- Alessandro Laterza (Presidente Fondazione Bruno Visentini), Aldo Bonomi (VicePresidente Confindustria per le Reti d’Impresa), Daniele Becci (Presidente CCIAA di Pescara), Fabrizio Cafaggi (Università di Trento e European University Institute) e Gian Domenico Mosco (LUISS Guido Carli e Fondazione Bruno Visentini).
Finalità
La ricerca – la prima di questo genere condotta in Italia – ha analizzato le prime pratiche di contratto di rete attraverso la lente dei primi 214 contratti iscritti al registro tra il 2010 e il 2011: un panorama ricchissimo di esperienze, il cui esame consente di ripercorrere alcuni degli interrogativi affrontati dagli operatori: perché fare rete, per realizzare che cosa, come? La presentazione di questi risultati della ricerca offre l’opportunità di discutere circa le potenzialità di sviluppo dei modelli di rete di imprese quali strumenti di collaborazione e di governo delle filiere d’impresa stesse, volti ad accrescere le loro capacità competitive e innovative sui mercati, sia locali che globali. 
Risultati
La ricerca mostra che l’intervento normativo ha risposto ad una domanda reale di strumenti per la collaborazione tra imprese. Le reti costituite si dividono in due macro gruppi: reti orizzontali e reti verticali. Il contratto di rete si aggiunge e non sostituisce gli strumenti esistenti. Costituisce uno strumento che mette al centro il progetto di cooperazione imprenditoriale. Consente di raggiungere obiettivi che le imprese singolarmente non sarebbero in grado di perseguire o potrebbero farlo a costi molto più elevati. Il contratto di rete viene usato dalle imprese per accedere a nuovi mercati, specialmente internazionali, per offrire servizi alle imprese, per svolgere attività di ricerca, per governare in modo più efficace alcuni segmenti della filiera. Opera nella manifattura, in agricoltura, nei servizi. E’ diffuso sul territorio nazionale con una prevalenza nelle regioni del centro-nord ed alcune rilevanti picchi in qualche regione meridionale. Rare ancora le reti transeuropee. Le reti costituite comprendono società di capitali, in prevalenza srl, mentre è ancora limitata la presenza di micro-imprese costituite con società di persone e ditte individuali. Presenta architetture differenziate: dalla rete bilaterale a reti estese comprensive di un numero elevato di imprese. Talvolta viene impiegato per costituire reti tra reti. Spesso formalizza rapporti pre-esistenti
caratterizzati dalla frammentazione, dando luogo a collaborazioni più stabili e durature. I progetti hanno una durata media superiore ai cinque anni. Sia l’opzione per la costituzione dell’organo comune che quella per l’istituzione del fondo comune vengono sistematicamente esercitate. La governance riflette esigenze diverse. Nella maggior parte il potere decisionale è condiviso ma in una minoranza di casi viene attribuito ad una sola impresa. La patrimonializzazione della rete è relativamente ridotta, anche se in taluni casi il finanziamento è consistente. Uno strumento che rivela grandi potenzialità nella proiezione dalla attuale fase di ‘sperimentazione organizzativa’ a quella prossima di consolidamento e stabilizzazione con il prevedibile aumento di reti di ampia dimensione e di reti di reti.
Le ulteriori fasi della ricerca “Contratti di rete: un’analisi comparativa” e i risultati complessivi verranno presentati a Roma, il 10 ottobre, presso la LUISS Guido Carli, in un convegno a cui sono invitati tutti i principali interlocutori istituzionali, economici, imprenditoriali e sociali in materia di reti.
Organismo autonomo e unico nel suo genere per i soggetti compositi che vi cooperano, la Fondazione Bruno Visentini è impegnata nella ricerca giuridico economica su temi di interesse generale per il Paese, in un’ottica europea; ed affonda le sue radici nel modello di impegno civile e culturale che è stato riferimento costante di tutta l’opera di Bruno Visentini».
 
Per informazioni e richieste consulenza scrivere a      Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.   
Reti di imprese e quadro RS Unico Società di Capitali 2012. Incentivo fiscale - art. 42, c. 2-quater e ss., del decreto legge del 31 maggio 2010 n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 (Reti di imprese).

L’articolo 42 del decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010 prevede un regime di sospensione d’imposta, ai fini delle imposte sui redditi, relativamente ad una quota degli utili dell’esercizio accantonati ad apposita riserva e destinati alla realizzazione, entro l’esercizio successivo, di investimenti previsti dal programma comune di un contratto di rete.
In particolare il comma 2-quater del citato articolo stabilisce che, fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, una quota degli utili dell’esercizio destinati dalle imprese che sottoscrivono o aderiscono a un contratto di rete, ai sensi dell’articolo 3, commi 4-ter e seguenti, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e successive modificazioni, al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare per realizzare entro l’esercizio successivo gli investimenti previsti dal programma comune di rete, preventivamente asseverato da organismi espressione dell’associazionismo imprenditoriale muniti dei requisiti previsti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, del 25 febbraio 2011, ovvero, in via sussidiaria, da organismi pubblici individuati con il medesimo decreto, se accantonati ad apposita riserva, concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio in cui la riserva è utilizzata per scopi diversi dalla copertura di perdite di esercizio ovvero in cui viene meno l’adesione al contratto di rete. Ai sensi del successivo comma 2-quinquies l’agevolazione, di cui al comma 2-quater, può essere fruita esclusivamente in sede di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta relativo all’esercizio cui si riferiscono gli utili destinati al fondo patrimoniale comune o al patrimonio destinato all’affare. I criteri e le modalità di attuazione dell’agevolazione di cui al comma 2-quater sono definiti da un apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate (vedasi il punto 4 del provvedimento del 14 aprile 2011).
La presente Sezione va pertanto compilata al fine di determinare la quota di utili destinata alla realizzazione degli investimenti previsti dal programma comune di rete da portare in deduzione dal reddito d’impresa.

A tal fine nel rigo RS105, colonna 1, va indicata la quota di utili destinati al fondo patrimoniale o al patrimonio destinato all’affare relativi al periodo d’imposta di cui alla presente dichiarazione. Nella colonna 2 va indicata la quota di utili agevolabili di cui a colonna 1 che deve essere riportata nell’apposito rigo del quadro RF di determinazione del reddito di impresa o del quadro RT di determinazione del reddito in regime di “tonnage tax”, tenendo conto dei limiti di stanziamento di cui al citato comma 2-quinquies.
La pratica di deposito del bilancio al 31/12/2013 deve contenere i seguenti elementi:
1. il prospetto contabile (stato patrimoniale e conto economico) codificato esclusivamente in formato XBRL sulla base della vigente tassonomia; la nota integrativa, che non potendo essere ancora resa nel formato XBRL sarà invece prodotta in formato PDF/A;
2. il verbale di approvazione del bilancio, in formato PDF/A;
3. tutti gli altri eventuali documenti che accompagnano il bilancio, come ad esempio la relazione sulla gestione, la relazione del collegio sindacale, il giudizio del revisore contabile. Tali documenti dovranno essere allegati alla pratica esclusivamente in formato PDF/A.

Il file XBRL, tranne i casi di esonero espressamente previsti dalla vigente normativa, non potrà mai essere omesso.
Il prospetto contabile in formato PDF/A dovrà essere allegato alla pratica di deposito bilancio, in aggiunta al file in formato XBRL, solo nell'ipotesi in cui la vigente tassonomia non sia giudicata compatibile per la particolare situazione aziendale con i principi di chiarezza, correttezza e verità di cui all'articolo 2423 C.C., in questo caso dovranno essere indicate le motivazioni del doppio deposito nella nota integrativa.
Tutti i file che fanno parte della pratica di deposito bilancio devono essere firmati digitalmente. Possono firmare la pratica di deposito bilancio gli Amministratori della Società od i Legali Rappresentanti o i Professionisti incaricati dalla Società (Commercialisti ed Esperti Contabili iscritti all'ordine, secondo quanto previsto dall'articolo 2 c. 54 della Legge n. 350/2003). La Distinta Fedra dovrà essere sottoscritta digitalmente anche dall'Intermediario, nel caso in cui l'Amministratore, il legale Rappresentante o il Professionista Incaricato abbia eletto domicilio speciale presso di esso per tutti gli atti e le comunicazioni inerenti il procedimento e per l'esecuzione di eventuali rettifiche di errori formali richiesti dall'Ente Camerale.
Nel caso venga trasmesso da un Libero Professionista appositamente incaricato nel campo NOTE dovrà essere riportata la dichiarazione attestante la iscrizione all'albo professionale ai sensi dell'articolo 2 comma 54 Legge 350/2003 e oltre alla distinta fedra tutti gli allegati dovranno essere firmati dal Professionista incaricato.
La modulistica da utilizzare per la presentazione del Bilancio (con o senza l'allegato elenco soci necessita sempre del modello B con eventuale Mod. S (nel caso di presentazione di elenco soci) e non può essere trasmesso utilizzando la procedura della Comunicazione Unica . Tale principio vale anche per l'eventuale deposito di Elenchi Soci inviati separatamente a correzione dell'elenco depositato con un bilancio presentato precedentemente.
Lo staff di tusciafisco.it segnala la pubblicazione del documento «CAMBIA ITALIA - Come fare le riforme e tornare a crescere» (download .pdf), pubblicato da Confindustria.
Esso racchiude i risultati del Convegno Biennale del 16-17 marzo 2012.

Abstract:
«La crescita economica è cambiamento. Un cambiamento che è insieme quantitativo e qualitativo. Le due dimensioni, quella della quantità e quella della qualità, si combinano variamente nel tempo e si influenzano vicendevolmente. Non è mai soltanto, né principalmente, una questione di aumento di volume. Per comprendere la vera natura della crescita e le reciproche interrelazioni tra quantità e qualità basti pensare a come funzionano, intrecciandosi continuamente, le forze della demografia e dell’innovazione, cioè i due grandi motori che spostano in avanti la potenza e le condizioni di benessere (non solo economico) di un paese.
Entrambi agiscono sulla domanda e sull’offerta: la demografia determina, gradualmente ma inesorabilmente, stazza e composizione dei mercati di sbocco e le caratteristiche del capitale umano; l’innovazione introduce, caleidoscopicamente e con salti, nuovi beni di consumo che mutano gli stili di vita fino a rivoluzionarli e nuovi processi e macchinari e forme organizzative che accrescono la produttività dei fattori impiegati».

Indice:
L’Italia alla sfida del cambiamento: le lezioni per le riforme e i benefici di un cammino appena iniziato
1.L’Italia al bivio: declino o rilancio
2.Come riformare l'Italia: le condizioni politiche e istituzionali della crescita
3.La competitività dell’Italia nel contesto globale
4.Cinque segreti dell’arte di fare e far funzionare le riforme
5.Germania: il miracolo economico nell’era globale
6.Svezia: il cambio di marcia con le riforme
7.Polonia: dalla transizione allo sviluppo tenendo dritta la barra delle riforme
8.Europa dell’Est: lezioni per uscire con slancio dalla crisi
9.Brasile: grandi progressi, ma un’agenda da completare
10.Cile: attori politici differenti nel segno della continuità riformista
Bibliografia
Decreto del 24 dicembre 2012 - Min. Economia e Finanze (download .pdf)
Contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva sulla base dei quali può essere fondata la determinazione sintetica del reddito

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 2013
  • Preambolo
  • Art. 1 - Elementi di spesa indicativi di capacita' contributiva e contenuto induttivo
  • Art. 2 - Spese per beni e servizi
  • Art. 3 - Utilizzo dei dati relativi agli elementi indicativi di capacita' contributiva ai fini della determinazione sintetica del reddito complessivo accertabile
  • Art. 4 - Spese attribuite al contribuente in sede di determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche e prova contraria
  • Art. 5 - Efficacia
  • Allegato 1 - Kw medi delle tipologie di nuclei familiari, relativi ai mezzi di trasporto
  • Tabella A - Contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva
  • Tabella B - Tipologie di nuclei familiari e relative aree territoriali di appartenenza

N. 119 - La grande distribuzione organizzata e l’industria alimentare in Italia (download .pdf)

Eliana Viviano (coordinatore), Luciana Aimone Gigio, Emanuela Ciapanna, Daniele Coin, Fabrizio Colonna, Federica Lagna, Raffaele Santioni, Marzo 2012

In questo lavoro, articolato su più capitoli, si analizza in primo luogo l'evoluzione dell'industria alimentare e del settore commerciale al dettaglio nel corso del passato decennio (capitoli 1 e 2). Nel capitolo 3 si descrivono le caratteristiche dei principali gruppi distributivi in Italia e delle centrali d'acquisto; nel quarto si analizza l'evoluzione a livello locale della grande distribuzione organizzata e si propongono alcune misure di concentrazione del settore distributivo. Nel capitolo 5 si riassumono i tratti salienti della legislazione nazionale e locale del commercio al dettaglio e si propone un indice di liberalizzazione per le regioni italiane. Il capitolo 6 si sofferma sulle interazioni strategiche tra la grande distribuzione e l'industria alimentare, descrivendo brevemente anche alcuni possibili riflessi sulla struttura produttiva e sui prezzi al consumo. L'ultimo capitolo esplora due ulteriori aspetti specifici: l'ampiezza della gamma e la rigidità dei prezzi, anche in relazione all'evoluzione del grado di concentrazione della grande distribuzione.

Fonte: sito web Banca d'Italia

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